Mai ci odiamo con tanta intensità come quando sentiamo di aver mostrato invano il meglio di noi stessi, e poi, solamente poi, vogliamo veramente morire.
Elias Canetti, La tortura delle mosche
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Mai ci odiamo con tanta intensità come quando sentiamo di aver mostrato invano il meglio di noi stessi, e poi, solamente poi, vogliamo veramente morire.
Elias Canetti, La tortura delle mosche
Non dire cielo, non dirlo mai più | E. Canetti
Ti sei allontanato dal respiro del mondo per entrare in un carcere sontuoso dove non soffia un alito di vento, e ancor meno un respiro. Via, via da tutto ciò che è familiare e personale e sicuro, rinuncia a ogni sorta di dimestichezza, sii audace, le tue orecchie, le tue cento orecchie, hanno dormito anche troppo. Stai per tuo conto e dì a te stesso le parole che non valgono per nessuno, altre, nuove parole, quelle che il respiro del mondo ti affida. Prendi le vie conosciute e spezzale sopra il ginocchio. Quando parli a qualcuno, che sia uno che mai rivedrai. Cerca l'ombelico del mondo. Disprezza il tempo, e il futuro, miserabile Fata Morgana, lascialo perdere. Non dire cielo, non dirlo mai più. Dimentica le stelle, gettale via come stampelle. Va', da solo e senza certezze. Non ritagliare più frasi di carta. Inondati o taci. Abbatti gli alberi della simulazione, nient'altro che vecchi precetti travestiti. Non ti rassegnare, non è escluso che il respiro del mondo torni ad afferrarti e sostenerti. Tu non chiedere niente e niente ti sarà dato. Nudo, sentirai i dolori dei meschini, non quelli dei signori. Attraversa d'un balzo le falle della grazia, profonde un migliaio di piedi. Sotto, che più sotto non si può, soffia il respiro del mondo. E.Canetti, La tortura delle mosche, Adelphi Edizioni, Milano 1993, p. 91