《 ...seguì che, mentre gli si leggevano apertamente, sulla fronte e sulla persona tutta, i segni più tristi di malvagissimi umori, ed i messi inclementi di più o meno immatura morte, egli si spingeva a vani ed inavvertiti soliloqui che non senza mio grande rammarico, oltrepassavano di gran lunga i confini imposti alla dignità di tant'uomo. Per congiunture, ch'è assai bello il tacere, io me ne trovavo spesso e con grande mia angoscia, tra i più scabrosi anfratti. Ma, con assai maggiore mia angoscia, sopraggiunse l'autunno a illuminare le carte. 》
Siamo in principio del Sodalizio, e intanto al Ranieri cominciano ad assalirlo i fastidi, essendo il Leopardi, in punto sì male andato, preso di forte amore. Ed eccolo nelle quattro mura di un albergo spingersi a vani ed inavvertiti soliloqui, che davano molto rammarico al Ranieri. Ho detto e conviene ripeterlo, dover possedere il Ranieri troppo povero ingegno; e se parla dello Schopenhauer e del Byron e dell'esplicazione del loro dolore, è lecito affermare che un'acca non l'abbia intesa. Quell'amore misterioso, eloquente, contradittorio, concepibile dai grandi poeti, che animò la musa del Petrarca, e fece misero e infelice il Tasso, e fra i moderni è un delirio nell'Heine e nel Leopardi, il Ranieri lo crede un amore terreno, alimentato da forze materiali; tanto che nè pure ora è giunto ad accorgersi di quella creatura divina di Aspasia, che il poeta divinò in un momento d'ispirazione, in cui ogni umana voglia soggiaceva alla celeste (¹).
Il Ranieri crede questo un amore qualunque, e vuol cooperarsi che non sieno oltrepassati i confini imposti alla dignità di un tant'uomo; e per soprassello spesso con grande angoscia egli era tra i più scabrosi anfratti. Questo sì che duole; e non era ufficio di giovine; ma il Ranieri se la cava con le arabe parole "scabrosi anfratti".
(¹) Io non so come il Zanella nel suo recente lavoro «Storia della letteratura Italiana dalla metà del settecento ai giorni nostri» possa affermare che, 《ove si tolga dalle canzoni del Leopardi l'Aspasia, in cui sembra che soccombesse ad un affetto volgare etc.》; non so dico come abbia potuto mettere avanti quel "sembra", che rivela la incertezza della opinione e pone in dubbio la idealità di una stupenda creazione che non ha nulla di comune con terrene aspirazioni. Noi ammiriamo il Zanella, ma non lo lodiamo in questo sunto storico, scritto precipitosamente, e forse per contentare le voglie insaziabili delle speculazioni librarie, per le quali molti camorristi s'impongono!