Suono e ho ripreso ad allenarmi. Lascio andare...
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Suono e ho ripreso ad allenarmi. Lascio andare...
Mi sento come quando sai che nessuno ci terrà mai così tanto da metterti al primo posto, ancora prima di se stesso, perché per una volta vorrei sapere come ci si sente ad essere l’unica opzione, ad essere imbattibile e insostituibile. Vorrei sapere cosa si prova davanti ad un “se non c’è lei, io non vengo” o cosa si prova ad avere sempre un posto riservato, ad avere qualcuno da chiamare a prescindere da tutto. Mi sento come quando vorresti essere felice, ma la felicità per te è talmente assurda che, quando arriva, fai di tutto per distruggerla.
Psicolesbo che? dramma? Palo? #Psicolesbopalo.
Ok, lo faccio perché ho promesso a me stessa che avrei gestito le mie emozioni in modo più adulto e maturo, quindi devo scrivere come mi sento sennò non riconosco le emozioni e rischio di fare casini in futuro. Magari ne nascerà una rubrica interessante, tutte le esperienze fallite di N, ne ho una caterva uagliù. #tuttiimieipali okay dunque, emozioni.
Mi sento un po’ stupida e quasi, forse, in colpa, per un fatto non mio. mi sento forse più stupida per averci provato, solo perché è andata proprio in modo assurdo e perché se avessi letto meglio i segnali avrei potuto evitare a me stessa la figura di merda. Quindi forse se parlo di figura di merda è perché provo anche un po’ vergogna e mi viene da nascondermi. Credo sia perché ho di nuovo mostrato la mia vulnerabilità e non dico di essere stata rifiutata, perché non sarebbe vero MA comunque non ho ottenuto quello che volevo. Cioè un po’ di sweet lady love and affection? Però ok, col senno di poi, potevo, ma in realtà avendola silenziata ovunque non potevo prevedere. E, nel dubbio, sti cazzi.
Quindi sì, mi farà ridere e vergognare il pensiero di aver scritto ad una tipa che frequentavo, dopo averla rivista su tinder, per scoprire di aver matchato. Ma involontariamente per lei, e, inoltre, dopo aver appreso che stesse cercando un... threesome? Ok, è esilarante ma basta così io comincio a credere che la vita relazionale, di coppia, non sia il mio destino.
Forse devo stare da sola ancora per un po’, come se non fosse una cosa che mi ripeto per calmarmi ogni, circa, mese e mezzo. Porca miseriaccia, non so se troverò mai la mia persona in questo mondo. Porca miseria.
Mi sento come se stessi vivendo un tempo preso in prestito.
SENTIRSI BELLI O BRUTTI Lo psicologo, come è facilmente intuibile, utilizza le parole come strumento principe del suo lavoro. Tuttavia non si può negare un'altra importantissima fonte di informazioni altrettanto utile per il suo scopo. Stiamo parlando del corpo. Freud, già nel 1905, scrisse . Il corpo così inteso è di importanza capitale nella pratica clinica, sopratutto con una certa tipologia di persone quali ad esempio gli adolescenti per i quali molti dei conflitti sono espressi ed esplorati attraverso la manipolazione del proprio corpo. Non nasciamo in un vuoto sociale. Il corpo si connota secondo un genere, secondo quelle che sono particolari mode, culture, ragioni, obbiettivi e desideri. Per tali motivi è impossible pensare ad un “corpo naturale” se non ad un “corpo dato” che potrebbe generare insoddisfazione, inadeguatezza a fronte dello sguardo altrui e a fronte di una influenza mediatica sempre più profonda, netta, capace di dettare canoni e regole estetiche. L'Io si sviluppa a partire dalle prime esperienze di contatto epidermico tra il bambino e chi si occupa di lui. L'altro - sia esso la madre, il padre o chi ne fa le veci - aiuta in questo modo a mettere insieme, in maniera sensata, quelle che per il bambino al momento della nascita sono esperienze sensoriali altrimenti troppo caotiche, disorganizzate e ingestibili. E’ poi da questi primi scambi sensoriali ed esperienze corporee che si determina lo sviluppo del sé-corporeo e quindi del Séuna volta adulto. Quando un nostro amico, anche scherzosamente, ci dice di sentirsi brutto o di non piacersi fisicamente, che vorrebbe farsi “qualche intervento chirurgico di ritocco” o di andare più spesso a correre e in palestra sicuramente ci sta comunicando informazioni importanti rispetto ai modi in cui questo è stato guardato e ai modi in cui veniva trattato, accudito, toccato, pulito, abbracciato. Laddove ci siano state difficoltà nella relazione sensoriale/epidermica con il cosiddetto “altro” - siano esse dovute al temperamento del bambino o a quello dell'altro - potremmo trovarci difronte ad un'adulto a cui gli è impossibile “sentirsi a casa” nel proprio corpo o sentire quel corpo come suo. Queste difficoltà porterebbero allora allo sviluppo di vere e proprie forme di disagio che vanno dalle forme più patologiche (come il ripudio, la modifica e la negazione) a quelle che riguardano particolari stili di vita, particolari usi di capi d'abbigliamento, di creme e prodotti ecc. Tutti noi modifichiamo i nostri corpi, ogni volta che seleziono cosa indossare al mattino o come truccarci, come pettinare i capelli ecc. Ma come dice splendidamente la psicoanalista Alessandra Lemma nel suo libro “Sotto la pelle” .Le modifiche e le manipolazioni del corpo - vedi tatuaggi, gli interventi estetici e cosmetici, gli anabolizzanti, i piercing - altro non sono che una risposta ai conflitti psichici il cui profondo dolore mentale si risolve con una “revisione” del proprio aspetto esclusivamente esteriore. Ecco che allora diventa fondamentale osservare meglio il corpo perché come ribadisce la già citata lemma . BIBLIOGRAFIA Anzieu D., L'io pelle, Borla, 2005 Freud S., Tre saggi sulla teoria sessuale, OSF, vol. 4 Lemma A., Sotto la pelle, RaffaelloCortina Editore, Milano 2011
E poi c’è quella paura di disturbare e di sentirmi di troppo che resta anche quando tutto intorno a me passa.
Mi sento un fallimento