L'autunno, le foglie per terra tutte colorate e il freddo fuori hanno un unico vero ammiratore: il lettore incallito che sfrutta la pioggia il grigiore del cielo come scusa per rintanarsi sotto le coperte con un buon libro. Quale potrebbe infatti mai essere un compagno migliore in certe giornate così uggiose?
Oggi quindi voglio darvi un mio parere, nonché modesto consiglio, su una lettura veloce ma profonda e particolare.
Mi sto riferendo all’ “Iliade” di Baricco e vi racconto la mia esperienza: era tra i libri in offerta al Libraccio e decido di approcciarmi ad un testo che, pur amando moltissimo lo stile di Baricco, pensavo non mi avrebbe reso un granché (l'ho comprato solo perché costava meno della metà, lo ammetto), leggo, ritrovo le parti che sempre più mi hanno emozionato già nel corso degli studi liceali, sto attenta alle aggiunte in corsivo che l'autore ha fatto alla traduzione originale, il risultato é sorprendente.
Io ritengo il testo un riadattamento emozionante e non troppo invadente ad un'opera che ha sancito l'inizio della nostra cultura e dalla quale non possiamo prescindere e che non possiamo nemmeno evitare di leggere!
Baricco ha lavorato in modo minuzioso, nascosto ma il suo contributo emerge continuamente fino poi alla sua spiegazione sui motivi che lo hanno spinto a riorganizzare e a lavorare su un testo ‘sacro’ e millenario: la guerra. Sono rimasta colpita dalle ragioni che ha portato alla luce, e alle quali, in tutta sincerità, non avevo mai pensato: per loro la guerra era bellezza, il sangue non era un elemento truce e violento, era onore e nobiltà e anche se oggi l'opinione pubblica rinnega e condanna le azioni belliche, le guerre ci sono ancora oggi, i fanatici esistono da sempre e, dice Baricco, esisteranno sempre fino a quando l'uomo non ricorrerà a ritenere bellezza massima e assoluta qualcos'altro.
Fa riflettere vero? Fa riflettere noi giovani su che cosa vogliamo davvero costruire di un mondo futuro e io ci ho pensato, non voglio costruire un mondo in cui qualcuno possa ancora associare la parola guerra alla parola bellezza.
E qui cito Calvino, altro autore straordinario, che aveva nominato 'classici’ i testi che a distanza di secoli ci insegnano sempre qualcosa di nuovo e si riadattano sempre ad una nuova contemporaneità.