TIME FOR YOUR BREAKDOWN: INTERVISTA A ELETTRA ESPOSITO
già in ritardo sulla tabella di marcia dopo appena due settimane, proseguiamo con le interviste di DE PRESS ai nostri autori, stavolta tocca a Elettra Esposito, autrice di lungo e impermanente corso nella nostra storia, prima con la zine Due Mani Per Pregare e le sue sculture/spille centrate attorno al verme nudo, e ora con VENDO CASA, forse la zine più brutale che abbiamo mai stampato. Una storia di amore, disperazione, paperi e palpebre.
Ciao Elettra come stai?
Lmao
Cominciamo parlando di Lucio Battisti?
sì ma niente di serio
Quando ascolti Anima Latina pensi al fatto che sia diventato una specie di culto per la scena del nuovo cantautorato italiano? Che emozioni ti provoca?
No, non ci penso. Ci sono poche cose sacre al mondo, per fortuna alcune di queste non possono essere rovinate
I dischi bianchi di Battisti mi hanno sempre attirato molto ma non sono mai riuscito ad ascoltarli, come mi consigli di ascoltarli? In che ordine? Sono interessanti o no?
In una conversazione appassionata, una persona (che a differenza mia potrebbe davvero parlare di Lucio e di musica) ha definito Pasquale Panella il più grande paroliere italiano, forse in assoluto: io per tutta risposta l’ho convinto ad ascoltare Purpose di Justin Bieber, perché in quel periodo ero manic confusa. Quindi la risposta più onesta potrebbe essere che sono una persona troppo semplice per i dischi bianchi, un’altra che Panella non lo so cantare.
Forse partirei da La sposa occidentale ma è una domanda troppo difficile e poi comunque l’ordine non esiste, lasciami in pace
Ok concentriamoci su Vendo Casa. Cosa provi quando la ascolti?
Ha una parabola strana: primo ascolto passato totalmente in sordina, nella versione dei Dik Dik che non mi piace, forse complice anche il tempismo.
L’ho risentita per sbaglio qualche anno fa a teatro, durante uno spettacolo (che non citerò perché anche quello non mi è piaciuto molto ndr) a conclusione di un anno che credevo essere stato una merda (ma invece gli anni dopo sono stati peggio lol). Nella scena un pagliaccio di corte, solo, sul palcoscenico in penombra, si siede sul trono del Re con la chitarra e la canta. Alla fine lo spettacolo è comunque valso la pena anche solo per quei 4 minuti lì. Questa casa è tutta da bruciare mi è rimasto fisso in testa, e mi suonava familiare; finalmente sono inciampata nella versione cantata da Lucio, che effettivamente compare di molto postuma.
Provo una cosa che con un mio amico chiamiamo il mix imponderabile, che è una roba di cui vado a caccia come una rabdomante autolesionista, e che non so circoscrivere bene ma forse somiglia più di altro a bittersweet, un senso di nostalgia, rimpianto, revisionismo sul passato, l’Italia negli anni ’80 che manco ero nata e le foto della vita dei tuoi quando ancora non esistevi, tornare in soffitta dopo 10 anni, le cose più belle nel momento esatto in cui si consumano, o quando ritrovi qualcosa che appartiene in modo nitido ad un momento in cui soffrivi molto, e la vita nel frattempo è andata avanti, ma te lo ricordi ancora bene. Dolce e amaro
Come mai hai deciso di illustrare e trasformare in una zine proprio Vendo Casa?
Sono un po’ ossessiva in tutto. Ho avuto Vendo Casa in testa quotidianamente per quasi un anno (gli anni precedenti è successo con All By Myself ed è stato un inferno, gli amici confermano) e avevo provato a disegnarla già prima, ma come molte altre volte dopo poco ho mollato tutto perché mi sembrava che la stessi disegnando in modo serio, e quando succede di solito mi do sui nervi da sola.
Alla soglia dei 30 l’umorismo (in senso pirandelliano) è diventato un linguaggio generoso, che mi permette di tentare di rimasticare le cose importanti
E come mai Paperino?
Paperino è L’Infelice. É un personaggio completo, complesso, onesto, umano. É bizzarro, con il senno di poi, provare un grande affetto quando sei bambina per un personaggio che incarna così bene – ma non soltanto – frustrazione, rabbia, rancore, disperazione, pertinacia, psicosi. C’è un episodio in particolare che mi tormenta più di altri, sempre per questione di imprinting, ed è Donald’s Dream Voice: Paperino è il desiderio di essere diverso, la sfortuna, il sentirsi miserabile e perseguitato, l’avvicinarsi ai propri sogni e vederli svanire, il confronto con gli altri che sembrano vivere senza difficoltà. Non mi ha fatto quasi mai ridere
giugno 1994
Oltre ai personaggi e all’elemento lirico, c’è un altro grande protagonista in questa zine, le palpebre lucide e metalliche, cosa ti attira di questo elemento grafico? Parlami delle palpebre lucide e metalliche.
Le palpebre lucide e metalliche sono il paradigma di sensualità e dramma. Sono stata innamorata in modo carnale di Jessica Rabbit tutta la mia vita, e – per pura gioia personale e per esercizio – negli ultimi anni ho preso l’abitudine di ridisegnare occasionalmente personaggi ed elementi Disney e Warner. Anche questi rientrano tra le cose sacre che non possono essere rovinate, quindi anche se riconosco un trend nel ritorno ad un certo stile di animazione soprattutto anni ’30-’40, non ci penso. Per quanto riguarda le palpebre, posso dire che sono certa di ritrovarci qualcosa dentro che va oltre l’estetica, di cui comunque sono innamorata. E credo che questo qualcosa – senza addentrarmi troppo nell’argomento – abbia a che fare con un’idea di femminilità che da piccola mi sembrava irraggiungibile e perfetta, la capacità di essere suadenti, delicate e desiderabili. Shoutout to the patriarcato: non è questa la femminilità, ma penso che continuerò ad amarne anche questa versione, almeno animata, senza psicoanalizzarmi più del dovuto
VENDO CASA è una storia di un personaggio che si spinge oltre ogni limite anche a scapito della propria ben nota fragilità e disperazione. In precedenza, nella tua zine Due mani per pregare e in altri lavori, ti eri concentrata molto su di un Verme in cui ritrovo molti tratti in comune. Che ne pensi dei vermi e del disegnare vermi.
Dei vermi penso ogni bene ma penso soprattutto questo:
Penso che è stato molto bello farlo, ma anche che è più cauto non sentirsi troppo coinvolti in quello che si disegna e mette online
In parallelo all’attività di disegnatrice e illustratrice stai lavorando con risultati notevoli anche con il ricamo. Ci trovi delle divergenze, rispetto al disegno, o sono esperienze che si alimentano a vicenda? È più divertente ricamare?
Come sai non trovo “divertente” il disegnare, che è una caduta libera verso l’autocommiserazione, quindi posso dire di sì. Ma per me è soprattutto molto diverso il livello di assorbimento mentale. Dopo aver pianificato il modo di procedere, la ripetitività del ricamo diventa una esperienza extracorporea. Apprezzo molto ogni attività che mi rende un robot, o che divora il tempo. Sono molto meno costante e molto meno determinata nel disegnare, forse perché sono meno assente. Dal ricamo non mi aspetto niente né provo vergogna, quindi la soddisfazione è grande
L’ultima cosa che ti chiedo è se ti sei mai sentita come il protagonista di VENDO CASA e cosa consiglieresti a chi deve affrontare un trasloco in questi assurdi mesi.
grazie per la lettura e ricordate che VENDO CASA e le altre nostre zine sono tutte disponibili nel nostro shop online ^__^


















