Lo sapevate?
Spesso dietro il significato di una parola c’è una metafora (ma magari di metaforologia parleremo un’altra volta).
Comunque, mi sembra molto interessante mettere a confronto le metafore sottese da due parole più o meno sinonimiche in due lingue dalla diversa origine.
Vi riporto l’esempio di flawless, che in inglese come ben saprete è un modo per dire “perfetto”, “senza difetti”.
Dunque, attenendoci a questa parola, la perfezione consisterebbe in qualcosa che sia privo di brutture, di nei, di errori.
La parola italiano “perfetto” sottende invece una metafora leggermente diversa, anche se sovrapponibile per significato a flawless: deriva infatti dal participio passato latino perfectum del verbo latino perficio (oggi purtroppo scomparso, ma che se fosse rimasto suonerebbe grossomodo “perfare”), che significa fare fino in fondo, e quindi finire di fare qualcosa.
Dunque, se qualcosa di flawless è privo di sbavature, una cosa perfecta è invece compiuta, finita, non ulteriormente migliorabile perché ultimata.
Ecco come da un significato comune si possono ricavare, a partire da due lingue distinte, due metafore retrostanti leggermente divergenti.














