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💘CÉLÉBRONS L'AMOUR💘 La vie est une fleur.🌹 L’amour en est le miel.🍯 -V. Hugo. Il y a des moments qui ne nous quittent jamais... le premier regard, le premier je t'aime, le premier rendez-vous, le premier baiser...😍 Joyeuse Saint-Valentin les amoureux. 💘 #StValentin #mour #14février #mapendo #dinanga https://www.instagram.com/p/CLRqjpyn8O5F5kDN1gbPJgxPZiMtEVB80FQvFw0/?igshid=1vozycixmnqbd
Tickete, contenuti che fanno la differenza
L’altro giorno si è concluso il primo concorso gestito da Tickete, una app italiana. Appena finito il concorso sono terminati i messaggi di engagement collegati ai premi e allo svolgimento del concorso stesso. Le email che ho ricevuto in seguito erano newsletter commerciali, inviate direttamente dalle attività coinvolte nel concorso.
Dopo la prima email ho inserito tutte le future comunicazioni nello spam.
La differenza tra le prime email, commerciali ma legate al concorso, e quelle seguenti mostra esattamente il valore del contenuto. Certo, si trattava di email automatiche, ma collegate alla dinamica del concorso, per cui ai miei occhi erano percepite come contenuti, dotati di un certo valore.
Le newsletter invece sono puramente informazioni commerciali, quindi prive di un valore.
Tickete mostra bene come siano i contenuti e la loro creatività a fare la differenza. Un articolo, un video, un gioco/concorso pensato con creatività attirano la mia attenzione e rimangono nella mia inbox e nella mia memoria.
Alzati e fattura
Questo post nasce come una riflessione (non una critica) in seguito ad un un post di Alberto Onetti che ho letto ieri. C'è bisogno di più venture capital per far crescere le nuove aziende in Italia, sostiene l'articolo. Lo stesso giorno ho letto un articolo del fondatore di Techmeme, il quale racconta della scelta di far crescere un'azienda senza cercare finanziamenti esterni. La storia di Techmeme è interessante, una azienda nel settore digital media che si è inventata un suo modello di business nel tempo, e che è diventata un punto di riferimento nel mondo per chi si occupa di tecnologia. Tutto questo senza concentrarsi sui finanziamenti per crescere, ma sulla costruzione di una sostenibilità economica. Troppo spesso insistiamo sulla ricerca di finanziamenti come passaggio fondamentale per fare azienda. Invece è possibile portare sul mercato un buon prodotto e fatturare anche senza investimenti esterni. Anzi, spesso è preferibile come cercherò di spiegare tra poco Ovviamente c'è un grande disclaimer su queste mie considerazioni, questa è la strada che abbiamo scelto noi a Mapendo, ma mi vengono in mente con facilità almeno tre buoni motivi per concentrarsi prima sul fare fatturato che sul raccogliere finanziamenti: 1. Finanziare una idea è una attività assolutamente interessante, ma estremamente pericolosa dal punto di vista imprenditoriale, sia per il soggetto che finanzia, sia per il finanziato. Quanto vale una idea, quanto vale il mercato cui ci si rivolge e quanto sarà facile farla scalare? Sono tutte domande a cui è difficile rispondere prima di avere generato il primo fatturato, ed avere quindi un modello più chiaro perché testato sui numeri reali. 2. Non tutti i mercati sono adatti a generare i ritorni sull'investimento che un fondo di venture capital si aspetta. Una azienda può avere successo e andare bene anche se non arriva ai moltiplicatori di valore che i fondi di venture capital si aspettano. Techmeme è un ottimo esempio, come dice il suo fondatore, è un esperimento di costruzione di un modello di business in un settore così in crisi come i media, per giunta senza appoggiarsi su modelli di business tradizionali. E' giusto aspettarsi un grande ritorno sull'investimento (con valori 5, 10 o 50 volte l'investimento iniziale) da una azienda di questo tipo? Techmeme produce fatturato, utili e offre posti di lavoro, quindi è senz'altro un successo, anche senza avere raggiunto questi moltiplicatori spaventosi. La maggior parte delle aziende sono sane e rappresentano un successo, senza accedere a grandi fondi per nascere e/o crescere. 3.Capire un mercato, in particolare quelli tecnologici, realizzare un buon prodotto e portarlo sul mercato richiede parecchio tempo e sforzo. Non avere la pressione addosso di dover produrre un risultato in tempi brevi migliora notevolmente le chances di successo. E' l'esperienza in questa fase del progetto che crea il know how che farà la differenza. Va da se' che mi aspetto una valutazione più alta per un prodotto che già fattura e deve scalare, rispetto ad un prototipo che aspetta ancora la prova del fuoco sul mercato. Insomma, i finanziamenti non fanno un buon imprenditore, un buon prodotto che fattura sì. Naturalmente non tutti i mercati si prestano a poter creare un prodotto senza grossi capitali (basti pensare al settore farmaceutico), per cui queste mie riflessioni sono particolarmente valide soprattutto per il settore tecnologico. In conclusione, siamo sicuri che in questo momento in Italia servano più finanziamenti per far crescere di più le aziende di nuova creazione? I fondi di venture capital si occupano di finanza ed investimenti, non di aiutare chi fa impresa a generare il primo fatturato. Aiutiamo chi fa impresa a concentrarsi sul mercato, fare un buon prodotto e venderlo, poi cercheremo il capitale per scalare.
La fine di Google?
NinjaMarketing ha pubblicato oggi una mia intervista scritta da Emanuela Goldoni in cui si prevede la fine di Google.
Il titolo è un po' esagerato, ma il caso vuole che proprio nella stessa giornata il New York Times sia intervenuto sull'argomento. La questione è abbastanza evidente per tutti. L'interesse su Internet si misura in termini di traffico, visite sul sito, consumazioni di un contenuto che pubblichiamo. Negli ultimi dieci anni Google è stato assoluto monopolista in questo settore, al punto da far nascere un business sull'ottimizzazione del traffico, il SEO.
Recentemente è arrivato Facebook, e abbiamo visto le potenzialità del suggerimento sociale soprattutto nel modo in cui consumiamo le notizie. Ormai ci informiamo più sui social network che tramite la ricerca. Qualcosa di simile sta accadendo per gli acquisti online, il suggerimento (la social discovery) si sta affiancando alla ricerca come modalità per scoprire un prodotto.
L'articolo del NYT offre anche qualche numero: Google ha costruito un business pazzesco sui search ads, che rimangono però circa un decimo del valore complessivo dell'advertising. Tutto il resto sono i cosiddetti brand ads. 550 Miliardi di USD contro i 45 circa generati ogni anno da Google.
Facebook, Snapchat e altri si muovono per andare a prendere questi investimenti. E Google è destinata a finire? Tutt'altro, la search continuerà ad essere un potente driver di transazioni commerciali, e quindi Google continuerà ad essere usata (e a generare utili). Chi si muove in questo spazio nuovo (in cui includerei anche il native advertising su cui noi a Mapendo lavoriamo) probabilmente potrà crescere ancora più di quanto Google ha fatto finora.
La fine dei social media (come li conosciamo)
Nel fine settimana ho letto due articoli interessanti di Francesca Casadei e di Francesca Cavecchia sui social media e sul loro futuro. Feba e LaFra parlano di un ambiente ormai maturo, in cui lo spazio per diffondere le informazioni è saturo e quindi bisogna cominciare a ragionare con logiche da paying media. La differenza rispetto ai media tradizionali sta nel fatto che il canale social è di nostra proprietà, è casa nostra. Quello che la piattaforma ci offre è la distribuzione agli utenti, e non ce la offre più gratis.
LaFra prende un modello della strategia di contenuto che io cito spesso, quello del Paid, Owned and Earned Media e lo aggiorna. Cosa è cambiato? I canali social sono diventati i canali principali per la diffusione del contenuto, sono in parte Earned, in parte Owned, ma più che altro devono seguire le regole dell'host (Facebook soprattutto). Francesca usa un termine efficace, Rented Media.Sono spazi nostri (spesso i nostri canali principali per parlare con il pubblico) ma dobbiamo adattarci alle regole di chi li costruisce.
L'advertising, con la sua variante Native la fa da padrone. Senza un Boost a pagamento il nostro contenuto è sempre meno visibile, come dice Feba tra poco qui sarà tutta campagna. Sono mesi che si parla di questo cambiamento, che ora si sta concretizzando per tutti coloro che vogliono essere presenti in questo spazio. Vedremo quali tecnologie e tool useremo per ottimizzare questi nuovi (e più grandi) investimenti in advertising.
In questa trasformazione ci sono due trend da tenere d'occhio. I social media sono maturi e non sono più quella prateria su cui correre liberamente. L'investimento pubblicitario è necessario per acquistare visibilità per la propria strategia di contenuto. La social discovery è uno strumento estremamente potente, di cui fino ad ora abbiamo avuto una esperienza molto limitata. Le potenzialità della discovery sono enormi, il caso di Mark Zuckerberg e dell'impatto di un suo post sull'ecommerce di un libro di pochi giorni fa fa è esemplare.
La social discovery si può paragonare al branding. Su Internet siamo portati a ragionare in termini di investimento in search advertising, quindi legato ad una intenzione esplicitata di acquisto di un bene o servizio. Per questo siamo così legati ad un termine come ROI, che Feba mette al centro del suo articolo. La discovery invece porta online il brand advertising. Che offline ha ancora un valore incredibilmente alto (10 volte circa il search advertising). Non credo che il collegamento tra social discovery e ROI debba assolutamente esistere. D'altra parte possiamo misurare il ROI della pubblicità TV o di quella outdoor?
Il secondo trend è invece legato al continuo cambiamento del mondo della tecnologia e delle piattaforme tecnologiche attraverso cui ci esprimiamo. Quelle attuali, Facebook in primis su cui spendiamo una percentuale mostruosa del nostro tempo online sono mature come i due articoli fanno notare. Rimarranno importanti anche fra dieci anni, ma una parte della nostra attività si sposterà velocemente su nuovi servizi. La mia è una previsione facile da fare, ma terrei d'occhio le immagini e la messaggistica.
Instagram supera Twitter nel numero di utenti mensili, ma soprattutto è la piattaforma più diffusa per la creazione e condivisione di contenuto. Le immagini sono contenuti emozionali e la community di Instagram è fortissima anche nel nostro Paese. Abbiamo visto ancora poco di quello che le aziende possono fare su questo canale. Per quanto riguarda la messaggistica Whatsapp con cento milioni di nuovi utenti in quattro mesi ci mostra che il settore è ancora in crescita vertiginosa (e qualcuno se ne accorge, come Repubblica).
Il messaggio è privato, ma il valore del suo contenuto emozionale è ancora una volta indiscutibile.
Riporto l'immagine di Francesca Casadei perché la trovo molto molto interessante, spero per lei non sia un problema
I documenti per un investitore
Sappiamo bene che per sviluppare una azienda è necessario ad un certo punto del proprio sviluppo cercare soldi che aiutino la crescita. Un prossimo post lo voglio dedicare al momento in cui potrebbe essere meglio cominciare questa ricerca di fondi. Nell’articolo di oggi invece voglio raccontare il materiale che abbiamo preparato per presentare Mapendo.
L’obiettivo è ovviamente quello di convincere un potenziale investitore del modello di business e dell’executionche l’azienda sta dando. Spesso il pitch è inteso come una presentazione dai forti caratteri emotivi che in pochi minuti (o secondi) convinca l’interlocutore. Io non credo sia così: nell'epoca dei business guidati dai dati e dalla loro analisi la parte emotiva riveste una importanza ma sono i numeri a decidere della bontà di una idea.
Il primo contatto con i potenziali investitori avviene online, quindi si perde buona parte del carattere emozionale dell'elevator pitch.
Noi abbiamo scelto di far girare una presentazione fatta da due documenti, delle slides che chiariscano il settore di attività dell’azienda e raccontino i risultati raggiunti fino ad ora, insieme alle potenzialità di mercato. Queste slides si devono leggere e capire senza particolare sforzo in 5 minuti. Sono destinate ad essere il primo contatto che spiega cosa fa l'azienda e in che mercato opera, comprensibili per chi non ha dimistichezza con la industry in cui l'azienda opera.
In un breve documento (un summary limitato a sei pagine, non di più) l’investitore può invece trovare informazioni più approfondita sul piano di sviluppo e sui numeri che compongono il piano. Questo documento è contiene:
Una presentazione del team e delle esperienze precedenti
I dati sul mercato in cui l'azienda opera, tratti da pubblicazioni di istituti di ricerca, istituzioni internazionali o grosse banche d'affari
La descrizione degli asset messi in piedi fino a questo momento (tecnologia, clienti, contratti in essere e fatturato)
Il piano di sviluppo per i prossimi due anni, con indicati gli step previsti sul lato tecnologico e su quello commerciale
Il piano di investimenti, con le risorse richieste e il loro utilizzo nei prossimi due anni (più una previsione per il terzo anno)
Esiste quindi un pitch? Sì, passati alla seconda fase del contatto, dopo la prima scrematura che avviene online, abbiamo preparato una versione estesa delle slides, che unisce alla presentazione del business i dati sul piano tecnologico, commerciale e finanziario. Ma questo è un altro step del percorso di presentazione della propria azienda, e merita un post dedicato
Un web più visuale
Le immagini stanno rapidamente diventando il centro del web. Lo erano già ma negli ultimi tempi il trend di condivisione delle immagini sul web sta diventando protagonista ad ogni livello. Instagram supera Twitter come numero di utenti, le foto condivise dagli smartphone sono miliardi ogni giorno e i numeri sono destinati ad aumentare. Da leggere questo post di Om Malik sulla potenza delle immagini e la loro centralità nelle attività che facciamo online
In particolare i social network stanno mostrando la potenza della attività attorno alla condivisione di immagini. Non solo Instagram, ma anche le chat (private) si organizzano sempre più attorno a questa attività, sia tramite strumenti ad hoc come snapchat che sul più ‘comune’ whatsapp.
La gif animata è un fossile dell’internet degli anni novanta, quando orribili immagini in movimento ornavano i siti. Tumblr ha reinventato questa tecnologia degli anni novanta dandole un nuovo senso, grazie ad una efficacia visuale che combina immagine e video. Quello che viene fuori è una potenza di coinvolgimento devastante, sociale e virale.
Il tool rilasciato (annunciato, visto che non è ancora accessibile a tutti) da YouTube alcuni giorni fa per creare le già animate direttamente dai video è solo il coronamento della strada verso il successo di questo strumento.
A me le già animate sono sempre piaciute per la loro efficacia, e spesso anche per l'ironia Per questo motivo da quando ho iniziato a scrivere qui cerco di associarne una ad ogni post.
A proposito, quando si deciderà Facebook a farci vedere le immagini che si muovono, senza bloccarle come fa ora?