G. Marcenaro





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G. Marcenaro
Z (Vassilis Vassilikos)
Sapeste, mio Dio, cos’è successo. Tenetevi forte, perché è successo questo. Che essendo un signore, di nome Saccà, il capo della fiction della Rai, lo chiamavano al telefono per far lavorare questo o quello, esatto, nelle fiction. Attrici, attori, case di produzione, perfino politici che gli dicevano: vedi cosa puoi fare, Saccà. Così, di brutto. Tutto intercettato. E l’Espresso, implacabile, che pubblica. A questo siamo arrivati, in Italia. A rivolgersi al capo della fiction per lavorare nella fiction. Al direttore di un giornale per lavorare in un giornale. Manca poco che bisognerà rivolgersi al Papa per diventare vescovi. Leggete questa: “Gianni Letta, il 4 ottobre 2007, chiama Saccà per raccomandare Giuditta Saltarini, la vedova di Renato Rascel, per un provino a ‘Un posto al sole’. Il 12 ottobre Francesco Sardella, capostruttura fiction, chiama Saccà e gli dice: ‘Ma quanto tieni a Giuditta Saltarini?’. E Saccà: ‘Tanto, è segnalata da Letta’”. La povera Saltarini, poi, è rimasta a spasso. Manco il provino. Quando si dice l’orgia del potere.
L'impagabile Marcenaro di oggi.
Noir all'Amatriciana
Allora anch’io. Tengo a far sapere agli inquirenti che, prima di sequestrare l’onorevole Moro, avevo portato tre volte, o quattro, non so, alcuni gigolò alla di lui moglie, Norina, la quale mi suggerì di portarne due alla signora Andreotti, che uno se lo fece seduta stante, sulla scalinata della chiesa del Gesù, ma respinse l’altro, del quale seppi in seguito essere finito in una betoniera trovata per caso. Con la Elenoire Casalegno, credo. Nel tragitto da Roma verso il lago della Duchessa, ricordo si fece tappa a Rignano Flaminio, dal momento che Pier Paolo Brega Massone, detto “o’ primario”, inseparabile da Antonio Polito, detto “o’ primario songh’io”, insisteva da tempo con Faranda che “c’è roba, date retta”. Due volte vidi monsignor Marcinkus. Una, lo andai a prendere nella sala biliardi di via Tacito dove il venerdì andava a giocare con Renato Curcio vestiti tutti e due da cardinali, l’altra volta a casa di Nicola Mancino, un demitiano di Avellino che di tanto in tanto ci dava dei pareri, e di tanto in tanto negava di averceli dati. Una volta, al bar della Pace, incontrai Amintore Fanfani e Gore Vidal, i quali, evidentemente per motivi diversi, erano talmente legati ad Aldo Moro, ma talmente legati, che, pur di convincermi a non fare sciocchezze, insistettero entrambi per baciarmi con la lingua.
Andrea Marcenaro
(titolo di Bordin, Massimo Bordin.)