un giorno al famoso retore demostene fu negato dagli ateniesi un intervento in assemblea. egli insistette nel chiedere la parola, garantendo che sarebbe stato breve. gli fu concessa e raccontò di un giovane che, in un giorno d’estate, preso in affitto un asino per recarsi a megara, si mise in cammino con asino e padrone dell’asino. a mezzogiorno, sotto il sole cocente, giacché entrambi cercavano riparo all’ombra dell’asino, nacque tra loro una disputa. il padrone sosteneva di aver affittato al giovane l’asino, e non la relativa ombra; per contro il giovane reclamava, avendo versato la quota pattuita, i propri pieni diritti su asino, annessi e connessi.
demostene chiuse qui il suo racconto e fece per andarsene: fu fermato dagli ateniesi che volevano sapere come fosse poi andata a finire. la sua reazione (verosimilmente stizzita - aggiungo io, sebbene la fonte greca non faccia cenno allo stato d’animo) fu di questo tono: “ah si? dell’ombra dell’asino volete sapere il finale, mentre se devo parlare di cose serie non vi interessa, eh? bravi!” (il “bravi” finale è interpolazione personale di chi scrive)
sicché stamani ho subito riportato la cosa agli stude di quarta, facendo loro osservare che l’aneddoto è perfettamente riadattabile alla loro categoria, aggiungendo come argomentazione il racconto di un (uno dei millanta) episodio analogo tratto dall’esperienza personale e come osservazione a latere il fatto che il racconto del racconto di demostene lo si può considerare un metaracconto