Ancora su Saffo, nuovo frammento "dei fratelli": ἀέρρη o ἀέργη?
Vedo che ieri, su Repubblica, anche Maurizio Bettini ha ripreso la notizia dei nuovi frammenti di Saffo, evidenziando nella sua chiusa in particolare l'incertezza della ricostruzione del v. 17, in connessione all'esatto ruolo del fratello minore Larico, questione davvero interessante.
Si dovrà integrare ἀέρρῃ (così F.Ferrari e altri: il cong. pres. eol. di άέρρω = ἀείρω, con "κεφαλάν ἀέρρηι" a significare "alzare la testa", ossia divenire uomo capace di farsi valere, in protezione della propria famiglia contro nemici e avversità), oppure ἀέργῃ (così Obbink nella ZPE, vedi testo sottostante)?
In quest'ultimo caso il senso sarebbe positivo, non negativo (Obbink: "ἀέργει in Brothers Poem 17—here positive, not pejorative"): Larico sarebbe cioè inattivo non perché ignavo, ozioso, bensì perché divenuto a pieno titolo membro della facoltosa classe dirigente lesbia (citando sempre O.: "member of the leading, leisured class").
(Parrebbe, tra l'altro, che sia difficile, nello spazio disponibile, integrare una rho: così, almeno, dalla lettura dell'esperto Obbink; per ora abbiamo solo la trascrizione diplomatica, sarebbe interessante, insomma, quantomeno la pubblicazione di una foto; come dice Bettini una singola lettera darà filo da torcere ai papirologi...).
[nel frattempo sul web serpeggia l'attesa e l'eccitazione in proposito: cfr. p.e. http://newsappho.wordpress.com/ , così come fa capolino più di una riserva riguardo la provenienza del frammento, che è in mano private e il cui contesto di scoperta è ignoto. Stay tuned]
Repubblica 4/2/2014
L’ansia di Saffo per i suoi fratelli
I tormenti familiari nei frammenti ritrovati della poetessa
Questa storia di famiglia, certo una delle più famose dell’antichità, era nota già a partire da Erodoto, V secolo a. C. Lo storico di Alicarnasso raccontava infatti che Saffo aveva un fratello maggiore, Carasso, commerciante in vini. Durante uno dei suoi viaggi in Egitto il giovane si era innamorato di una cortigiana, Rodopi, e per lei si era rovinato economicamente, tanto che la poetessa aveva espresso il proprio sdegno in una delle sue poesie. Ovidio non si era fatto sfuggire l’occasione di riprendere la vicenda, e in una delle sue lettere di eroine - le Heroides appunto - aveva messo in scena una Saffo non solo innamorata del bel Faone, ma ancora amareggiata per il comportamento del fratello. Quanto alla poesia posteriore, non erano mancate allusioni alle seduzioni di Rodopi, alla passione di Carasso e ai versi immortali della poetessa di Lesbo.
Ma al di là delle dicerie e delle invenzioni dei poeti, che cosa aveva scritto veramente Saffo a proposito di suo fratello? Per poterne avere un’idea si è dovuto attendere l’era della moderna papirologia, che già da tempo ci ha restituito poche e agognate linee: nelle quali Saffo invocava Afrodite e le Nereidi, divinità legate alla navigazione, affinché il fratello potesse tornare a casa sano e salvo, e «fossero cancellati gli errori di un tempo ed egli divenisse gioia ai suoi cari e sciagura per i nemici».
Adesso un nuovo papiro getta ulteriore luce su questa antica vicenda. Nel prossimo numero della rivista Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik, infatti, Dirk Obbink, professore al Christ Church di Oxford, pubblicherà due nuovi frammenti della poetessa: di essi il primo, più lungo, si riconnette sicuramente alla vicenda di Carasso; il secondo, più breve, contiene un’invocazione ad Afrodite che ne rammenta altre analoghe della poetessa di Lesbo. Che cosa racconta il frammento più lungo? In esso la poetessa si rivolge a qualcuno che, a quanto pare, sostiene che Carasso sia finalmente tornato, con la sua nave carica di mercanzie. Questo però, dice Saffo, possono saperlo solo Zeus e gli dèi tutti, tu dovresti piuttosto invitarmi a pregare Era, la regina, affinché Carasso giunga fin qui sano e salvo e trovi noi sani e salvi. Il resto è meglio affidarlo agli dèi, perché spesso a grandi tempeste succedono d’improvviso giorni radiosi... A questo punto, però, viene la parte forse più interessante, o meglio più intrigante, dell’intero componimento.
Sapevamo già che Saffo aveva un fratello minore, Larichos, che fu coppiere del Pritaneo a Mitilene. Nel nuovo frammento di cui parliamo, la poetessa dichiara che «anche noi, se Larico sollevasse la testa e diventasse finalmente uomo, saremmo subito liberati da molte tristezze». Saffo e i suoi sembrano dunque attraversare un momento difficile, probabilmente in relazione alla lontananza di Carasso, e dunque ci si attende supporto da Larico: che dovrebbe però farsi veramente "uomo". Ma Saffo lo invita davvero a «sollevare la testa»? O non piuttosto, come Obbink sembra ritenere, a «vivere liberamente», cioè senza aver obbligo di lavorare, in quanto membro di una classe agiata? La differenza fra le due interpretazioni sta tutta in una lettera, che probabilmente però darà molto da fare agli specialisti: Dirk Obbink, ma con lui anche il nostro Franco Ferrari.