A volte sognava di correre così, poi di piegarsi appena, distendere le braccia e, abbandonandosi con fiducia - questo sì che era difficile, ma non nel sonno - di staccarsi da terra con un semplice passo, e volteggiare a bassa quota su siepi e cancellate e tetti, per poi spiccare il volo più in alto e librarsi sotto il manto di nubi, sopra i campi, prima di ridiscendere in picchiata. Aveva la sensazione di poter fare altrettanto in virtù del solo desiderio; il mondo su cui correva le voleva bene e le avrebbe dato ciò che lei chiedeva permettendo che il fenomeno accadesse. Poi, dopo averlo vissuto, lo avrebbe descritto. Scrivere, in fondo, non era come librarsi in cielo, sperimentare una forma possibile di volo, di fantasia, di immaginazione?
Ian McEwan, “Espiazione”










