14 Giugno 1977 - Quasi le 23.00
Uranus
La serata stava degenerando, non aveva mai intrapreso due conversazioni con due ragazze in poco tempo, senza rimettere qualcosa addosso alle persone in questione.
Tutto quel parlare però, gli aveva messo sete. O meglio, non sapeva se aveva bisogno di bere per dissetarsi, oppure per recuperare i liquidi che aveva perso parlando con Amelia.
Perché se con Sharon non aveva sudato così tanto, con Amelia invece, si.
Il ricordo di lui e lei seduti sul divano della casa comune di Tassorosso, con un grosso ed evidentissimo problema intimo, lo agitava a tal punto da confermare il suo essere sfigato.
Uranus si versava con estrema attenzione, senza far gocciolare, il punch all’interno del suo bicchiere. Era la prima volta che assaggiava quella bevanda ed era proprio curioso di sapere se gli sarebbe piaciuta o meno.
Soddisfatto di non aver sporcato nulla, alzò il gomito per portarsi il bicchiere alla bocca e cominciare a sorseggiare il liquido colorato, nello stesso attimo che si girò verso destra.
Urtò velocemente lo studente che era al suo fianco, perdendo dalle mani il bicchierino e per riprenderlo -salvarlo- goffamente con l’altra mano.
Non serve dire che il punch era più addosso a entrambi i ragazzi, che all’interno del bicchiere.
Uranus non aveva proprio notato che vicino a lui, c’era Miguel; che evidentemente voleva pure lui bere o sgranocchiare qualcosa.
Il Tassorosso non sapeva proprio cosa dire, era che fissava il disastro che aveva combinato con la bocca completamente spalancata.
Miguel
Miguel aveva sempre fatto attenzione a non girare intorno ad Uranus. Erano anni che ci riusciva benissimo. Eppure, da quando avevano avuto lo spiacevolissimo incontro ravvicinato, sull’Espresso di Hogwarts e, sopratutto, da quando era stato ripreso da Loralyn Siegel - la quale l’aveva colto a parlare del sopracitato come fosse un fenomeno da baraccone - il Corvonero stava provando a comportarsi esattamente all’opposto del suo solito.
Dapprima in realtà, si era giustificato dicendosi che lui non faceva nulla per sottolineare la condizione da emarginato del Tassorosso. Era cocciuto, Miguel; per di più, era amico di molti ragazzi impopolari e questo, secondo il suo imparziale giudizio, faceva di lui una brava persona; quella Loralyn non ci aveva capito niente di lui. Da qualche settimana tuttavia, come anticipato, aveva cominciato a rendersi conto che, pur non facendo nulla, con il suo semplice atteggiamento schivo, e riluttante, in qualche modo ci aveva messo del suo. Anzi, forse quel che faceva lui era persino peggio. Perché perlomeno, chi lo disprezzava, aveva il coraggio di farlo apertamente.
Miguel però non si limitò solo ad individuare dove fosse il suo errore. Cercò anche di capire perché con Uranus si fosse sempre comportato diversamente e non avesse mai provato ad offrirgli amicizia - come, appunto, aveva fatto con altri studenti. Arrivò alla conclusione che, se non l’aveva fatto, la colpa era proprio Uranus. Gli aveva sempre dato l’impressione di non voler riabilitare la sua immagine. A supportare la sua tesi vi era il fatto che fosse amico di Thorfinn Rowle. Come poteva essere amico di uno di quelli che, per quel che sembrava a Miguel almeno, più lo maltrattava?
Decise di avvicinarsi al tavolo del buffet proprio per prenderlo da parte e dirglielo; per offrirgli il punto di vista di una persona intelligente. Intelligente e disinteressata. Avrebbe fatto una buona azione sul serio quella volta, non a metà - perché comunque, secondo lui, parlare ad Uranus le volte in cui si erano incontrati, era sto indice di bontà d'animo. Camminando si ripeté mentalmente il discorso e, stranamente, si rese conto di quanto insensibile sarebbe stato, da parte sua. Sostanzialmente stava per andargli a dire “ehi, se non sono stato sinceramente gentile con te, e se ho sempre trovato pesante la tua presenza, è colpa tua che ti fai prendere in giro dagli altri”.
❝ Te mato. ❞
Karma. Fu il karma a far sì che Uranus gli rovesciasse addosso il punch. Attonito, Miguel guardò la bocca di Uranus spalancata, riuscendo solo a pensare che avrebbe fatto meglio a chiuderla, o gli ci avrebbe ficcato dentro un piede... era un po’ arrabbiato. Il vestito; le scarpe; era tutto nuovo ed ora gliel’aveva inzozzato!
❝ Dios mío, te mato. ❞
Uranus
Uranus era sinceramente dispiaciuto per Miguel, per il suo completo rovinato e per l’ennesima figuraccia che faceva in sua presenza. Dopo aver chiuso la bocca, rendendosi conto che sembrava ancora più imbranato di quanto non lo sembrasse già, cominciò a balbettare lettere a caso perché non sapeva veramente cosa dire.
Non sapeva come scusarsi, come rimediare al suo totale pasticcio che aveva causato. In più, sentire come sottofondo delle parole incomprensibili in una lingua che non conosceva (perché di spagnolo conosceva solo il saluto), lo agitavano ancor di più. Soprattutto perché il tono che stava usando Miguel contro di lui, era un tono alquanto minaccioso.
Uranus voleva sotterrarsi.
Quasi con le lacrime agli occhi per la situazione e lo stress generale di tutta quella serata, i suoi occhi vagarono su tutto il corpo di Miguel. Si muovevano velocemente così come il volto, così come le mani aperte portate quasi davanti al petto del colombiano.
« SCUSA! » Urlò, in preda al panico. « SCUSA - SCUSA - SCUSA - SCUSA... » Continuò a chiedere perdono come un disco rotto, dopo quel momento di silenzio che lo fece ragionare; non sapeva come chiedere scusa? Lo fece a raffica cercando di non ascoltare quelle parole che gli sembravano fossero parolacce.
Meglio le parolacce che minacce di morte.
Si girò velocemente, continuando a chiedere scusa con un tono di voce alto e squillante, come se volesse farsi sentire. Come se, più la sua voce fosse acuta più avrebbe avuto possibilità per essere perdonato da Miguel.
Ancora in preda all’imbarazzo, al panico di non poter fare nulla e di non trovare niente per pulirlo, cominciò a toccare qualsiasi cosa che c’era sopra il tavolo del buffet; bicchieri, contenitori colorati con schifezze croccanti varie, piatti con avanzi, e finalmente; tovaglioli.
« USA QUESTI! » Urlò ancora.
Uranus afferrò in malo modo e senza tatto, una cinquantina di fazzoletti di carta.
Dalla velocità, ne perse alcuni a terra, i rimanenti che aveva ancora tra le mani erano completamente rovinati, a causa della sua stretta esagerata.
« TIENI! NO È STATA COLPA MIA FACCIO IO! » Parlava a vanvera, con gli occhi sbarrati e l’agitazione che saliva ancora di più.
« PULISCO QUI! ECCO ANCHE QUA, OH SANTO GIOVE MI DISPIACE, SCUSA-SCUSA-SCUSA-SC... » Era veloce nel parlare tanto quanto ad asciugare le macchie di liquido ancora visibili sul completo di Miguel.
Non lo stava più a sentire, Uranus. Il non sapere cosa fare e il rimediare al suo sbaglio lo hanno portato ad una confusione terrificante. Così tanta confusione che non stava ascoltando se Miguel lo stava ancora rimproverando in spagnolo e con quel tono di voce timoroso. Era solo concentrato su sé stesso e su cosa poteva fare per rimediare.
Pensò dunque di prendere altri fazzoletti, buttando a terra senza pensarci quelli usati fino a quel momento.
« ASPETTA SEI ANCORA BAGN...» Dopo essersi girato per tornare a salvare il salvabile di quell’abito:
« ...AAH! »scivolò con la punta del piede sopra quell’ammasso di fazzoletti bagnati che c’erano tra loro. Perse l’equilibrio in avanti ma senza cadere a terra. Non cadde rovinosamente a terra perché c’era Miguel a sostenerlo. Più che altro, c’erano le sue labbra.
Mentre era scivolato in avanti, non aveva fatto a tempo di tenersi all’estremità del tavolo, successe tutto così in fretta che non ci aveva neanche pensato, in realtà.
Quindi, anche a causa della vicinanza che c’ara già precedentemente tra i due, Uranus diede il suo primo bacio (se bacio poteva essere chiamato) grazie al suo essere un imbranato.
Inutile dire che si tirò indietro subito dopo aver percepito le labbra di Miguel sulle sue; allontanando il viso con la stessa identica espressione di quando gli versò addosso il ponch.
Miguel
Non gliene importava più niente; né del fatto che Uranus avesse bisogno di amici sinceri come lui, né dell’incidente. Ne aveva abbastanza.
Per quel completo e per quelle scarpe, i suoi genitori avevano fatto dei sacrifici. Non lo stette a sentire. Ignorò tutte le sue scuse. Era pronto a detestarlo in silenzio fino alla fine dei suoi giorni.
Uranus voleva sotterrarsi.
Miguel voleva sotterrarlo.
Livido, gli intimò di starsene zitto e fermo. Poco ci mancò che non lo bloccasse lui stesso.
❝ Oye, non mi devi toccare ❞ cercò di contrastare l’avanzata frenetica di quelle mani infazzolettate, con piccoli scatti scorbutici delle braccia. Il pavimento a loro circostante, nel frattempo, si colorava del viola dei tovaglioli: Uranus li stava indecentemente buttato a terra.
❝ Ci penso io ❞ ripeté, fumante, provando a fare un passo indietro - due sarebbe stato meglio. Gliene strappò uno di mano e questa volta si dovette trattenere dall’istinto di spingerlo via.
Non osava guardarsi intorno. Farlo, avrebbe reso evidente l’alta considerazione che aveva all’opinione altrui. Parte della sua collera si riconduceva a questo: si stava comportando esattamente come Hogwarts si aspettava che uno studente reagisse ad un danno inflitto da un soggetto con la reputazione di Uranus. Aveva visto studenti seviziarne altri per molto meno. Una ragazza di Grifondoro era stata cruciata senza che avesse fatto nulla di male; se lo ricordava bene.
Lui non sarebbe mai sceso a quei livelli, ma non voleva neppure far la figura del debole che, difronte ad un torto, non faceva una piega.
❝ Uranus non sto giocando, levami le mani di dosso o te lo giuro… ❞ urlare non gli piaceva, ma arrivato a quel punto anche la sua, di voce, era alta. Se ne accorse giunto al culmine della sua minaccia. S’interruppe per prendere un grosso respiro. Doveva essere superiore. Strinse i pugni. Guardò in basso, per concentrarsi su un qualcosa di stabile e non in frenetico movimento.
Il bacio non lo vide arrivare.
Tirò su il capo, deciso ad uscire da quella situazione e la faccia del Tassorosso gli piombò addosso senza che potesse dire o fare alcunché. Paonazzo come le sue scarpe, come la ciotola del punch, come le loro labbra a contatto; il fiato mozzo; occhi spalancati; Miguel rimase pietrificato. Fu l’altro, il primo a distaccarsi.
Rotta quell’unione, per il Corvonero fu come recuperare il senso dell’udito. Tutti i bisbigli dei presenti, le risatine, la musica alta, le voci lontane, gli riempirono la testa. Lo stesso fece il martellare crescente del suo cuore. Saturo di tutto, dalla rabbia, non vide più Uranus, ma solo una sagoma sfocata. E gli tirò un pugno.
Uranus
Se Miguel non aveva visto le labbra di Uranus avvicinarsi alle sue, Uranus non riuscì a notare in tempo il pugno che Miguel gli tirò in pieno viso, prendendo in pieno lo zigomo sinistro.
Il Tassorosso un attimo prima pensava a che grave guaio avesse combinato. La figuraccia fatta con il Corvonero lo aveva fatto arrossire fino alle orecchie, ma era più spaventato riguardo alle voci di corridoio ad un’eventuale scontro con il Corvonero. Potevano essere letali le chiacchiere, lo sapeva molto bene Urina. Cosa avrebbero detto i loro compagni di casa? I ragazzi più grandi Serpeverde che non aspettavano altro che bullizzare i più piccoli? Era già Urina, era già un lurido mezzosangue, non voleva essere preso di mira anche a causa della sua sessualità, per quanto in questo caso non c’entrasse nulla siccome quel bacio era stato dato solo per sbaglio.
Uranus si sentiva bene con sé stesso, non gli importava essere diverso sotto quel punto vista. Ma gli ignoranti avrebbero compreso che non era un male essere bisessuale? Mezzosangue, Babbano, o anche semplicemente impacciato e timido?
Avrebbero reso la vita impossibile pure a Miguel? Uranus non se lo sarebbe mai perdonato.
Un attimo prima aveva tutti questi pensieri che gli frullavano velocemente in testa, un attimo dopo sentì solo un dolore lancinante allo zigomo.
Con quel pugno così veloce e carico di rabbia, non riuscì a scusarsi nuovamente. Emise solo una specie di grugnito misto ad un urlo di sorpresa -coperto dalla musica alta in sottofondo- che lo accompagnò fino al bordo del tavolo. Perché si, Uranus era così magrolino e basso che un pugno del genere gli fece prima girare il volto velocemente e poi perdere completamente l’equilibrio fino a girare quasi del tutto il corpo, o almeno, finché perdendo l’equilibrio la fronte non trovò lo spigolo del tavolone ben allestito.
Un dolore lancinante sul petto a causa della vergogna del momento, una bruciatura sulla parte del viso sinistra a causa del taglio in cui le nocche di Miguel crearono sulla pelle liscia e bianca di Uranus, e la botta che iniziava a colorarsi di vinaccia intorno allo zigomo, erano nulla a confronto allo spigolo che colpì.
Un colpo sordo per lo scontro, e poi il nulla.
Uranus vide nero, il buio.
Caduto a terra, rimase completamente privo di sensi.