Odi et Amo
Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior. Odio e amo. Perché io faccia questo, forse domandi. Non lo so. Ma sento che accade e mi tormento. Catullo - Carme 85
Nella mia alchimia quotidiana ho mischiato questo celeberrimo carme di Catullo con un recente studio firmato da Semir Zeki e John Paul Romayae, condotto presso l’University College di Londra. In questo articolo viene descritta la mappatura dei circuiti cerebrali durante l’espressione di odio ed amore. La scoperta, così ben anticipata dal poeta latino, è che odio ed amore risiedono nelle medesime aree encefaliche, in modo particolare nel putamen e nell’insula. Il putamen risulta in modo esplicito coinvolto nelle azioni di disprezzo e nella preparazione di azioni aggressive, ma è allo stesso modo attivato nelle sensazioni di amore romantico. Esistono anche delle differenze a livello cerebrale tra odio ed amore. La maggiore di queste vede l’attivazione della corteccia, associata a giudizio e razionalità nei momenti di odio, aree che viceversa sono quasi per niente interessate dai sentimenti d’amore. Insomma l’amore rende ciechi e l’odio invece consente di calcolare le mosse opportune per danneggiare il nemico. L’attivazione di larga parte di aree comuni consente tuttavia di passare con rapidità tra i due sentimenti ed è quindi comprensibile l’esternazione del poeta, traslata anche nel proverbio popolare che recita: “Tra l’odio e l’amore il passo è breve”. La mia ultima considerazione riguarda il fatto che anche le azioni più complesse hanno figure semplici che le possono rappresentare, le labbra si allontanano per pronunciare la parola “Odio”, ma si avvicinano fino a toccarsi per dire “Amore”.
Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior. Odio e amo. Perché io faccia questo, forse domandi. Non lo so. Ma sento che accade e mi tormento. Catullo - Carme 85
Nella mia alchimia quotidiana ho mischiato questo celeberrimo carme di Catullo con un recente studio firmato da Semir Zeki e John Paul Romayae, condotto presso l’University College di Londra. In questo articolo viene descritta la mappatura dei circuiti cerebrali durante l’espressione di odio ed amore. La scoperta, così ben anticipata dal poeta latino, è che odio ed amore risiedono nelle medesime aree encefaliche, in modo particolare nel putamen e nell’insula. Il putamen risulta in modo esplicito coinvolto nelle azioni di disprezzo e nella preparazione di azioni aggressive, ma è allo stesso modo attivato nelle sensazioni di amore romantico. Esistono anche delle differenze a livello cerebrale tra odio ed amore. La maggiore di queste vede l’attivazione della corteccia, associata a giudizio e razionalità nei momenti di odio, aree che viceversa sono quasi per niente interessate dai sentimenti d’amore. Insomma l’amore rende ciechi e l’odio invece consente di calcolare le mosse opportune per danneggiare il nemico. L’attivazione di larga parte di aree comuni consente tuttavia di passare con rapidità tra i due sentimenti ed è quindi comprensibile l’esternazione del poeta, traslata anche nel proverbio popolare che recita: “Tra l’odio e l’amore il passo è breve”. La mia ultima considerazione riguarda il fatto che anche le azioni più complesse hanno figure semplici che le possono rappresentare, le labbra si allontanano per pronunciare la parola “Odio”, ma si avvicinano fino a toccarsi per dire “Amore”.













