Lanfranco Colombo

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Lanfranco Colombo
Lanfranco Colombo
Carla Cerati tra fantasia e realtà
di Etta Lisa Basaldella
--- Un altro anno sta per finire. Per concludere questo 2017, Gustavo Millozzi mi ha chiesto di poter ripubblicare un’intervista che feci a Carla Cerati nel 1977 nella sua casa di Via Monte Rosa.
Avevo conosciuto Carla alla ‘"Galleria Il Diaframma" in via Brera 10 a Milano: il cenacolo fondato, con grande generosità e lungimiranza, da Lanfranco Colombo, dove tutti noi fotografi ci davamo appuntamento.
Lei era vivace, provocatoria, sensibile, generosa e dura allo stesso tempo, con quegli occhi nocciola a punta di spillo sempre vigili, alla ricerca di vedere oltre e di cogliere "l’attimo fuggente", i tratti del volto segnati e decisi, la frangetta fulva a sparigliare le idee.
E’ stato un incontro di quelli che ti segnano profondamente, ti arricchiscono, dai quali esci con un’energia ed una carica di vita straordinarie, anche se gli argomenti trattati sono stati tra i più scabrosi e drammatici, ma presi in considerazione con il dovuto rispetto!
Ho reincontrato Carla Cerati, questa volta per ritrarla sulla terrazza dell’Hotel Danieli a Venezia, quando fu finalista al ‘Premio Letterario Campiello’. Era allora una fotografa affermata, che si stava facendo strada anche con la scrittura! Il suo libro aveva un taglio autobiografico e mi aveva colpita molto, perché avevo trovato nel suo stile letterario la stessa carica umana che c’era nelle sue immagini! Carla Cerati se ne è andata a solcare altri cieli nel febbraio del 2016. Quanta strada aveva percorso da quando l’avevo conosciuta!
Mi ha molto toccata il sapere che nel suo sito, aveva un blog, nel quale aveva riportato la frase conclusiva della nostra intervista del ’77.
Alla mia domanda: "Cosa provi quando riesci a fare una fotografia proprio come l’avevi pensata?"
Ha risposto: "Un’allegria folle!"….
Lei era così e mi piace riproporvela così com'era …….
©Etta Lisa Basaldella, Carla Cerati, 1977
Il Tempo e la Fotografia
di Gustavo Millozzi
Sarà colpa dell'età (si sa che più si invecchia più si critica e più si è insofferenti a cose che prima non ci davano alcun fastidio) ma mi accorgo (e ciò mi dispiace) che non condivido più certi modi di esprimersi fotograficamente ed in special modo alcuni interrogativi, che non hanno in definitiva alcuna speranza di una esauriente risposta, quali "dove va la fotografia?" o trattazioni che annunciano "nuove strade per la fotografia" che rischiano di ripiegarsi su loro stessi.
Mi vengono in mente i dibattiti di Verbania del lontano 1969 - che vedevano schierarsi da una parte i fotoamatori (definiti in dispregio "quelli delle pecore") ed i fotografi più impegnati (a loro volta schedati come "quelli del sociale") - ai quali avevo attivamente partecipato assieme a Michele Ghigo, Lanfranco Colombo, Ando Gilardi, Angelo Schwarz, Vladimiro Settimelli, Italo Zannier, ed a tanti altri importanti nomi della cultura fotografica, e devo ammettere, oltre ad un certo "revisionismo" su alcune mie posizioni di allora, che ben poco è oggi cambiato anche se l'evoluzione tecnica della fotografia (ma quanto ciò ha poi giovato al suo linguaggio?) ha compiuto passi da gigante.
Verbania 1969
Sifest 2015
Parte prima
di Carlo Maccà
Il SIFEST di Savignano sul Rubicone è un forte richiamo per tutti gli amanti italiani della Fotografia almeno dal Centro Italia in su. Gli eventi estemporanei -si svolgono in tre giorni (quest'anno dall'11 al 13 settembre), ma seguirli sistematicamente richiederebbe un'attività frenetica. Meglio limitarsi ad assistere ai più "istruttivi", come la lettura dei "Portfolio in Piazza", e dedicare più tempo alle mostre, magari con una seconda visita nelle due settimane in cui restano aperte. E fare un commento più meditato almeno su alcune di queste
Lettura portfolio (Lettrice Alessandra Capodacqua)
Grazie Signor Lanfranco !
di Orietta Bay
Di Lanfranco Colombo nel mondo della fotografia si è sempre tanto parlato, ma in questi giorni, come era prevedibile, i ricordi, gli aneddoti, i saluti e la commozione per la sua scomparsa hanno riempito le pagine dei principali quotidiani e dei più importanti social network quale conferma che è stato molto di più di quello che lo abbiamo considerato mentre lo avevamo tra noi.
Mi sembra giusto pertanto non ritornare su quella parte del suo percorso che lo ha visto sempre protagonista e in prima linea, di cui lo stesso Lanfranco Colombo ci ha reso edotti nel suo ultimo libro “Lanfranco Colombo – Fotogrammi di una vita”, ma partire da quelli che si possano definire gli anni della pienezza, nella quale ha assaporato la gioia di sentirsi riconosciuto “speciale” per tutto ciò che era riuscito a realizzare non solo in campo fotografico ma anche sportivo e di relazioni umane. Gli anni in cui nominare Lanfranco Colombo voleva dire “Buona Fotografia” e “Grandi progetti”.
Quando io l’ho conosciuto, un poco più di vent’anni fa, la sua avventura a il Diaframma si stava per concludere e anche tutta quella meravigliosa parte che lo aveva visto protagonista delle vicende di quasi un trentennio di storia fotografica. Ci stavamo avvicinando a grandi passi ad un cambiamento epocale, alla svolta decisiva dell’era digitale.
Tutti lo sappiamo Lanfranco Colombo era sempre un poco avanti era uno scopritore di valori, un curioso delle cose e della vita, un entusiasta per ogni progresso. Si comprò subito una compatta e con gioia infantile si riproponeva di diventare un esperto di tecnologia digitale perché diceva che per giudicare bisogna conoscere e saper fare.