ALBUM REVIEW: Lindstrøm – Everyone Else is a Stranger
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ALBUM REVIEW: Lindstrøm – Everyone Else is a Stranger
#Iorestoacasa - perché scriverlo ovunque non serve a nulla, anzi.
Lo leggiamo, lo sentiamo ovunque, dagli annunci istituzionali ai post dei VIPS sui vari social fino all’amico che lo pone con tanto di hashtag su Facebook: #iorestoacasa. Eppure le strade sono piene di gente che per i più svariati motivi (molti leciti, molti altri no) vanno da una parte all’altra della città allontanando quella curva discendente che tutti aspettiamo con impazienza. Come già affermato in precedenza in altre sedi, sono convinto che la salute mentale vada preservata alla stessa maniera di quella fisica e se ci sono le possibilità di poter effettuare una breve passeggiata in tutta sicurezza non vedo perché non poterne usufruire. Non sto però scrivendo quest’articolo per difendere la passeggiatina intorno a casa ma perché, a mio parere, tutti questi continui inviti più o meno virulenti sul dover restare a casa hanno la stessa efficacia dei messaggi contro il fumo riportati su tutti i pacchetti di sigarette: zero. Anzi forse ottengono il risultato opposto. Martin Lindstorm, uno dei più grandi esperti di marketing nel mondo circa dieci anni fa ha compiuto uno straordinario studio sul Neuromarketing ovvero su come reagisce il nostro cervello agli stimoli pubblicitari, avvalendosi della più avanzata tra le tecniche di scansione disponibile: l’fMRI. Il suo funzionamento si basa sulla rilevazione delle proprietà magnetiche dell’emoglobina che si trova nei globuli rossi del sangue che portano l’ossigeno in circolo per l’organismo. Quando il cervello è impegnato in un’attività ha bisogno di più “carburante” perciò quando una parte del cervello è attiva, nell’fMRI si accende come un faro nel buio. Seguendo questa attivazione i neurologi possono interpretare quali aree specifiche stanno lavorando in ogni istante.Lo studio ha richiesto circa tre anni e si è articolato in vari esperimenti coinvolgendo migliaia di persone di tutto il mondo oltre a 200 ricercatori, 10 professori ed un comitato etico. Insomma nulla è stato improvvisato o lasciato al caso. Ai fumatori prima veniva chiesto di compilare un questionario circa le loro abitudini e poi, tramite scansione con l’fMRI si osservava quanto succedeva nel cervello in corrispondenza di alcuni stimoli. Ebbene la scansione del cervello dimostrava che tutte le etichette dissuasive, da quelle più dure a quelle più morbide, non solo non dissuadevano un bel nulla ma, anzi, andavano a stimolare intensamente un’area del cervello, il nucleus accumbens (chiamato anche “centro del desiderio”) che si attiva solo quando l’organismo desidera qualcosa.Insomma i risultati dell’fMRI dimostrava come le scritte di fatto incoraggiassero i fumatori ad accendersi una sigaretta! Le etichette dissuasive erano (e sono) un formidabile strumento di marketing per l’industria del tabacco! Nel questionario la maggior parte delle persone barrava “SI” alla domanda se quelle etichette dissuasive funzionassero semplicemente perché pensava che quella fosse la risposta “giusta” o quello che i ricercatori volessero sentirsi dire o, magari, a parlare erano i loro sensi di colpa. Ecco ora ripensiamo alle mille mila volte che abbiamo letto quell’invito a restare a casa e confrontiamolo con tutti coloro che giornalmente escono per i più svariati motivi. Il fatto è che sotto stress le persone tendono a dire una cosa mentre il loro comportamento suggerisce qualcosa di totalmente diverso. Ma sia chiaro, non è che intendiamo mentire è solo che la nostra mente inconscia è molto più brava a guidare il nostro comportamento di quanto non sia la nostra mente cosciente. Scrivere continuamente, in ogni post, in ogni articolo, in ogni tweet, mille volte al giorno non ha senso anzi ha, a mio parere, come ha dimostrato con il fumo Lindstorm, l’effetto diametralmente opposto. Molto di quanto succede nel cervello è emozionale, non cognitivo.
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Lindstrøm - Shinin (Feat. Grace Hall).
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Dirigido por Dimitri Basil