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Generale nek je tvojoj majci hvala
tw ± Markec ±
Zahvaljujući Jokiću, evo igralište puno dece koja jedu burek i piju koka-kolu.
Ratko Mladic, confermato l’ergastolo per «il macellaio di Bosnia
La sentenza definitiva è stata presa all’Aja dai giudici delle Nazioni Unite. Rigettato il ricorso in appello dell’ex generale serbo: è colpevole del genocidio di Srebrenica e di diversi crimini di guerra
when you begin mladic
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tw ± Marko Somborac ±
falim te bože da mi više ne ispada sitniš iz novčanika nego ga lepo zakačim za mesto gde sam vakcinisan
Da 25 anni, le loro identità sono scolpite su imponenti lastre di marmo bianco, a una manciata di chilometri dalle loro abitazioni. Dove non sono mai tornati, né da vivi, né da morti. I loro nomi e cognomi sono uno sotto l’altro, in ordine alfabetico. E accanto a quella lunga lista, c’è soltanto l’anno di nascita, perché quello di morte è uguale per tutti. L’imponente sacrario di Potočari, in Bosnia, accoglie le 8.372 vittime ufficialmente riconosciute del massacro di Srebrenica, considerata la strage più grave compiuta in Europa dal secondo dopoguerra in avanti. Erano quasi tutti maschi e quasi tutti erano di fede islamica. Tra il 6 e l’11 luglio del 1995, nella zona protetta di Srebrenica, città musulmana in una regione bosniaca a maggioranza serba, intere generazioni di uomini, dai 12 ai 77 anni, vennero sistematicamente cancellate, secondo un disegno di pulizia etnica messo in atto dalle unità dell’esercito della Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina, guidate dal generale Ratko Mladić, insieme alle forze paramilitari comandate da Željko Ražnatović, conosciuto anche come “Arkan”. Al momento del massacro, la cittadina bosniaca, immersa tra il verde dei boschi e il fiume Drina, si trovava sotto la protezione di un contingente olandese delle Nazioni Unite, che avrebbe dovuto difendere la sua popolazione da attacchi e violenze, ma che, nei fatti, non fermò e, soprattutto, non si oppose al compimento dell’eccidio.
Srebrenica, la ferita aperta d’Europa