Svegliarti e rimanere a letto per un altro po’ di tempo a guardarlo dormire accanto a te… questa è una delle cose a cui, se non presti molta attenzione, rischi di abituarti. Ma tu, per disgrazia o per fortuna, sei troppo attento perché questo accada. Non sei mai andato d’accordo con le abitudini. Ti danno un senso di falsa sicurezza, una certezza che la vita sembra non volerti mai concedere per troppo tempo. Ormai sai i rischi che corri ogni volta che ti abitui a qualcosa, perché troppe volte quel qualcosa ti è stato poi strappato dalle mani nella maniera più barbara, più brutale.
Ermal non è tuo. Questa è una realtà con cui pensavi di esser sceso a patti molto tempo fa, precisamente la prima volta che si è inginocchiato di fronte a te ed ha schiuso le labbra sul tuo membro, lanciandoti uno sguardo che ti ha messo il fuoco nelle vene. Te lo sei detto in quell’istante e te lo sei ripetuto più e più volte, come un mantra al ritmo delle tue spinte quando ti impossessavi del suo corpo. Non è tuo, appartiene a se stesso, e a quella categoria di cose nella tua vita che hai solo potuto sfiorare, ma mai assaporare fino in fondo. Ha il sapore dell’arrivare secondo, di correre sott’acqua, di una lacrima che non riesce a scendere lungo la guancia. È sfuggente e allo stesso tempo ti avvolge totalmente nel suo universo nel momento stesso in cui entri nella sua orbita. Per quelle ore che passa con te, per lui non esiste nessun altro. Almeno finché non vi salutate. Ti dici che ti basta. Forse ti basta davvero. Forse no. Cosa significa bastare, in fondo?
Allunghi una mano verso il suo volto, scostando delicatamente un ricciolo dalla sua fronte e passando poi l’indice sulla curva del suo naso, quasi a volerlo disegnare, a volergli imprimere qualcosa di tuo. Lui fa un piccolo sorriso, prima di aprire gli occhi e guardarti con quell’aria canzonatoria di chi sa benissimo di averti in pugno.
“Sapevo che non stavi dormendo sul serio” gli dici con la tua voce roca, resa ancora più bassa dal brivido di desiderio che ti attraversa.
“Bugiardo” sussurra lui, prendendoti la mano e baciandone il palmo, prima di strofinarci contro la guancia, in cerca di carezze.
È una tortura, un continuo anelare e desiderare quel corpo, quegli occhi, quella sensibilità, quel tutto che è Ermal. Erano anni che non ti sentivi così vivo, anni in cui l’ispirazione per scrivere canzoni andava e spariva, a volte per mesi, ed ora… ora ogni tassello corre al proprio posto, nella tua vita, al ritmo dei suoi ansiti mentre baci ogni centimetro della sua pelle.