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E se ti dicessi...
E se ti dicessi che a volte l'amore non basta a sentirsi bene con se stessi? E se ti dicessi che quando mi tocchi, a volte, penso solo alle tue mani che sentono le mie "forme" morbide e mi viene da piangere.
E se ti dicessi che quando mi dici che ami il mio essere "morbida", io invece mi sento morire e vorrei chiudermi dentro le mura di casa, dentro le mura della mia mente.
E se ti dicessi la verità ai tuoi "ma che succede, perché sei triste", e la risposta è che ultimamente son tornata a non mangiare più.
E se ti dicessi che tutti si aspettano che io sia consapevole dell'importanza dell'alimentazione e invece non sono brava, per niente, con me.
E se ti dicessi che ho ripreso a contarmi tutte le calorie, ad esser attenta a ciò che mangio o a ciò che bevo. E se ti dicessi che vorrei tornare a fumare perché le sigarette placavano la mente e potevo stare senza mangiare anche per ore e ore.
E se ti dicessi che mi sto impegnando tanto ad essere migliore, ma poi, migliore non sono?
E se ti dicessi... Se ti dicessi tutto questo, mi ameresti ancora?
-Eseildomanifosseieri.
Raggidiquotidianità.
Avrei voluto dirti che mi sono laureata, avrei voluto dirti che mi sono innamorata di nuovo, avrei voluto dirti che ho fatto l'amore, l'amore vero e senza dolore. Avrei voluto dirti che sei stato uno stronzo, che mi hai fatta stare malissimo ma che, nonostante questo, non ti ho mai dimenticato lo stesso. Avrei voluto dirti che mi hai peggiorato la vita, me l'hai resa invivibile. Avrei voluto dirti tante cose, ma oggi ti ho cancellato dalla rubrica per sempre, sperando di dimenticare tutta questa sofferenza una volta per tutte. Non sarà facile, forse sarà impossibile, ma ci sto provando con tutta me stessa e ci riuscirò. Ci riuscirò senza dirti nulla di tutto questo, perché mi hai dimostrato più e più volte di non essere mai stata nulla per te, o di essere sempre stata solo un grande errore. Non mi mancherai più. Forse un giorno ripenserò a noi senza sentire questo nodo alla gola, come si ripensa a una stagione che è passata troppo in fretta. Forse sorriderò, ma oggi no, oggi devo solo andare avanti e sopravvivere. Oggi scelgo me, anche se fa male, anche se tremo. Oggi raccolgo i pezzi e li rimetto insieme, piano, con cura. Non eri il mio destino, solo una lezione che non volevo imparare. E io merito di più, merito qualcuno che resti, che scelga, che ami davvero. Quindi ti lascio andare, anche se una parte di me resta indietro. Chiudo questa porta senza voltarmi, senza più aspettare. Da qui ricomincio, libera.
L’odio verso me stessa è immenso.
Pensavo di averlo superato
Credevo davvero, ingenuamente, di averlo superato. Perché dopo 6 anni lo speri.. ma ho sbattuto la testa contro il muro, di nuovo
Lunedì è successa una cosa molto triggerante e ho rivissuto tutto. Di nuovo. Le mani addosso, la sensazione di essere sporca, la vergogna, la paura e dentro di me volevo solo urlare BASTA
Il mio cervello si è letteralmente nascosto da questa situazione, tramite derealizzazione. Ho avuto questa sensazione: il mio corpo non mi apparteneva più. Il mio cervello era al di fuori di esso. Non sentivo più niente, né il tatto, né emozioni, né parole. Tant'è che ha dovuto chiedermi 2 volte la stessa cosa perché la mia testa non voleva essere lì. Io non volevo essere lì
Sono uscita e ho pianto, ma non abbastanza. Mi sono sentita di nuovo come quella sera. Non pensavo potesse accadere. Io non voglio.
Un’ultima cosa. Ho finito per rivedere Paul. Molto tempo dopo. Ero di passaggio in Québec per la promozione di uno dei miei romanzi. All’inizio abbiamo scambiato qualche frase banale. Su Montréal, il tempo, il suo lavoro (non ho capito cosa facesse, o forse non ascoltavo davvero) e chissà che altro. Non gli ho chiesto se era ancora sposato, ho solo notato che non portava la fede.
E poi, in un secondo, bruscamente, è tornata l’intimità: mi ha chiesto se lo avevo odiato. L’ho fissato, era splendido e vulnerabile, mi sono ricordato della sua bellezza di allora, dei pesanti riccioli neri, della rotondità delle spalle, del ventre su cui posavo la testa, ho ricordato rue Judaïque, gli abbracci e le partenze, ho ricordato la sua voce al telefono nelle notti all’ospedale, avevo capito che parlava della rottura, della fine della storia, di quella voragine che si era aperta nelle nostre vite e che avevamo pur dovuto colmare. Senza batter ciglio gli ho risposto di no. Con un sorriso ho aggiunto: cosa vuoi, ci sono persone fatte così, a cui si risparmia ogni rimprovero, anche se questo è ingiusto, anche se è incomprensibile. Lui a sua volta mi ha guardato a lungo e mi è sembrato di vederlo sull’orlo delle lacrime. Ho smesso di sorridere.
Ha detto solo: io sì, che mi sono odiato.
vedete, io non sono una ragazza molto dolce. posso farmi odiare in meno di un giorno, sono irritante, lancio continuamente sfide per il semplice gusto di vedere quanto è facilmente corruttibile l'animo umano. sono fredda, questo si. e per farmi sciogliere ci vogliono piccole cose, come ad esempio dirmi una di quelle frasi sdolcinate, ma che dentro di me fanno un grande effetto. e sono anche molto strana, dentro la mia testa c'è il casino più totale. sono anche spesso stronza, ma giuro che potrei darti il mondo