Allora anch’io. Tengo a far sapere agli inquirenti che, prima di sequestrare l’onorevole Moro, avevo portato tre volte, o quattro, non so, alcuni gigolò alla di lui moglie, Norina, la quale mi suggerì di portarne due alla signora Andreotti, che uno se lo fece seduta stante, sulla scalinata della chiesa del Gesù, ma respinse l’altro, del quale seppi in seguito essere finito in una betoniera trovata per caso. Con la Elenoire Casalegno, credo. Nel tragitto da Roma verso il lago della Duchessa, ricordo si fece tappa a Rignano Flaminio, dal momento che Pier Paolo Brega Massone, detto “o’ primario”, inseparabile da Antonio Polito, detto “o’ primario songh’io”, insisteva da tempo con Faranda che “c’è roba, date retta”. Due volte vidi monsignor Marcinkus. Una, lo andai a prendere nella sala biliardi di via Tacito dove il venerdì andava a giocare con Renato Curcio vestiti tutti e due da cardinali, l’altra volta a casa di Nicola Mancino, un demitiano di Avellino che di tanto in tanto ci dava dei pareri, e di tanto in tanto negava di averceli dati. Una volta, al bar della Pace, incontrai Amintore Fanfani e Gore Vidal, i quali, evidentemente per motivi diversi, erano talmente legati ad Aldo Moro, ma talmente legati, che, pur di convincermi a non fare sciocchezze, insistettero entrambi per baciarmi con la lingua.