Scrive Marc Fumaroli in Parigi-New York e ritorno. Viaggio nelle arti e nelle immagini (Adelphi, 2009, p. 219):
Attraversando l’Atlantico, gli americani si sono lasciati alle spalle la memoria della retorica greco-latina e della sua discendenza cattolica prevalente nell’Europa continentale: hanno ignorato l’arte antica e poliedrica del discorso, rivolto nello stesso tempo alla ragione, alla fantasia, all’emozione, ai sensi, e che si propone non tanto di stabilire nuove verità quanto di fare scoprire con diletto, come nuove, verità già esistenti ma nascoste, logore, dimenticate. Inseparabile dalla poetica, quell’arte di imitare tutto inventando, di trovare ritrovando, di essere sé stessi pur inserendosi in una tradizione, di essere nuovi pur restando antichi, è stata a lungo la matrice comune, in Europa, della fecondità e della straordinaria varietà di forme a seconda dei luoghi e dei tempi, delle nazioni e delle lingue. Il modernismo, come ha sottolineato Paulhan nel suo volume Les fleurs de Tarbes, ha sacrificato volgarizzandosi la risonanza di lunga durata dell’effetto sorpresa a breve termine. Nel diciannovesimo secolo americano le uniche eccezioni all’ostracismo nazionale decretato sul “canto profondo” sono gli scrittori e i poeti detti di “Concord”, Emerson che apprezzò Baudelaire, Emily Dickinson, Nathaniel Hawthorne e Herman Melville, riscoperto negli anni Trenta dal grande critico Edmund Wilson. Il romanzo meno letto, e rimasto incompiuto, di Melville, Pierre o le ambiguità, è scritto in una prosa ricca e voluttuosa che rivaleggia con il poema mitologico della gioventù di Shakespeare, Venere e Adone.
Il “canto profondo” non lo ascoltano più, lo stesso che risuona negli scrittori di Concord e nel Melville di Pierre o le ambiguità, così finisce che qualcun altro gli presti attenzione, ma nel frattempo coloro che dovevano asacoltarlo sono andati lontani, pur essendo vicini, approfondendo quel solco non tra élite e popolo, bensì tra il senso che entrambi dovrebbero avere e l’insensatezza che tutti li ricopre di un uguale grigiore.