₂₀ ʟᴜɢʟɪᴏ ₁₉₇₇
↷ #001 𝗏𝖺𝖼𝖺𝗇𝗓𝖾.
Con Marlène a farsi una nuotata nel lago scozzese del quale Sirius ignora tutto ciò che un comune babbano, armato di cartina, saprebbe snocciolare su due piedi, si sente finalmente libero di starsene rintanato in tenda a crogiolarsi nel dolore che, da giorni, si ostina non solo a reprimere ma anche a mettere a dura prova!
Si è a malapena alzato per dare il buongiorno a tutto il gruppo, quella mattina, prima di correre nuovamente al riparo della sua confortevole branda.
Debole e stanco, se non collassa nel mondo dei sogni è unicamente perché il pulsare delle contusioni lo tiene sveglio. Quello, e pensieri di varia natura ma con il medesimo, inconfondibile intento, di privarlo anche della salute mentale.
Unirsi ad un viaggio, in segreto, portandosi dietro, per di più, la sorella nevrotica della sua compagna di Grifondoro, non era stata una brillante idea. Specie perché quella pazzia gli era costata una notevole ricaduta. Per questo non poteva farne parola; le McKinnon lo avevano rimesso in sesto con fatica e lui buttava tutto all'aria per cocciutaggine.
Perché saperla sola, con Lily, dispersa chissà dove... di quei tempi non era ammissibile.
Dev'essersi anche preso l'influenza, o qualcosa; perché non fa che tossire, sicché a star sdraiato non ce la fa più e si alza, scalzo, per andare nella zona comune a sonnecchiare seduto sul divano.
Qui trova Emmeline a gironzolare nella zona della cucina. Si sono già visti prima per cui non la saluta e si butta solo sul divano sfatto tanto quanto lui: tra pantalone del pigiama arrotolato una gamba sì e l'altro no, maglietta sbrindellata e capelli arruffati, manca solo la riga del cuscino sul volto a renderlo perfetto come vittima di un lupo mannaro.
« Stai facendo il tè? » domanda ad occhi chiusi; testa abbandonata contro lo schienale.
Emmeline
Emmeline, quando si è svegliata per la seconda volta quella mattina, ha realizzato contemporaneamente tre cose: è più tardi del solito, Remus (conoscenza) le ha lasciato un bigliettino in cui velocemente ci sono scritte le parole ‘cibo’, ‘pane’ e ‘alcool’ unite da verbi incomprensibili che forse vogliono comunicarle che è andato in paese con alcuni degli altri – non si sa chi, non si sa quando- per fare provviste.
Emmeline ha ringraziato il cielo per il non essere stata svegliata quando, dopo colazione, si è riappisolata sul divano. Dorme così male, nell’ultimo mese e mezzo, da far sembrare ogni piccola pennichella rubata come vero e proprio oro. Senza contare che si è rintanata lì, con addosso una coperta, perché oggi le sembra particolarmente umido.
Certo, nella tenda magica la temperatura è sempre stabilmente piacevole, ma quando aveva messo fuori il capo e vista la nebbiolina mattutina farsi più insistente del solito sul lago, ha recitato un ‘nope’ a mezza voce, tornando dentro e abbandonandosi al lusso dell’ozio.
Si è svegliata perché ha sentito qualcosa. Non sa cosa, inizialmente. Si mette seduta, realizzando che oltre alla coperta, addosso ha anche un maglione di Remus, che si infila in tempo zero, prima di alzarsi, infilando le pantofole.
Realizza solo a questo punto, mentre sta legando un crocchio di capelli sul capo come una vera casalinga disperata, da dove provenga la fonte del rumore. Qualcuno sta tossendo con l’intensità di un vero leone! E quel qualcuno lo sta facendo dalla zona dove dormono le ragazze. Ora, per quando Marlène e Petunia (conoscenza) siano incredibilmente forti e determinate agli occhi di Emmeline, dubita che sia una delle due giovani ad avere quella sorta di caverna catarrosa nel petto.
Rimane quindi il loro inquilino occasionale, Sirius. In effetti, non lo ha visto molto bene quella stessa mattina. Pallido come un morto, con la bocca impastata e una magra colazione per gli standard di un adolescente medio di diciassette anni.
Va da sé che Emmeline è anche a conoscenza del fatto che Sirius è sottotono dall’inizio di quella vacanza e per quanto lui possa fare il coglione (ruolo che se si impegna, calza con una maestria assolutamente innata, soprattutto con James e Remus come spalle), non è il solito Sirius. Forse psicologicamente, ma senza ombra di dubbio fisicamente.
Delle ferite che ha riportato, Emmeline sa poco o niente. Non ha chiesto molto né a lui né a Marlene. Ha dato per scontato che sapesse gestire la guarigione, vista la sua partecipazione alle vacanze di gruppo, ma poi si ritrova a pensare che magari e solo /magari/, Sirius se ne è altamente sbattuto le scatole ed era partito lo stesso.
Sospira e si alza, prendendo la bacchetta e rassettando coperta e tavolo, lasciato in modo un po’ disgraziato durante la colazione. Accende anche il fuoco sotto al pentolino dell’acqua, prendendo la sua borsa con le scorte per metter insieme un infuso che possa far passare quella brutta tosse al moro.
Non ha nemmeno bisogno di portargliela a letto però. Il ragazzo arriva da solo e si spalma sul divano come del formaggio fuso su una fetta di pane. Sembra passato sotto un branco di ippogrifi impazziti. Emmeline gli si avvicina, appoggiando il miele di agave sul tavolo.
«Sì, sto preparando qualcosa del genere », gli dice, sedendosi sopra al bracciolo del divano. Senza avvisare ne altro, fa scivolare la mano sotto ai capelli di Sirius, sulla fronte, così da sentire la sua temperatura. « Vediamo che tipo di morbo di sei preso. Peste? Sifilide? Tubercolosi?», dice scherzando, alleviando così il clima di morte che Sirius si trascina dietro.
Sirius
Sirius, al contrario di Emmeline, dorme benissimo quei giorni. Dev’essere stato capace di farlo persino da in piedi. Perché, ad esempio, che ci sia un paese cui far rifornimento, lì nei pressi di dove sono accampati, lo ignora totalmente. E questo ha dell’incredibile, perché allora come crede che passino il tempo, gli altri? Alternando bagni nel lago a scampagnate nella foresta? Non è lecito sapere.
Ha la mente tanto annichilita, che si limita a registrare ciò che vede e ad incasellarlo nel suo scaffale della memoria, dando così la parvenza, a se stesso, e a chi lo circonda, di essere connesso con la realtà.
Parlare con la testa tirata indietro a quel modo, comunque, gli provoca una scarica incontenibile di tosse che lo piega in due; vittima di un cruciatus.
Ciocche di capelli gli dondolano sul viso, e la mano stretta a pugno, che si intravede solo, da quella zazzera scura, pare compiere lo sforzo di comprimersi su se stessa, per far sì che cessino i lavori nella sua catarrosa caverna(-cit). Sirius irrazionalmente quasi ci spera; in tal modo, oltre a risolverebbe il suo problema - a cui comincia a far seguito un attufamento generale - si farebbe anche inventore di una nuova pratica di magia curativa.
Fuori delle coperte, non essendosi preparato a quella manciata di gradi di scarto, i primi brividi risalgono lungo le sue braccia. Al che, udendo solo la Corvonero camminare, perché gli occhi sono ancora adombrati dalle palpebre calanti, decide di sistemarsi meglio il pigiama e, sopratutto, di sedersi a gambe incrociate, in modo da nascondere i piedi scalzi; scatenerebbero, ne è certo, una predica di quelle degne della Evans agli albori della sua carriera di prefetto. Sirius si è sempre ritenuto fortunato a non essere stato smistato in Corvonero; Emmeline dev’essere stata mille volte peggio.
« Divertente » il tono suggerisce la pensi diversamente ma la verità, messa a nudo dalla conseguente difficoltà a contrastare un’ostruzione alle vie respiratorie, è che ha avuto un moto di riso. « Nessuna delle tre, è il freddo. »
Risponde così perché quest’ultimo è divenuto, nel giro di qualche minuto, protagonista indiscusso dei suoi pensieri. La mano della ragazza, a contatto della sua fronte, gli era parsa fatta di ghiaccioli. Sente, analizzando meglio le sue condizioni, lo stesso alone di morte che a sua insaputa percepisce anche la giovane; ma dentro. Lo riconduce a quando, ad Hogwarts, si è fatto attraversare da una dozzina di fantasmi al galoppo.
Emmeline
Emmeline non ha studiato mai un solo libro per diventare medimaga. Le è passato per la mente, a un certo punto della sua carriera scolastica, perché è dannatamente brava con le pozioni e le erbe medicinali. Però non potrebbe mai fare il medimago, perché le persone che stanno male, per osmosi, fanno stare male anche lei.
Infatti Emmeline si accorge che la tosse di Sirius somiglia a quella da bronchite, tanto è profonda. Da vicino è quasi impressionante. Poi, nota il suo rabbrividire a contatto con la sua mano e sapendo che non si tratta di un brivido di piacere – Emmeline difficilmente crederà mai di essere essere stata guardata anche una sola volta di sbieco da Sirus Black e dal canto suo, ormai, le parrebbe quasi incesto – lo cataloga come freddo. Ha la bacchetta ancora nella mano, così appella una coperta con un incanto non verbale e la appoggia sulle spalle di Sirius.
Non è la sola cosa che ha notato però. Si sporge verso di lui, a pochi millimetri dalla sua faccia, coprendogli un istante la bocca con la mano per studiare i suoi occhi.
E ovviamente ignora quello che ha detto, non lo ha proprio sentito concentrata come è, ma lo cataloga come del potenziale sarcasmo ‘bitchy’ e prosegue. Le arriva solamente la seconda frase, così arrotola per bene quella coperta attorno a lui, manco volesse occultarne il cadavere.
Poi lo guarda un attimo.
« I tuoi occhi…. Ti si stanno rompendo i capillari, hai la tosse da troppo. Per quella basterà l’infuso che ti sto preparando ora. Per la febbre dovrei avere un decotto portentoso…»
Emmeline, di base, è un po’ rompicoglioni.
Ma non quando è preoccupata. In quel caso, non avendo mai avuto fratelli o sorelle ed essendo sempre stata la piccolina di casa, sviluppa una sorta di sindrome della mamma chioccia. Poi ammettiamolo, Sirius fa un po’ tenerezza.
Tornando indietro nel tempo, a quando al terzo anno ha assistito per la prima volta a una performance del moro durante una partita, non dagli spalti ma come titolare nel ruolo di battitore, ricorda solamente i suoi capelli neri corvini risplendere sotto la luce del sole e quello sguardo fiero…
Poi un bolide di ritorno l’ha centrata precisamente in mezzo agli occhi, con una precisione da cecchino babbano, interrompendo bruscamente la storia.
« Lo avresti mai detto?» , gli chiede, prendendo la borsa e sedendosi accanto a lui. È piccola, ma si sente il tintinnare di centinai di provette e boccette lì dentro. « Io, te, una tenda e un po’ di tisi» , prosegue, mentre il tono vagamente malizioso va completamente a scemare nella stupida battuta che ne consegue.
A stare con loro sta diventando ugualmente scema.
Afferra una boccetta piena di un liquido intenso marroncino e la appoggia accanto a sé sul divano, guardando l’altra cosa che regge nella mancina. Sembra una scatolina, dentro contiene una crema un po’ spumosa. Un prodotto dal negozio di sua madre, niente che lei sappia fare.
« Dimmi, signor Black… Quando tossisci ti fa male il petto perché magari hai qualche ferita, lì sopra?»
La butta sulla leggera, non dando particolare importanza a quella frase. Perché non vuole che Sirius debba necessariamente mostrarsi vulnerabile di fronte a lei. Parlandone come parlerebbe del tempo minimizza il fatto che il ragazzo è quasi morto, un mese e qualche giorno prima. Ormai è successo, ricordarlo o rimproverarlo di essere lì, in quel momento, invece di curarsi della sua salute, non sarebbe produttivo.
Hanno un’intera vita per recriminarsi le cose, non è il momento di colpire basso.
Però, se ha qualche ematoma o qualche taglio, magari causa di una maledizione, deve fargli male e allora va curato. Non possono continuare a curarsi con il Whiskey Incendiario, dopotutto!
Sirius
Con il senno del poi, è felice di non aver mai dato adito al suo 𝑖𝑜 vizioso di infettare, anche sotto l’aspetto carnale il rapporto con la Corvonero - già di sé non equilibrato, poiché a causa di Sirius si sono avvicinati con pretesti quali: corruzione e ricatto.
Di allusioni in verità ne ha lanciate, in passato; più volte si è addirittura divertito ad invadere il suo spazio personale con l’intento di suscitarle imbarazzo. Ma non è mai andato oltre.
Non fa una piega quando lei cela le sue labbra ed arriva a far sfiorare le punte dei loro nasi, solo per fissarlo intensamente, ed inquietantemente, crede lui, nei bulbi oculari. Di male non ci vede nulla. Ha solo paura di dover tossire e vuole evitare di farle avere un vis a vis anche con i suoi batteri.
Si tira indietro, scuotendo il capo per togliersi i capelli dalla faccia, appena crede abbia avuto tempo a sufficienza per portare a termine la sua indagine.
Ed ecco che Emmeline svela ciò che era andata cercando.
« Con quella bocca baci il mio amico? » riesce a scherzare malgrado la spossatezza; l’immagine dei capillari rotti lo raccapriccia. « Febbre? Merlino » si lascia andare contro lo schienale portandosi dietro la coperta - non ha avuto scelta, infagottato come si ritrova.
Spera vivamente che tutte le misture di cui la ragazza sta blaterando servino a qualcosa. Ci pensa su con un velo di disperazione, mentre la guarda affranto; combattendo preventivamente con il saporaccio, garantito, cui andrà incontro. Mette sul piatto della bilancia anche le visite al bagno, inevitabili, dopo quella dieta di liquidi. È quasi tentato di darsela a gambe. Probabilmente il vero obiettivo è quello di vendicarsi degli anni passati. Cosa a cui naturalmente il Grifondoro non crede neanche lontanamente, malgrado il pensiero venutosi a formulare in automatico nella sua mente, con ironia. Difatti le è silenziosamente grato di tutte quelle premure ricevute senza neppure l’ombra di un rimprovero.
« Non l’avrei mai detto, no » cosa ci possa far mai, con tutte quelle fiale che sente muoversi all’interno della borsa, Sirius se lo chiede aggrottando la fronte, ma non proferisce parola.
« Potrebbe darsi. »
È vago, perché il contenuto brunastro adagiato da lei sul tavolo, in una piccola ma minacciosa boccetta, teme possa avere a che spartire con la domanda. Ad esimersi totalmente dal rispondere non riesce, però; Emmeline lo ha fatto sentire coccolato ed al sicuro portandogli alla memoria episodi risalenti alla sua infanzia. E non si sente un granché vulnerabile a confermare le sue ipotesi. L’orgoglio, la fierezza, non scalpitano con lei; e va bene così.
« Ma ancora non ho visto la mia “tisi” » con la testa va ad inclinarsi di lato, così da finire quasi appoggiata alla spalla di lei che, seduta li accanto, guarda con fittizio fare pretenzioso arcuando le sopracciglia. Come se le due questioni fossero state legate e lei avesse finto di ignorarlo pur di saltare, di proposito, dalla fase numero uno a quella numero due.
Sfortunatamente la febbre non c'entra nulla con il suo argomentare contorto.
Emmeline
Col senno di poi si è tutti saggi.
Se anni fa le avessero detto che sarebbe riuscita ad entrare così tanto nella vita di Sirius Black avrebbe quasi pianto di felicità, perché per lei il loro rapporto – almeno inizialmente- è stato causa di forti frustrazioni. Non lo capiva. Ci provava, ma non lo capiva.
Il suo comportamento ambiguo la lasciavano sempre stupita. Poi aveva realizzato che tutte le mosse del corvino erano probabilmente finalizzate a farsi fare i compiti.
Arrivati a dove sono arrivati, non ha più uno straccio di importanza. È contenta di essere sua amica molto di più di quanto lo sarebbe stata nell’essere una sua avventura. Sirius è maturato moltissimo, soprattutto nell’ultimo anno.
Ha cominciato a capirlo e decisamente possono essere sono amici.
Migliori amici, magari, ma niente di più. Soprattutto da quando ha iniziato a notare sempre di più Remus, Sirius ha perso un po’ di fascino ai suoi occhi.
Ora che sta ‘larveggiando’ sul divano come se dovesse morire da un momento all’altro – che drammatici gli uomini, due linee di febbre e sono ko- poi, men che mai. Però fa tenerezza.
« Non lo vuoi sapere cosa faccio con questa bocca», lo incalza, a sorpresa, con le labbra leggermente piegate in una curva maliziosa. Questa è probabilmente la battuta più sporca che abbia mai detto in vita sua a qualcuno che non sia Remus.
Anche lei in fondo è cambiata. Avere una relazione l’ha fatta crescere e ha buttato in un angolo quella bambina imbarazzata per qualsiasi cosa. Poi sta parlando con Sirius Black, lo ripaga di anni e anni di allusioni. Certo, magari più velate, ciò che ha detto Emmeline non è interpretabile.
« Nessuno avrebbe potuto dirlo. E io e te non siamo nemmeno così sconvolgenti come Lily e James nella stessa tenda senza esplosioni..»
La vita è davvero imprevedibile. Emmeline è sempre stata convinta che sarebbero finiti assieme, quei due. perché la vita avvolte imiita i libri di narrativa, dove il ragazzo spregiudicato e che non segue le regole si innamora della giovane bacchettona e si raggiunge il compromesso, crescendo assieme.
Invece sono cresciuti benissimo senza bisogno di stare assieme.
Lily è molto meno rigida, visto il quantitativo di regole e restrizioni hanno infranto insieme e James è meno fuori di testa. Forse anche perché Sirius è diventato più maturo. O magari il contrario.
O ancora, magari, sono loro due quelli che sono cresciuti assieme. Infondo sono sempre stati come fratelli.
Versa il contenuto della boccetta in un bicchiere e lo allunga con dell’acqua di sorgente, prima di appoggiarlo sul tavolo, per lasciar respirare il decotto. Sirius lo potrà bere dopo, magari prima della tisana per la tosse.
Però ovviamente ha un pessimo sapore.
« Ah potrebbe, eh. Se hai delle ferite o dei lividi puoi dirmelo. Facciamo un patto infrangibile così non lo dirò a nessuno» , lo prende un poco in giro, sbuffando quindi divertita. Scuote piano il capo, Emmeline, mentre guarda questa gran canaglia che ora le si è appoggiata alla spalla come un cucciolo in cerca di coccole, ma con una faccia di bronzo niente male.
Il braccio della bionda va a circondargli le spalle, mentre se lo sistema contro, sfregando piano il braccio da sopra alla coperta come se volesse scaldarlo.
Emmeline è una via di mezzo fra una mamma e una sorella minore eccessivamente matura. E la cosa divertente è che è così minuta e bassa, da rendere bene l’idea di quanto Sirius debba sentirsi infreddolito. S’è fatto piccolo abbastanza per essere stretto.
Appoggia la guancia alla sua fronte, sentendo decisamente meglio la temperatura e sì, è caldo, ma nemmeno poi così tanto.
«Secondo me hai preso solo un po’ freddo » , sussurra pensierosa, continuando a passare la mano sul suo braccio, come se temesse di disturbarlo. « Con un giorno di riposo, ti riprenderai già. Ma non dovresti strafare…»
Gli lascia un bacio sulla fronte, prima di appoggiare il capo al suo, guardando verso il tavolino. « Non pretendere troppo da te stesso, Sirius. Lo fai spesso, ma non dovresti. »
Sirius
Ridacchia. Pensa sempre con nostalgia ai tempi in cui il migliore amico aveva occhi solo per la rossa. La sua amicizia - se così poteva definirsi - con Petunia, è nata grazie a questa ossessione. Non avrebbe mai spedito una lettere alla Evans, durante l’estate del primo, se James non avesse passato l'anno a sbavare dietro la ragazzina. Come sono passati dal farsi gli occhioni dolci, al non potersi più vedere, al riuscire a stare sotto lo stesso tetto senza uccidersi, per Sirius è un mistero che non va approfondito. Rimanere in superficie è alla base di una vita serena. Chi scende in profondità ha tempo da perdere, ed è vittima dell’ennesimo luogo comune che vede l’uomo, e la sua interiorità, al centro di un universo del quale è forse materia più insignificante.
« Se » quasi la vede andare a spifferare tutto a Marlene.
Non dubita della fedeltà della Corvonero. Le affiderebbe la sua stessa vita. Proprio per questo però, metterla al corrente circa le sue ferite, non equivarrebbe propriamente al passare quei giorni di vacanza in tranquillità. Anche mettendo caso stesse sbagliando, a dare per scontato che farebbe comunella con la McKinnon, lei gli darebbe comunque il tormento, da sola. Così come faceva l’altra, da che lui l’aveva raggiunti.
Quindi Sirius si ritroverebbe a dar retta a due campane che suonano la stessa canzone. E no grazie.
Con ogni filo che tira riesce a recargli giovamento. Lui, che schivava i baci dei parenti come schiantesimi, rimane a farsi cullare dalla Vance senza ritegno. Un po' di disagio lo prova ma è nulla confronto al sollievo. Sicché tutte le noie intangibili che solcano la sua zona t, neppure si spreca di contemplarle. Solo di una ne sfiora il peso: Marlene, pensa, dev'essere più comoda. Ad occhio e croce.
« -questo non è mai successo. »
« Mmmh » ci sente ovattato. Corresponsabili: la febbre; le carezze; il senso di protezione e la voce calma, rilassante, della ragazza. « Si colpa del freddo » asseconda. Ha la forza di fare solo questo; e poi, a svalutare i suoi malanni è bravo. Farebbe passare un emorragia per una piccola perdita di sangue.
Gli occhi li ha chiusi “un attimo”, di non ricorda più quanti attimi fa; per parlare con l’amica non gli sarebbe servito tenerli aperti; tantomeno per ingurgitare questa o quell’altra pozione; erano tutte attività designate alla bocca - sudice tanto quanto quelle con cui si dilettava Emmeline delle quali, aveva ben suppost, Sirius non volesse saper nulla. Ed è stato letteralmente un lanciarsi tra le braccia di hypnos. Le dolci parole premurose di lei le recepisce; vanno a conciliare il suo sonno. Ma per rispondere è troppo tardi.