Non siate solo belle.
Siate arrabbiate, intelligenti, spirituali, curiose, spiritose, avventurose, folli, talentuose.
Siate più di belle.
Leonor Roversi

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Non siate solo belle.
Siate arrabbiate, intelligenti, spirituali, curiose, spiritose, avventurose, folli, talentuose.
Siate più di belle.
Leonor Roversi
Joey KING -- i mean she’s a QUEEN!
“La felicità non è un obiettivo da raggiungere, ma un modo di essere. Per essere felici bisogna accettare se stessi senza ricercare la considerazione o l’ammirazione altrui”
Umberto Galimberti
“Il giorno in cui seppellirai tuo padre,
capirai di aver perso l’unico uomo
che voleva davvero vederti migliore di lui.”
Ci sono verità che arrivano tardi…
troppo tardi.
E una delle più dolorose
è capire, quando non c’è più,
quanto fosse importante tuo padre.
Perché mentre era vivo
forse non sei sempre riuscito a vederlo davvero.
Forse lo hai giudicato
per il suo carattere,
per il suo modo duro di amare,
per i suoi silenzi,
per ciò che non sapeva dire.
Ma poi il tempo,
che mette sempre ogni cosa al suo posto,
ti fa capire qualcosa di enorme:
pochi uomini nella vita
desidereranno il tuo successo
quanto tuo padre.
Un vero padre non compete con te.
Non ti invidia.
Non vuole vederti sotto di lui.
Al contrario…
anche se non lo dice,
anche se non lo dimostra nel modo giusto,
dentro di sé spera che tu vada più lontano,
che soffra meno,
che realizzi ciò che lui non ha potuto
e che diventi un uomo migliore di lui.
E questo amore…
è tra i più puri che esistono.
Perché spesso non si vede.
Si nasconde nei sacrifici silenziosi,
nella stanchezza,
nelle preoccupazioni che non racconta,
nei giorni interi passati a lavorare
per non farti mancare nulla.
Non era perfetto.
Non sempre sapeva abbracciarti,
ascoltarti,
dirti “ti voglio bene”.
Ma nel modo in cui ha lottato per te…
lo stava dicendo ogni giorno.
E quando lo perdi…
non perdi solo un padre.
Perdi consigli
che non sentirai più,
una presenza che credevi eterna,
una parte di te
che non sarà mai più la stessa.
E allora capisci…
che se n’è andato uno dei pochi
che voleva vederti vincere davvero,
senza condizioni,
senza ego,
senza paura di essere superato.
Per questo, se lo hai ancora…
ascoltalo di più.
abbraccialo di più.
perdonalo di più.
parlagli di più.
Perché quando non ci sarà più…
ci saranno silenzi
che peseranno per sempre.
A volte,
l’uomo che ha detto meno “ti amo”…
è stato quello che ha pregato di più, in silenzio,
per vederti stare meglio di lui.
Non metterti contro qualcuno che ha più di cinquant’anni. Sul serio.
Non sono solo un’altra generazione — sono veri sopravvissuti.
Duri come il pane raffermo, rapidi come la ciabatta della nonna —
quella che volava con precisione chirurgica.
A cinque anni capivano l’umore della madre dal rumore del coperchio della pentola.
A sette avevano già le chiavi di casa e istruzioni chiare:
«C’è da mangiare in frigo. Scalda e non sporcare».
A nove cucinavano la pasta ai fratelli più piccoli.
A dieci sapevano chiudere il contatore dell’acqua e scappare dal cane del vicino con un secchio in testa.
Passavano intere giornate fuori senza telefono,
con un programma preciso: altalene, campetto, bici, rientro quando faceva buio.
Le ginocchia, piene di croste e cicatrici, erano mappe viventi di avventure.
E sono sopravvissuti.
Le ferite si curavano con la saliva o una foglia di piantaggine.
E se ti lamentavi, la risposta era:
«Se non sanguina, non è niente».
Mangiavano pane e zucchero, o pane e olio.
Bevevano dall’acqua del tubo in giardino —
con un sistema immunitario che oggi potrebbe tenere una lezione —
e se avevano allergie, nessuno se ne accorgeva.
Sanno togliere macchie d’erba, sugo, inchiostro o ruggine,
perché «da casa non si esce vestiti male», neanche per giocare.
E poi… hanno visto e vissuto cose che oggi sembrano preistoria:
– radio con manopole enormi,
– TV in bianco e nero,
– giradischi e vinili,
– mangianastri e cassette,
– il Walkman e i CD…
e ora ascoltano migliaia di brani dallo smartphone,
ma rimpiangono ancora il rumore della cassetta riavvolta con la penna.
Con la patente appena presa attraversavano l’Italia in una Fiat 127,
senza aria condizionata, senza hotel, senza GPS.
Solo una cartina dell’ACI e un panino avvolto nella carta stagnola.
E arrivavano sempre a destinazione.
Niente Google Translate — bastava un sorriso e due parole in dialetto.
Sono l’ultima generazione cresciuta senza internet,
senza power bank,
senza l’ansia del 2% di batteria.
Ricordano il telefono a disco nel corridoio,
i quaderni delle ricette scritti a mano,
i compleanni segnati sul calendario in cucina.
Loro:
– aggiustano tutto con nastro adesivo, una graffetta o una molletta,
– avevano un solo canale TV (poi due) e non si annoiavano mai,
– “sfogliavano” l’elenco telefonico, non le notifiche,
– e una chiamata persa voleva dire solo: «Ti stavo pensando».
Sono diversi.
Hanno una sorta di amianto emotivo,
un sistema immunitario temprato dal freddo, dalla strada e da poco zucchero,
e riflessi da ninja urbani.
Non metterti contro un cinquantenne o un sessantenne.
Ha visto più cose di te, ha vissuto più a fondo.
E ha ancora una caramella alla menta in tasca,
tenuta lì «per ogni evenienza».
Sono sopravvissuti a infanzie senza seggiolini, senza caschi, senza crema solare.
A scuole senza LIM, senza computer, con solo un libro nello zaino.
Ad adolescenze senza social, senza filtri, senza selfie.
Non hanno bisogno di cercare risposte online: si fidano dell’istinto.
E hanno più ricordi di quanti file tu abbia nel cloud.
Dal web
Le donne hanno un angolo speciale del cuore destinato ai peccati che non hanno mai commesso.
Cornelia Otis Skinner
Siamo stati il salvagente di molte persone che alla fine ci hanno fatto affogare.