E’ un po’ che ci penso, perché il reportage di Paolo Pinzuti da Copenaghen mi è piaciuto, come molto spesso accade di ciò che si scrive su BikeItalia.
http://www.bikeitalia.it/2016/05/09/copenhagen-e-la-bici-un-matrimonio-di-convenienza/
Era in particolare interessante il taglio che sintetizzerei in “là hanno capito che l’utilizzo della bici nella mobilità urbana è utile a tutti, e non si tratta di una scelta di parte, di passione o militante” (o magari non solo) Taglio ripreso e sottolineato da alcuni commenti/tweet/post.
Mi è piaciuto, ma non lo condivido.
Proverò a dirlo utilizzando un parallelo, quella che credo sia l’assonanza migliore per spiegare perché, purtroppo, non può essere così.
Se avete a che fare con il mondo dell’organizzazione aziendale e della gestione delle persone, sapete di cosa sto parlando. In caso contrario, se vi va, basterà googolare per qualche minuto termini come “empowerment”, “motivazione”, “formazione”, “sviluppo dei talenti”, “investimenti in Formazione”, “welfare aziendale” (si apre un sotto-universo) “coinvolgimento nel raggiungimento degli obiettivi”, il sempreverde “team-working”.
Scoprirete un mondo infinito, spesso interessante, a volte ridondante, che va dalle super blasonate Business School, alle scuole di formazione ed Università italiane di tutto rispetto, passando per le più semplici ed imbonitorie pagine di siti web un filo più leggeri.
Nel fantastico mondo della gestione d’azienda, e soprattutto ad alti livelli, non ce n’è uno che non si dica schierato sul fronte del rispetto e della valorizzazione dei collaboratori, del trasferimento delle responsabilità, della piena partecipazione.
E di quanto questo approccio manageriale ed imprenditoriale sia obiettivamente funzionale al raggiungimento degli obiettivi, e non solo una questione etica.
Un “matrimonio di convenienza”, anche in questo caso.
Lo dicono tutti. Ma non lo fa praticamente nessuno.
Alla prima brezza, ai primi rallentamenti (pilotati) la maggiorparte sa solo metter mano al bagaglio culturale che questo paese di destra si porta avanti da almeno 80 anni: gerarchia, rigidità, accentramento di informazioni-potere-conoscenza, familiarismi, gestione basata sulla paura del “capo”, azzeramento di lungimiranti soluzioni per rendere più semplice e vivibile la vita di qualsiasi lavoratore, licenziamenti per far posto a contratti più “leggeri” (…)
Ma come? Non era funzionale ai risultati (quindi a tutti) la visione di un’azienda con uno splendido clima interno? Uno stile partecipativo? Il coinvolgimento, la formazione, la responsabilizzazione?
Non è mai utilitarismo. Lo è solo nelle tirate accademiche.
Invece, nel quotidiano, è sempre una scelta di parte.
E dipende sempre quale parte riesce ad essere convincente e maggioritaria.
E’ tutto sempre in funzione di quale visione del mondo.
E il nostro mondo del lavoro non si sogna nemmeno di lasciar prevalere “partecipazione”, “welfare”, “R.O.W.E.”, “teamworking”.
Va bene per le presentazioni. Forse.
Altrimenti stona. E’ fuori dal coro cchi ome me lo scrive, lo predica nelle aule, e lo mette in atto nel quotidiano.
Torniamo ai pedali; c’è un mondo che non si sogna nemmeno di lasciar che si evolva in quella direzione nella mobilità urbana.
http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/05/08/foto/simona_tagli-139333731/1/#1
<…“Milano non è Amsterdam, le piste ciclabili devono essere fatte altrove, all'aria aperta. Non dove intralciano il traffico e creano pericoli per chi va a piedi"...>
E’ questo paese, forse la maggioranza di questo paese, e la signora in questione è solo uno dei tanti fanti d’avanspettacolo di turno, arruolati e spediti su un platinato fronte per combattere la guerra dei loro generali.
La convenienza da sola non guida. Etica e pragmatica non trovano vie uniche, neanche laddove sono evidenti e convergenti.
A Copenaghen, chi ha prevalso aveva una visione del mondo che voleva una Città a misura di Bambine e Bambini, parteggiava per la valorizzazione del Tempo, per uno stile di vita sostenibile e sano.
Vanno tutti in bici perché ad un certo punto (per fortuna) quello è prevalso. Culturalmente, prima di tutto. Non basta la cantilena “fate più piste ciclabili e la gente andrà in bici, fate più metro e più autobus, e la gente utilizzerà il trasporto pubblico.” Neanche per sogno.
Visioni opposte del mondo.
E non mi stupirebbe scoprire che, in una fase in cui anche paesi come Olanda e Danimarca rischiano di spostare a destra il loro baricentro politico, si notassero segnali di attacco a quello stile di vita urbano ed a quella idea di mobilità. Ma lì, possono fare poco, perché nel binomio infrastruttura/cultura, le città hanno assunto volti che non puoi stravolgere, almeno nell’immediato.
Capirne l’utilità e l’economicità (in senso ampio), non basta.
Bisogna anche capire a chi è utile.
A QUALE modello di economia è utile?