Ovviamente, c’è l’inverno, e io che leggo classici cinesi e il freddo che pervade l’aria, l’acqua, come il rimorso per le specie che abbiamo fatto estinguere. Grandi rinoceronti lanosi, il megaterio che si gira e guarda e perdona prima di entrare nella cera, nel diorama al museo. Come lui mi è rimasto così poco da dire: timbro basso, unica nota dell’oboe, un lamento che parte dal principio. Penso a come sarebbe potersi chiudere nell’armadio, aspettare che tutto passi mangiandosi le unghie. Poi mi chiedo cosa dovrebbe passare, in questa processione di vagoni piombati che portano generazioni cicliche ai forni. C’è una sorpresa noiosa, un colpo di scena da b-movie: cade la maschera della patologia, e sotto la faccia è identica.