"I expected to hear something – shouting, a scream, something – but it was still just the rain. The lid closed very slowly, and then he was gone. Just a coffin sitting on the hard shoulder of the M6."
Testimonio de la detective Alice «Daisy» Tonner de la Policía Metropolitana de Londres sobre un control de tráfico de una furgoneta de reparto en la autopista M6 cerca de Preston.
- THEY THOUGHT JONATHAN KILLED GERTRUDE? Dhsgaggaga
- Glad he’s cleared and everything but that makes Basira’s reaction to Tim thinking theyre dating even funnier
- I desperately need a scene where Jonathan has to explain that Basira thought he was a murderer to the rest of the team and Tim’s like “she was sleeping with you because she thought you were a murderer??? Thats messed up!” And the rest of the team lose it and are like “YOU WERE SLEEPING TOGETHER???” And Jonathan has to be like “NO no no no-“ It wont happen. But i need it.
- I like Daisy, shame she’s a cop
- Delivery van? Hmm, i wonder who this could be about.
- Also M6 mention! Maybe it was more tolerable in 2002. I doubt it though
- Liking her less and less actually
- There it is!
- Is it the coffin?
- IT IS THE COFFIN
- The coffin… took… him? Interesting! Related to Michael and the doors+tunnels maybe?
- Aw Jonathan feeling bad about being suspected of murder dhhssg
First edition
- another book episode maybe? 👀
- Oop another Gertrude episode!!
- Ah, a fellow tea hating brit 🤝🤝
- MARY KEY
- Actually okay. Of course the tea hater is Mary Key. I shouldve picked up on the red flag.
- Okay… so Leitner collected the books, he didnt… write or create them or anything. Interesting!
- Hmm, they dont remember what they called the books before Leitner collected them… I wonder if thats relevant?
- Fjdjshshs the criticism of the Leitner. Boring and unimpressive, okay.
- Interesting! Elias thinks that the institute is on the opposite side of the people collecting Leitner books, which makes sense since they think the books are dangerous and need to be destroyed, but Mary disagrees. Maybe because theyre both collections of information on the paranormal?
- Mary Key’s mother worked at the archive???
- “Touched” by powers?
- The Key family is watched over by… something?? (The same something watching over the institute, which may or may not be related to the eye?)
- … the *thrill* of watching the murder?
- Writing on the flesh??… is that going to be like what happened to Mary? The stuff hung around the flat, the book?
- She’s upset, not about the murders, but that they were only for money?
- Oh okay. Mary Key is… well. Hm.
- So she’s been creating the Leitner books? Or at least some of them??
- She serves ‘the end’… is that The End? A contained entity? But also she doesnt just serve that one she interacts with multiple of them, which i think makes sense because the books do multiple things.
- “Who is it”… not what… huh…
- I wonder if she read the page and whoever was summoned was the one that shot her.
- FASCINATED by Mary, more so than usual. I guess she’s writing about the paranormal and therefore trapping parts of it in the books, in the same way as the Institute records peoples paranormal experiences and those records seem to have a paranormal element of their own. Interesting!!!!
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ARCHIVISTA
Non le dispiace se registro, vero?
DAISY
Fa’ pure.
ARCHIVISTA
D’accordo.
DAISY
Ovviamente se qualcun altro dovesse mai sentirlo…
ARCHIVISTA
Mi arresterà.
DAISY
(heh) No.
ARCHIVISTA
...D’accordo. Um, allora, è venuta a consegnare uno dei nastri.
Da parte di Basira?
I uh, i, i nastri audio.
…
Quindi… Posso averlo? Per favore?
DAISY
Ci sto pensando.
ARCHIVISTA
D’accordo. Um, pensavo aveste bisogno che io li controllassi?
DAISY
Non ci arrivi, vero?
ARCHIVISTA
No-non sono sicuro di seguire.
DAISY
I nastri. Perché lei te li stava dando.
ARCHIVISTA
Lei, uh. Lei voleva il mio aiuto.
DAISY
[risatina/sbuffo esasperato]
ARCHIVISTA
Voi, uh, voi non avete un mangiacassette alla stazione di polizia.
DAISY
Pensava fossi stato tu.
ARCHIVISTA
Cosa?!
DAISY
Lo pensavamo entrambe.
ARCHIVISTA
Un momento, pensavate che avessi ucciso Gertrude?!
DAISY
Sì.
ARCHIVISTA
Che - uh- io- perché?
DAISY
[risata/sbuffo esasperato] Guardati: sei ossessionato dalla questione, teso come una corda, e l’unica persona che ha tratto beneficio dalla sua morte.
ARCHIVISTA
Beh uh, vo… voglio dire. Non sono stato io.
DAISY
Sì. Lo so.
ARCHIVISTA
[sospiro stressato, esasperato]
DAISY
Il reparto informatici ha finalmente ripulito i video di sorveglianza della settimana in cui è sparita. Non ci sono telecamere nell’archivio, ma abbiamo molti filmati con te. Abbiamo osservato i tuoi movimenti dell’intera settimana. Non l’hai uccisa.
ARCHIVISTA
Non- cos’ha a che fare questo con i nastri?
DAISY
Non avevamo abbastanza per trattenerti. Basira era preoccupata che saresti scappato.
ARCHIVISTA
E allora, cosa - mi avete dato un paio di nastri per tenermi qui?
DAISY
Già.
ARCHIVISTA
E ora sapete che sono innocente…?
DAISY
Hm. Io penso dovremmo tagliarti fuori, ma Basira è buona. Le piaci. [heh] Non ho idea del perché. Forse continuerà a dartene, non è affare mio, non ho intenzione di vedere o sentire nulla al riguardo.
ARCHIVISTA
Beh… grazie, Detective Tonner-
DAISY
Daisy.
ARCHIVISTA
Grazie, Daisy.
DAISY
Certo.
ARCHIVISTA
...Se non ti dispiace che te lo chieda, da quanto tempo sei sezionata ora-
DAISY
[con rabbia] Sì che mi dispiace-
…
14 anni.
ARCHIVISTA
...Immagino che non vorrai rilasciare una dichiarazione?
DAISY
[scontrosa] Su cosa?
ARCHIVISTA
Quello che vuoi. 14 anni - devi avere visto un bel numero di cose paranormali.
DAISY
E tu vuoi che te le racconti.
ARCHIVISTA
Uh - Io -
DAISY
Okay.
ARCHIVISTA
[balbettando] Cosa?
DAISY
Okay. Ti darò una dichiarazione riguardo - come ho avuto la mia prima Sezione 31.
...Sembri sorpreso.
ARCHIVISTA
Voglio dire, l’ho chiesto principalmente come formalità, da quello che ha detto Basira non pensavo fossi il tipo a cui piace condividere.
DAISY
Forse mi hai beccata di buon umore.
ARCHIVISTA
Giusto, beh… bene. Hai bisogno che ti esponga la nostra politica di non-divulgazione -
DAISY
No, a patto che tu capisca la mia politica: se esce di qua, spezzerò tutte le ossa nel tuo corpo.
ARCHIVISTA
[sospiro, mormorando] Ci sono cose peggiori che potrebbero succedere loro…
DAISY
[confusa, possibilmente offesa] Cosa?
ARCHIVISTA
Uh, niente. Uh, dichiarazione della Detective Alice “Daisy” Tonner della Polizia Metropolitana di Londra. Qual è l’argomento?
DAISY
Controllo stradale di un furgone di consegne sulla M6 vicino a Preston, il pomeriggio del… 24 luglio 2002.
ARCHIVISTA
Registrato direttamente dal soggetto, il primo dicembre 2016.
Inizio della dichiarazione.
DAISY (DICHIARAZIONE)
È stato molto tempo fa. Ero in polizia da due anni. Non ero neanche nella Met al tempo. Mi avevano assegnata a Lancashire con un’unità di polizia stradale. Parliamo di prima che l’Agenzia Autostrade si prendesse la maggior parte del lavoro sporco, quindi c’era molto da fare. Niente di molto divertente, ma andava fatto. Beccare guidatori ubriachi era la mia preferita. Speravo sempre che rifiutassero l’etilometro, magari che mi tirassero un pugno. Non c’è niente di più divertente di un coglione ubriaco che cerca di evitare di farsi arrestare.
Di solito giravo con Isaac Masters. Lavorava nella stradale da molto più tempo di me, ed era persino più duro di me. So perché, però. Aveva cercato di essere un buon poliziotto, di dare a tutti una possibilità, ma si vedono molti incidenti - non ci sono molte cose peggiori al mondo di un incidente stradale molto brutto. Ti segna. Diventi severo con chi non rispetta la strada, e ce ne sono parecchi del genere là fuori.
Stava piovendo quella notte, quella pesante pioggia battente che fa sì che tu non riesca a sentire un accidente. Sbatte contro il tettuccio come se qualcuno ci stesse saltando sopra. Io e Zack eravamo seduti in un’area di sosta, che guardavamo il traffico e cercavamo di bere un caffè. L’avevamo preso da una stazione di servizio qualche miglia prima, ma era uno di quei bicchieri di polistirolo senza coperchio. Nel tempo in cui eravamo rientrati in macchina, la pioggia era entrata e ci aveva lasciati con due bicchieri di brodaglia fredda.
Quindi eravamo entrambi di pessimo umore. Era forse l’1:00 del pomeriggio, ma non si sarebbe detto. Le nuvole non lasciavano passare un raggio di sole, e tutto sembrava grigio, bagnato e senza vita. Non riuscivamo neanche a parlare sopra al rumore della pioggia sul tettuccio, quindi siamo solo rimasti lì seduti in silenzio, a bere brodaglia tiepida.
L’autostrada era più tranquilla di solito. Il mercoledì pomeriggio non c’è molto traffico, ma di solito la pioggia fa uscire più auto. Quel giorno era quasi vuota. Tutti sembravano guidare con attenzione tenendo conto della pioggia, cosa che a sua volta non era normale, e io ero combattuta. Parte di me voleva individuare un qualche idiota su cui sfogare il mio malumore, mentre l’altra parte di me non voleva bagnarsi più di quanto già non fossi.
Sembrava che non avrei avuto scelta, comunque - almeno non finché vidi il furgone. Era un vecchio Citroën C15 malridotto. C’erano delle scritte sul fianco, ma non riuscivo a vederle bene attraverso la pioggia. Era o molto sporco, o dipinto di un’orribile sfumatura biancastra.
La cosa più importante era che stava guidando a circa 25 miglia all’ora. Il limite è 70. Tecnicamente non c’è una velocità minima sull’autostrada, ma il furgone non dava segno di voler accelerare, ed era un po’ strano. Avevamo abbastanza motivi per fermarlo se avessimo voluto. Non ero sicura se lasciar correre o no, ma Zack aveva evidentemente già preso una decisione. Era nel posto del guidatore e accese le luci mentre ci accodavamo al furgone.
[Una debole statica/vibrazione comincia a crescere in sottofondo, inizialmente appena percettibile]
Il furgone si fermò lentamente nella corsia d’emergenza sul lato della strada e rimase lì fermo. I fanali, che erano stati accesi per la pioggia, si spensero. Poi semplicemente attese.
Zack uscì per primo. La pioggia era così fitta che dovette prendere la torcia per vedere bene. La luce passò sopra al furgone, e vidi la ruggine che si insinuava lungo i bordi del rivestimento.
Ci avvicinammo al lato del guidatore. Vedevo delle sagome definite all’interno, ma non si muovevano. Da vicino, riuscii a leggere il nome sul fianco: “Breekon and Hope Deliveries”. Era coperto di uno strato di sporcizia che la pioggia non riusciva proprio a lavare via.
[Musica sinistra. La statica/vibrazione ora è udibile chiaramente]
Zack bussò alla portiera e questa si aprì. L’uomo che ne uscì sembrava normale - così normale che ancora oggi non riesco proprio a figurarmi la sua faccia. Disse che si chiamava “Tom”. Non fui io a controllare la sua patente, quindi non so il cognome.
Dall’altro lato scesero due uomini. Erano enormi. Volti duri, come un paio di vecchie statue di pietra, vestiti con tute e berretti piatti. Chiesero cosa stesse succedendo, parlando a turno con accenti cockney così pesanti e finti che pensai li stessero usando come scherzo. Stavo per aggredirli per quello quando un suono mi ha zittita.
Zack stava parlando con “Tom”, che stava dando qualche banale spiegazione per la sua guida lenta - attenzione, pioggia battente, strada vuota, tutta quella roba. Lo sentirono anche loro, e lui si fermò nel mezzo di una frase per guardarmi.
[Le vibrazioni continuano profonde e intense in sottofondo]
Dal retro del furgone uscì il suono di un gemito. Sembrava un gemito di dolore, ma lungo e trascinato. Continuò per quasi un minuto intero, ed era quasi, non so, musicale in un certo senso. Guardai Tom e i passeggeri finti cockney, ma i loro volti erano imperscrutabili.
Zack afferrò Tom strettamente per un braccio e lo condusse allo sportello posteriore del furgone, ordinandogli di aprirlo. Non fece resistenza, semplicemente annuì, e tirò fuori un set di chiavi. Ne infilò una nel portellone, la girò, e il furgone si aprì.
Vidi che i due omoni si erano avvicinati a noi, quindi mi stavo preparando a dei guai, ma non avrei mai potuto indovinare cosa ci fosse là dentro.
Era una bara. Una vecchia bara di legno. Grezza, disadorna. Vedevo delle schegge dove i chiodi erano stati piantati in malo modo. Avvolta tutto intorno c’era una spessa catena di metallo che terminava con un lucchetto. Quello strano gemito veniva dall’interno. Era l’unico suono in grado di sovrastare la pioggia battente.
Mi irrigidii, mettendo la mano sul manganello - se quelle persone fossero state rapitori o peggio, saremmo stati in guai grossi. Ero pronta a una lotta, ma loro rimasero semplicemente lì, senza muoversi, fissandoci. Tutto nella situazione sembrava sbagliato.
Guardai Zack, e lui sembrava pensarla allo stesso modo. Guardò i due uomini in tuta e disse loro di tirarla fuori, poi guardò Tom chiedendogli se avesse la chiave del lucchetto. Mettendo una mano in tasca, l’uomo che si faceva chiamare Tom tirò fuori una grande chiave di ferro e la porse al mio partner. Non assomigliava alle altre chiavi.
Volevo tornare alla macchina per chiamare dei rinforzi, ma Zack era un ufficiale superiore, e se lui pensava che prima avremmo dovuto aprirla, [inala] gli avrei retto il gioco.
Zack prese la chiave e si avvicinò alla bara, che ora giaceva sull’asfalto, illuminata solo dai fanali della nostra auto. Il gemito era più forte ora, quasi soffocava il suono della pioggia battente. L’acqua aveva cominciato a scorrere sul legno, ma tutto il resto sembrava immobile.
Avvicinandomi, vidi le parole “Non Aprire” incise sulla superficie del legno. Non sembrava che il mio partner ci stesse prestando attenzione, però. Posizionò con delicatezza la chiave nel lucchetto, sussultando leggermente quando toccò il metallo, e la girò.
[La vibrazione in sottofondo si intensifica ancora di più, con un’oscillazione in qualche modo cavernosa o un suono di sospiro]
Le catene scattarono via come se caricate a molla. Frustarono in giro violentemente, e Zack fece un salto indietro, scivolando e cadendo di schiena. Io alzai il manganello, giusto nel caso lo sconosciuto avesse fatto qualcosa, ma era… immobile.
Il gemito si era fermato. L’unico suono era il cigolio delle cerniere mentre il coperchio della bara cominciava a muoversi. Era lento, l’apertura apparve all'inizio come una fessura, prima di spalancarsi finalmente. C’era troppo buio per vedere dentro all’inizio, ma quando illuminai l’interno con la mia torcia, sentii Zach sussultare. Penso di aver fatto lo stesso.
Dentro la bara di legno, c’era una scalinata. Scendeva, apparentemente nel terreno sottostante, e sembrava continuare fino a dove riuscivo a vedere. Era ripida, scavata in quella che sembrava solida pietra, e la roccia che componeva le pareti non combaciava con l’asfalto bagnato intorno a noi, tutta la terra che doveva esserci sotto. Era completamente impossibile.
Cercai di chiedere spiegazioni a Tom o i suoi compagni, gridai loro di spiegarmi cosa diavolo stesse succedendo, ma loro semplicemente rimasero lì, a fissarla. Così io colpii uno di loro con il manganello.
[Si aggiungono vibrazioni più acute, tremolanti]
Era uno degli omoni in tuta, anche se non sono sicura di quale. Fu come colpire un blocco di legno, e il colpo mi torse malamente il braccio, facendomi cadere l’unica arma che avevo. Anche allora lui restò lì, a fissare la bara. Ci fu un suono di movimento alle mie spalle. Mi girai e vidi Isaac che entrava nella bara, la sua torcia che brillava nel vuoto sottostante. Era già sparito fino alla vita, e c’era questo sguardo sul suo volto che non avevo mai visto prima - rilassato, come se stesse dormendo.
Urlai il suo nome, cominciai a scappare ma sentii una mano enorme stringermi la spalla. La afferrai con il braccio buono, cercando di liberarmi, ma la stretta era troppo forte. La consistenza della pelle era come quella della gomma dura. Tutto ciò che potei fare fu guardare mentre il mio partner continuava a camminare nella terra, su scale che non potevano esserci. Dopo alcuni secondi, era completamente fuori dalla mia vista.
Mi aspettavo di udire qualcosa - urlare, un, un grido, qualcosa - ma continuava a esserci solo la pioggia. Il coperchio si chiuse molto lentamente, e poi lui se n’era andato. Solo una bara appoggiata sulla corsia d’emergenza della M6.
La mano lasciò la mia spalla mentre i due uomini in tuta si avvicinavano e cominciavano a riavvolgere tranquillamente la catena intorno a essa.
Sentii un improvviso scatto d’ira e raccolsi il manganello. Mi gettai su di loro, ma quello più vicino a me si mosse più velocemente di quanto avrei ritenuto possibile. Il suo pugno colpì il mio petto come una palla di cannone, e sentii un paio di costole rompersi. Collassai a terra, restai semplicemente lì, mentre Tom e i due uomini rimettevano il lucchetto alla bara, la caricavano sul furgone e se ne andavano. Non ho mai più visto Isaac Masters.
[La statica/vibrazione si spegne]
Quando feci rapporto, mi aspettavo una caccia all’uomo, un’indagine, un qualche tipo di giustizia. Non è che non avessimo parecchie piste. Invece, mi fu consegnato un modulo che non conoscevo, mi fu detto di firmarlo, e poi fui riassegnata alla Met. Da allora, è stata una storia inquietante dopo l’altra.
ARCHIVISTA
D’accordo. Grazie. Um… ti senti bene?
DAISY
[arrabbiata] No. Non ho mai raccontato quella storia a nessuno se non il mio vecchio sergente.
ARCHIVISTA
Io… non sono sicuro, io, er, uh-
DAISY
Dovrei andare.
ARCHIVISTA
Sì, certo, ti accompagno. Uh, c’è solo un’altra cosa - volevo chiedere a Basira ma forse tu ne sai di più-
DAISY
Ho chiuso.
ARCHIVISTA
Oh - sì, è solo, s- [velocemente] sai niente sui vampiri?
DAISY
Sì.
ARCHIVISTA
Oh!
Uh, è solo - che-
DAISY
Un po’ di tempo fa, c’erano dei problemi. Degli arresti irregolari per dei casi di persone scomparse. I sospettati venivano rilasciati senza dei veri e propri interrogatori. Le registrazioni dei colloqui mostravano che i soggetti non dicevano una parola, ma i poliziotti che conducevano l’interrogatorio li lasciavano comunque andare.
[Comincia la statica/vibrazione]
Non conosco i dettagli dell’indagine, ma c’è una nuova procedura operativa ora.
ARCHIVISTA
Che sarebbe…?
DAISY
I casi che rispondono a certi parametri devono essere monitorati via video da un altro poliziotto fuori dalla stanza. Nella molto specifica circostanza in cui il sospettato non dica niente, ma il poliziotto che conduce l’interrogatorio si comporti come se lo facesse, è immediatamente rimosso dalla stanza. Poi, chiamano me.
ARCHIVISTA
Solo te…?
DAISY
Ce ne sono anche altri che lo fanno, ma io mi occupo di una dozzina di commissariati o giù di lì. Ammanetto mani e gambe del sospettato, lo porto in macchina fino in mezzo alla foresta di Epping, e lo riduco in cenere. Non rimane mai abbastanza da costituire un problema.
[Si sente l’Archivista esalare con orrore]
Non so se siano vampiri, ma è così che li chiamiamo.
ARCHIVISTA
Santo cielo… Di- di quanti ti sei… occupata?
DAISY
Mm… cinque negli ultimi nove anni.
ARCHIVISTA
Capisco…
DAISY
[ansiosa, in modo trascinato] Non dirlo a Basira. Non sa di quella procedura. Non, non sono sicura di quanto comprenderebbe, lei - lei non è fatta per quel genere di lavoro.
ARCHIVISTA
Ce-certo, non-
DAISY
Non dirle niente di tutto questo, okay? Io non sono mai stata qui. Se vuole portarti altri nastri sono affari suoi, ma tu tieniti questa visita per te! Capito?!
ARCHIVISTA
Uh, uh, uh, certo!
DAISY
Bene.
[CLICK brusco, improvviso; è stata Daisy a spegnere il registratore]
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[CLICK]
ARCHIVISTA
Supplemento.
Quello è stato… un colloquio interessante. Sembrerebbe che non abbiamo ancora finito con le bare sinistre. Il contenuto è stato sorprendente a dir poco, ma non ha dato alcun vero indizio riguardo alla sua origine, il suo scopo, o anche il suo rapporto con Breekon e Hope. Sono semplicemente… corrieri? Guardiani? Ostaggi?
Almeno ho anche conferma che i vampiri descritti da Trevor Herbert non sono solo frutto di una mente confusa dalla droga. Probabilmente non dovrei essere troppo lieto di scoprire che ci sono altri cacciatori ancora più violenti che ci pedinano nella notte, ma così stanno le cose.
Io… ammetto di sentirmi un po’ ferito dalle vere motivazioni di Basira. Immagino che non sia davvero una sorpresa. Non sono stato completamente… equilibrato in questi ultimi mesi. In ogni caso, non ne farò parola.
Anche se non fossi in qualche modo spaventato dalla Detective Tonner [risata nervosa] una tale rivelazione recherebbe solo danni al nostro rapporto, e ho bisogno di quei nastri. Non posso permettere che il periodo di Gertrude all’Istituto sparisca di nuovo nell’oscurità.
Controllerò quello che ho, e poi aspetterò notizie da Basira. O forse dovrei provare a contattarla…? Avrei davvero dovuto chiedere un, un numero o qualcosa. Beh, quella è una preoccupazione per dopo. Ho bisogno di andare a casa. Cercare di dormire un po’.