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“Caro Berlusconi, per Renzi non vale la fedeltà alla parola data”: lettera aperta di Massimo Mucchetti del Partito Democratico. E se lo dice lui…
Milano 15 Luglio – Su l’Unità è stata pubblicata una lettera aperta indirizzata a Berlusconi, sorprendente per obiettività e pragmatismo, perché firmata dal senatore Massimo Mucchetti del PD.
Offre suggerimenti, analisi della politica attuale, considerazioni di buon senso, ma soprattutto è un chiaro invito a non fidarsi di Renzi.
Mucchetti scrive: “Caro Berlusconi, non la capisco più. Mi rendo conto che i processi di Milano, Bari e Napoli possano avere un effetto intimidatorio e le facciano sognare la grazia presidenziale quale estremo rimedio a quella che lei ritiene una giustizia ingiusta. Ma questa volta temo stia sbagliando i conti. Mi spiego.
Ho avversato molte scelte politiche di Forza Italia e dei governi da lei presieduti, non tutte: la Cassa depositi e prestiti Spa, per esempio, fu ottima; la riforma costituzionale del 2005 aveva punti migliori di quella oggi all’esame del Parlamento. E tuttavia ho sempre ammirato la sua capacità di difendere con realismo e coraggio gli interessi suoi e di quella parte della società italiana che le si era affidata. Nel 1994, lei decise di fondare un partito nuovo per dare una voce all’Italia del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani), che Mani Pulite aveva privato di rappresentanza politica, e per servire così due finalità: a) evitare la presa del potere da parte della “gioiosa macchina da guerra”; b) avere uno scudo a difesa delle sue attività imprenditoriali che sentiva minacciate dai “comunisti”….Ma adesso? E’ sicuro di leggere bene la realtà? E’ tranquillo sul fatto che i suoi consiglieri non abbiano interessi personali da difendere più urgenti dei suoi? Il patto del Nazareno lo conosce lei, non chi non c’era. Posso dunque sbagliare, ma mi pare di aver capito che superior stabat Italicum, longeque inferior Senatus. La legge elettorale dovrebbe garantire il duopolio Pd-Forza Italia. A chi arriva primo alle urne, il governo, al secondo il monopolio dell’opposizione. Comunque andasse, a lei sarebbe andata o bene o almeno discretamente. Funzionale alla nuova legge elettorale, sarebbe l’abolizione del Senato come soggetto politico, la sua riduzione a dopolavoro municipal-regionale. Il fatto che il Pd sembri a lei finalmente guidato da un segretario-padrone, sia pure selezionato per via plebiscitaria, le fa sangue. Il partito carismatico-personale l’ha inventato Silvio Berlusconi, non altri…. Ma il patto del Nazareno non equivale a un patto tra due uomini d’affari, dove conta la stretta di mano e il resto lo sistemano consulenti e avvocati….Ma soprattutto il leader del Pd non è un uomo d’affari. Non proviene dalla “trincea del lavoro”. Renzi è un homo totus politicus. Nel bene e nel male. E mentre per l’uomo d’affari la fedeltà alla parola data fonda la reputazione, per l’uomo politico una tal fedeltà vale principalmente per gli altri, assai meno per se stesso. La reputazione di un leader politico non richiede certi prerequisiti. Ricorderà l’Enrico stai sereno… Renzi valutò che, con Letta a palazzo Chigi, il Pd avrebbe perso rovinosamente le europee e prese il suo posto in tempo utile per rovesciare i pronostici. Crede che il premier senta verso di lei obblighi superiori a quelli che aveva con il suo predecessore?”
Una dichiarazione chiara sull’inaffidabilità, sull’opportunismo e sulla lealtà altalenante di un Renzi che sa scegliere tempi e modi a lui più convenienti, incurante dei cadaveri che lascia per strada.
Ma Mucchetti specifica ancora “Vede, caro Berlusconi, mi sono fatto l’idea che Renzi segua la politica del carciofo. Oggi porta a casa il Senato come vuole lui. Domani la mollerà sulla legge elettorale e farà l’accordo con Bersani, Calderoli e Alfano. La qual cosa gli darà due strepitosi vantaggi in vista delle dure prove dell’economia: ricompattera’ il Pd e garantirà la sopravvivenza a una opposizione di centro-destra plurale, dunque divisa, dunque sostanzialmente impotente. Lei si ritroverà ad abbaiare alla luna. O a tacere dignitosamente come sta facendo Enrico Letta. A quel punto ci sarà il cambio della guardia al Quirinale. Il nuovo presidente sarà scelto da Renzi, che avrà fatto le liste del partito vincitore del premio di maggioranza alla Camera e avrà pilotato le scelte dei consiglieri regionali-senatori. Da uomo pratico, le sarà indifferente se la scelta del successore di Napolitano avverrà subito o al decimo scrutinio. Ma conterà moltissimo per lei capire se davvero il Quirinale renziano possa cancellare le sentenze( con la grazia)… Visto da lontano, il suo interesse di imprenditore e uomo politico padrone del suo destino sarebbe quello di avere un sistema politico certo capace di decidere (dunque via il bicameralismo paritario) e tuttavia ancorato al corpo elettorale (Senato a elezione diretta e, piuttosto dell’Italicum, meglio il Consultellum), capace di far pesare il proprio consenso elettorale per fare maggioranza. Come faceva il suo vero amico, Bettino Craxi”
Considerazioni futuribili che possono essere non condivise, ma su cui una riflessione va fatta. Soprattutto alla luce di un giudizio netto, lucido, pragmatico su Renzi. Soprattutto perché espresso da un esponente del PD, già giornalista del Corriere della Sera, prestato momentaneamente alla politica, ma con una carriera di acuto commentatore politico.