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Vittorio Matteucci: Claude Frollo ( Notre Dame de Paris )
Da tempo non usavo gli acquerelli e mi dispiace di aver deturpato così l'immagine del povero Matteucci. In ogni caso: tanti auguri!
Vittorio Matteucci: Conte Capuleti ( Romeo e Giulietta: ama e cambia il mondo )
SVOGLIATEZZA E PROBLEMI FISICI: INTERVISTA A LORENZO MATTEUCCI
oltre all’ampia offerta di guide, tutorial e approfondimenti, il blog di DE PRESS è uno spazio di dialogo e di conversazione. Per primo si sacrifica il nostro Lorenzo Matteucci, autore della serie di Hommage e della nuova zine Lavoisier.
Ciao Lorenzo come stai?
Tutto bene grazie
Prima di parlare di Lavoisier mi incuriosiva ricostruire il tuo percorso, perché ti sei formato come designer, poi come illustratore, ma su DE PRESS hai lavorato prevalentemente con il fumetto.
Sì, un percorso inaspettato anche per me considerando che prima ancora ero iscritto a Storia dell'Arte Contemporanea. Se da una parte mi piace pensare che nel tempo ho cercato qualcosa di più espressivo e personale, dall'altra so che sono arrivato all'illustrazione perché ho voglia di faticare il meno possibile nella vita.
A riguardo direi che il fumetto per DE PRESS è stato un evento eccezionale, il mio rapporto con le lunghe sessioni di disegno è complesso e sofferente, accuso molto la ripetizione dei soggetti e lo stare fermo su una stessa storia. Mio padre mi chiama "Er Lavativo".
Rare portrait of mi padre intento a chiamarci "Vagabondi" realizzato ai tempi del liceo dal mio amico Davide.
A proposito dei tuoi lavori precedenti, i due numeri di Hommage, oltre alla particolarità del linguaggio del fumetto, inseriscono anche l’elemento del 3D, perché hai deciso di complicarti tanto la vita?
In realtà ti dirò che me la sono facilitata! In quel periodo ero incastrato tra svogliatezza e problemi fisici. Nel dettaglio si trattava di una lesione di un nervo che ha fatto sì che due dita della mia mano smettessero di collaborare. Tutto è nato più o meno così: riuscivo ad usare il mouse con le altre dita e avevo voglia di rispolverare dopo anni i programmi per il disegno tridimensionale.
Buttai giù qualche tavola e mi resi conto che l'idea mi piaceva (ma anche che lo sviluppo sarebbe stato più sofferto del previsto). Tirai in mezzo Simone (Proietti Timperi) detto Simoncino, esperto di rap del Tennessee e compagno di mille avventure universitarie tra cui una settimana consecutiva di Burger King in pausa pranzo. Da lì è nata una grande collaborazione, ci siamo divertiti a progettare insieme ogni dettaglio del fumetto e a inventare storie che non ci siamo nemmeno sforzati di inventare più di tanto.
A proposito del tuo workflow per Hommage, anche in Lavoisier mi sembra che ci sia un meccanismo simile, nonostante le tecniche diverse. Mi sembra che tu ti approcci al disegnatore storie sempre come un designer, sempre partendo da questioni tecniche e progettuali, ha senso quello che ho detto?
Sì, ha senso ed è esattamente come dici. Credo sia un approccio dovuto ad un mix di trascorsi, perfezionismo e voglia di fare qualcosa di nuovo. Mi piace scegliere i tipi di carta, controllare la stampa, provare tecnicamente qualcosa di diverso da quello che faccio di solito. Diciamo che concepisco l'autopodroduzione come esperimento e scappatoia.
Rispetto ad Hommage, Lavoisier è sicuramente meno “fumettistico”, ma rimane un lavoro fortemente narrativo, con una storia raccontata con molta precisione ma anche in maniera molto sottile, quanto è stato difficile farlo?
Avevo già in mente la storia, e devo ammettere che raccontarla attraverso una raccolta di singole immagini non è stato facile. Per di più dovendo selezionare oggetti che avessi voglia di disegnare.
Cosa ne pensi del colore della copertina?
Look at that subtle off-white coloring. The tasteful thickness of it. Oh my God, it even has a (De Press) watermark
Riguardo alla tua attività parallela, si può dire che lavori a tutti gli effetti come illustratore freelance?
Si, si può dire.
Quando devi affrontare lavori di illustrazione, avverti un contrasto tra la ricerca autoriale e la necessità di soddisfare i desideri di un cliente, che magari vuole solamente che le illustrazioni rispettino un certo tipo di stile che piace a lui (o che lui immagina possa piacere ai propri clienti)?
Prima si arriva ad accettare il fatto che le parole "autoriale" e "cliente" difficilmente coesistono (specie agli inizi) e prima si inizia a lavorare a cuor leggero.
Verranno sempre chieste modifiche e adattamenti, dall'idea alla realizzazione. A volte sono gli stessi direttori dei lavori a proporti cosa disegnare. Quello su cui ho lavorato nel tempo (e su cui non smetto di lavorare) è la riconoscibilità delle mie illustrazioni. Ci tengo a far trapelare il mio mood, la mia persona: rispecchiarsi nel proprio lavoro è l'aspetto più gratificante e divertente del mestiere.
Adesso credo ci sia anche troppa attenzione attorno all'illustrazione, troppo rumore. È finita per essere un trend, con pro e contro del caso. Dall'esterno è il Paese dei Balocchi dove si campa disegnando, dall'interno è un mondo sovraffollato, competitivo e inquinato da chi punta a portare a casa la pagnotta senza uno straccio di amore per se stesso e per la professione (DM PER NOMI E COGNOMI)
Cosa provi quando senti parlare di “illustrazione concettuale”?
Qualche anno fa era un appellativo molto in voga; personalmente ci identificavo quel tipo di illustrazioni dallo stile simile, in cui la tecnica passava in secondo piano rispetto all'originalità dell'idea. Adesso anche le idee sono tutte uguali, quindi è diventata quell'illustrazione in cui hai scaricato Procreate a passi la giornata su Instagram.
Ricorda che qui puoi acquistare Lavoisier, la nuova zine di Lorenzo, e tutti gli altri titoli DE PRESS ^_^
Domenico Matteucci