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Sergey Galanter art

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A&J
Sergey Galanter art
Esistono anime che saranno legate per sempre. Potranno non vedersi per giorni o per anni, scegliere di non parlarsi, di allontanarsi per troppo amore o per troppo dolore. Ma basterà un pensiero, un solo sguardo, un silenzio coperto di sogni, e i loro occhi faranno l’amore per notti e infiniti universi. E le loro mani disegneranno strade, sentieri, mete, destinazioni, tra la carne e i respiri, tra le dita e i pensieri. Esistono destini che non ubbidiranno mai alla volontà dei giorni. Scelgono il rispetto. Vivono nell’amore. Come cielo e mare. Eternamente. (N.D.B.)
A&J
Sergey Galanter art
08/100 loVe letters
Solo chi veglia ha la certezza della notte. In questo ultimo quarto di luna, nell’oscurità della mia, solo e sempre Te, e quella tua pelle d’ambra baltica che urla nuda nei coni d’ombra della mia mente. Nell’esistenza che conduciamo, mi chiedo se sia mai possibile un paradiso fatto di una qualche intimità con l’inferno. Quando il buio ti allontana e non posso averti, evoco sempre i tuoi occhi, la tua voce, il tuo culo, creo un incantamento, un sabba di pensieri per riportare in me la tua presenza, quell’intelligenza furiosa della tua femminilità, quel disvelamento del tuo essere donna totale che fa ergere ogni mio pensiero e carne. Tutte le stelle sono qui stanotte, nella grammatica struggente delle tue carezze, nell’assedio feroce dei tuoi occhi di valanga, nella mia voglia di leccarti tutto il corpo e riposare poi all’ombra del tuo orgasmo più stremato, in questo universo che sei Tu e che mai si riduce. Nel momento in cui ti sei tolta le mutande hai fatto il vuoto tra me e la morte. Quella stessa morte che la tua bocca ogni volta ruba dal mio sesso assieme a tutto il mio disordine, con quella tua lingua che vive ormai con la mia nella pratica di un abisso comune, un’imboscata di baci e saliva dove i nostri occhi ci pèrdono e si ritrovano, si pèrdono e ci ritrovano al di là di ogni cosa mentre le nostre labbra si nutrono gioiose col bisogno di fare a meno delle parole. Ogni volta vorrei dire tutto. Ma evocare la totalità di un amore così non è cosa facile da spiegare compiutamente; non esistono parole degne di Te e della tua bellezza, sei un assedio di luce che potrei ritrarti come un diamante che ha preso possesso di ogni me in un istante. Ogni giorno che passa sei un pieno che si fa sempre più vuoto intollerabile, e la bellezza senza fondo del tuo tutto me lo insegna ogni volta che non ti ho qui con me. Ormai solo il vangelo della tua fica mi mette sugli attenti, quella tua fessura d’argento vivo per cui mi batte forte il cuore, vinto come sono fino al parossismo da quell’incredibile turgore che t’appartiene, apoteosi di tutto il femmineo e di ogni consistenza carnale. Non c'è notte che non santifichi l'ardore del tuo essere assoluta, amarti è un sanguinamento feroce e indefesso che mi strazia di desiderio ogni volta che nel buio tocco i tuoi pensieri ancora caldi che mi hai appena lasciato. E subito mi ritrovo tra le gambe il sesso di ogni cosa, quello di una fiducia che si fa urgenza e sconfinamento tra me e te. Vorrei sentissi il suono che fa il mio sangue quando dico ti amo, per quanto fomenti ardori ai quattro angoli del mio corpo mentre ti profano la bocca fino all’ipossia, per liberare ogni tua parola d’amore infinito. Distesa nel tuo letto, vorrei ora tenerti tutta tra le mie mani e percorrere in lungo e in largo codeste cosce, scrivere poi interi capitoli con la lingua su codesto ventre materno e in quel tuo sorriso verticale ammantato di nero, fino a che non mi vieni in bocca, e riconoscerlo subito nel mio sapore. La mia notte avanza, ed io muoio ancora nell’empiricità di questa carne illetterata che niente e nessuno distoglie dalla natura primordiale del sangue che la riempie quando ti penso. Sognami, Amore mio, sottomesso al tuo tutto e padrone di ogni Te. E credimi sempre tuo
Ci mangiavamo. E la fame restava.
07/100 loVe letters
Nel buio di una notte più nuda della verità, in questo letto di aggettivi disfatti, abita ormai solo una realtà senza riparo, senza fedi, senza confini; Tu, che imprigioni tutte le mie notti, e quei miei sogni in piena luce che hanno il colore ambrato dei tuoi occhi e non mi lasciano più dormire. Era un giorno d’autunno quando ho deciso di amarti, e d’improvviso, da allora, mi si è riempita di sangue tutta la poesia. Al cospetto dei tuoi seni nudi, una foresta di brividi mi nasce ogni volta sulla pelle al mio continuo fissarti e smaniare alle porte spalancate della tua bocca, dove anche il cielo inciampa e fa cadere panieri di stelle sui nostri corpi nudi per quanta intimità abbacinante ci lega, una meraviglia sfibrante che fa deragliare ogni desiderio e voglia, un’esperienza d’indicibile bellezza che assedia e fa ardere ogni me partendo dal cuore. E di questo amore me ne sono assunto tutto il disastro, per quella voluttà amorosa nella protervia di quei tuoi occhi quando incontrano i miei, che fa impetrare ogni me al pensiero di seminarti negli interstizi del tuo corpo, dove affogo ogni mia verità fino a rendere eterno ogni nostro istante. Ogni giorno senza te è un giorno mancato, in cui la testa s’addormenta maledicendo la sorte che ci tiene sempre troppo lontani. E allora torno qui a reclamarti, in quella presenza che rende i nostri corpi al destino più imperfetto ma più vero, dove ci tuffiamo senza riserve in una carnalità di un’intensità senza pari, senza argini, libera, non programmabile, dove il soverchiare di ogni limite estremo, di ogni oscenità e ogni indicibile, da vita ad un amore assoluto, facinoroso, invadente, che ci fa venire copiosi su tutte le nostre parole radendo al suolo ogni stigma o censura. Un volersi maiuscolo che si porta dietro tutti i sensi e i sessi possibili, fino allo spasimo, senza sconti, quasi brutale. Una tempesta in cui ci si assolve da tutte le nostre tumescenze e impudenze, un’ostensione ingovernabile e continua di organi pulsanti, dove solo il tuo corpo trasforma e fissa la mia interpretazione del mondo nel suo aprirsi ingordo al mio volere, alla mia lingua, alle mie mani, al mio cazzo. Solo tu riesci a permeare ogni cosa d’amore e perversione fino a farne un varco senza ritorno. Per questo, ti supplico, fa’ di me il tuo straripare. E credimi sempre tuo.
A&J
06/100 loVe letters
Stanotte il cielo è quasi un opale, impallidisce mentre la mia s’infrange ancora davanti a quella tua pelle di panico stellare. Vorrei ora tutte le tue labbra aperte al mio cospetto, e la mia bocca a sterminare ogni parola nel calore della tua, nel lucore caldo del tuo sesso, quell’orchidea schiacciata tra due mondi che sogna un’esplosione bianca tutte le notti. Nel buio della mia stanza, me ne sto a morire in ogni tuo sorriso, in ogni tua parola, in ogni mia stilla di seme che non sappia redimermi da questa tua assenza. Voglio averti con me, dentro la storia del mio corpo, delle mie ragioni, senza dovermi costringere a confinare ogni volta la protervia del mio sangue in un bouquet di parole. E ti lecco con gli occhi, e ti guardo con la bocca mentre esalto fino al parossismo la tua unicità carnale e interiore, quella tua intelligenza che m’intenerisce e mi radica nella carne, che unicamente contiene una pietra d’inciampo, un tumulto d’innumerevoli propositi osceni e bellissimi, un’apocalisse di rapimenti caldamente consigliati, dove perdere sovranamente la ragione, per portare acqua solo al tuo sesso. Ormai ci sono solo notti in cui sento la necessità di uno squarcio nella polpa dei miei pensieri stanchi per fare spazio al desiderio sovrano di te. E subito qualsiasi orizzonte diventa tuo, e si fa piano di tumescenza immediato, spudorato, toccante, appassionato; mi basta solo che nei miei pensieri aleggi l’odore della tua fica, e tutto diventa un mulinare feroce di lingue e di mani di questi due corpi così indifferibili, e di tutte quelle nostre parole che dicono la bellezza oscena che ci lega. Un pensiero caldo, vischioso, persistente, che fa da bàlia alle mie voglie senza tregua, rendendo poi ogni mio nostro trovarsi un’eterna prima volta, un ricominciamento in cui ci sorprendiamo ancora e sempre a scoprire un’intesa, un’ala comune del desiderio più puro e più vero, un amore di una vastità tale da dover essere amplificata per quanto non basta più. Anche la luna stanotte mi parla di noi, nel suo primo quarto, a novanta gradi dal suo sole. Vieni da me, voglio che tu sia mia, e credimi sempre tuo.