"Portrait de Madame Moitessier" par Auguste-Dominique Ingres, 1851.
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"Portrait de Madame Moitessier" par Auguste-Dominique Ingres, 1851.
“Joshua #3” 2019. Acrylic on canvas. 30x30. A tribute to the late great Bernard Moitessier.
I don't know about any of your OCs, but 🍬 for three of your choice please? :3c
That’s alright, we just became mutuals and I loves your blog (۶ꈨຶꎁꈨຶ )۶ʸᵉᵃʰᵎ
Let’s see, 🍬 For family headcannons!
I hope you don’t mind but I have a few noble families for the headcannon question
The Moitessiers are a noble family from Orlais and are directly related to the Valmont and De Chalons. Although they have never had a direct member from their family line on Orlais’ throne, they do play an exceeding important role in Orlesian economy and politics. Thus, establishing themselves as key players in ‘The Game’. However despite their public appearance, the Moitessier have violent and disturbing family history.
The current living members of the Moitessier family, are Arachne de Moitessier and her very sickly grandfather, Grand Duke Moitessier. Originally, Duke Moitessier cared little for his grand-daughter because her elven heritage and her mother’s mysterious origins. Finding her distasteful and unworthy of the Moitessier’s name, he invested his time into his ‘pure’ heir. However, after losing his only heir to mysterious circumstances, Duke Moitessier makes a desperate and bold political move naming Arachne as his heir. Despite their embittered beginnings, Arachne changes her grandfather bias views and develops a deep bond with him. With his support and admiration, Arachne works diligently ensure her families trade and estate in addition to her assiduous work to improve the lives of elves in Halamshiral, the impoverished and mages.
The Aurelius’ are an ancient family that dates to the beginning of Tevinter civilization. Like many Altus families, the Aurelius’ have a dark, unscrupulous and bloody past that established their postion in Tevinter nobility. The Aurelius ,like many Tevinter nobles, cultivated their magical abilities through marriage, reproduction, and blood magic in order to produce extremely powerful pyromancers. However, their desire to produce powerful heirs have lead to familial mental instability and occassionally hemophilia.
Modern day Aurelius have changed drastically since their matriarch , Victoria, released their slaves from their contracts and uprooted many brutual practices. Despite her unstable, unhinging and unsettled behaviors, Victoria raised her children to have a suprisingly ethical and moral compass. However, after the Imperium discovers that Magister Victoria murder her husband, they sentence her death. On the behest of Southern Chantry mother, Warden Stroud recruits Magister Victoria into the Grey Wardens. After his mother disappears, Lucius takes over her position as Magister in the Magisterium at the age of 15. Lucius is very successful in economic trade, politics and cultivating occult magicks. With his new position, Lucius raises his half-siblings, Jini and Belvantia Aurelius, and tries to give them their freedom and unconditional support. Furthermore, Lucius desires desperately save his relationship with his other half sister, Febris Fabius. The Aurelius family become intrigal in their support of the Inquisition and the Lucerni.
The Couslands are a fair and noble family that have ruled Highever since the Age of Black, when their ancestor became the teyrnir. One of the only two families in Ferelden that hold the Teyrnir title, the Couslands are staunch loyalists to The Theirin blood line and devout Andrastians. During the Orlesian occuptations, the Couslands fought against the Orlesian forces creating tensions with the Howe family. However, when Bryce Cousland and Rendon Howe survived a terrifying defeat the two men mended their familial differences. Until, Rendon Howe’s betrayed the Couslands, effectively murdering all but the two Cousland heirs.
Before Howe’s betrayal, Bryce and Eleanor Cousland ruled their lands with a justice and fairness,instilling a rightous moral compass in their children. Fergus and Joan grew up with a strong sense of justice and temperance uncommon in many noble families. Both children lived prestigious and comfortable lives within Cousland castle, innocent to many of Thedas’ injustices. With their parents unconditional love and support, Fergus and Joan became righteous and fair leaders that shape the future of Ferelden.
I apologize for the delayed response! If you are so inclined, I have an OC PAGE. It’s still under construction but I’m updating it <3
Ask Meme : Link
„Credo che anche a terra, come in mare, l'uomo incontri qualche volta dei periodi di cattivo tempo durante i quali è d'obbligo mettersi alla cappa se non ci si vuole lasciare le penne.“ (Bernard Moitessier)
“Joshua #2” 2019. Acrylic on canvas. 30x30.
La lunga rotta
Il mio vero scopo non è raggiungere la terra, ma rimanere in mare. La Lunga Rotta - Bernard Moitessier
Bernard Moitessier, per chi non lo conoscesse, è una leggenda tra i marinai, un vagabondo capace di lunghissimi percorsi in solitario in tutti gli oceani del mondo. Moitessier è stato anche un grandissimo scrittore, ha raccontato gli episodi della sua vita su barche che ora sono nell’immaginario dei naviganti coi nomi diventati celebri come Joshua e Tamata; scafi sui quali ha scritto le proprie pagine raccontando ad esempio di quando ha abbandonato in prima posizione una regata intorno al mondo per girare la prua di nuovo verso la Polinesia e per questo ha intitolato queste pagine “La lunga rotta” sottotitolo “Solo, tra mari e cieli”. Semplicemente ho rubato il titolo di questo capolavoro per il mio post che racconta di una lunga rotta per me (ma piccola al confronto) percorsa per portare la barca di un amico da Cattolica, ai confini della Romagna, fino a Preveza, nella Grecia ionica, tra Corfù e Patrasso. Una lunga rotta di 600 miglia che sono più di 1000 km, con poco vento e lunghi turni al timone, a volte da solo, calibrando la rotta, osservando le previsioni del tempo raccontate dalle nuvole o i racconti delle costellazioni di notte, magari bisbigliando una canzone tra le labbra. È fatto obbligo alle imbarcazioni che solcano acque di nazioni differenti dalla propria issare sul lato di dritta (la destra) dell’albero, la bandiera della nazione attraversata, cosiddetta Bandiera di Cortesia, ho pensato così di affidare il racconto di questa peregrinazione alle immagini delle diverse bandiere che dopo l’Italia sono diventate quella della Croazia, poi del Montenegro, quindi dell’Albania ed infine quella della Grecia, conservata fino al porto di destinazione. Sono tutte le nazioni, con l’eccezione della Slovenia che si affacciano sulle coste di quell’Adriatico che è anche il mio mare. Mi piacerebbe raccontare cosa si pensa in quelle lunghe ore dove l’acqua suona scorrendo sotto alla prora e porta a cambi di scenario lenti ma continui, mentre il controllo della mappa costiera restituisce conforto nei tratti di piccolo cabotaggio o buoni presagi quando ci si allontana dalla costa in attesa di vedere i punti di riferimenti desiderati oppure il lampo di un faro amico che ti sorride complice e ti conferma che sei sulla via prescelta. Quelli sono gli interminabili attimi che diventano ore, dove comunque la solitudine non esiste, dove stelle, nuvole, vento, onde o visioni sfumate della costa sono lo scenario ideale che ti fa sentire parte infinitesima ma viva di una natura alla quale scopri di essere sempre appartenuto, ed alla quale apparterrai anche nelle prossime vite, assieme alle anime di altri pellegrini sul mare che ti hanno preceduto; anche abitando un elemento diverso da quello solido di casa, proprio come ricorda il motto del Capitano Nemo sul suo Nautilus: “Mobilis in mobile”, anche lui grande marinaio delle leggende. Navigare è quello che conta, ogni approdo, ogni porto in cui fermarsi anche solo lo spazio di una notte per riposare, è per me tempo perso, rubato alla confidenza con le onde e le nuvole, al sorgere della luna e del sole sull’orizzonte; la mente è orientata alla tua meta, per cui non varrebbe la pena fermarsi, ma andare tra un’onda e la successiva, fino a dire finalmente eccomi arrivato, preciso, non proprio diritto come la linea della matita sulla mappa, ma certo della destinazione, felice dell’incontro privilegiato con il pelago e le sue creature, che a volte saltano fuori dalla schiuma, silenziose per il breve volgere di un incontro momentaneo, per cui viene d'istinto parlare loro anche soltanto con i limiti delle parole umane. Nei momenti conviviali con l'equipaggio, invece, ci sono i racconti di vita, i confronti delle esperienze vissute, le visioni, le cose belle da condividere; scopro così, con una sorpresa che non dovrei avere, che ci sono personaggi formidabili, in questo caso interpreti delle sette note, che sono sconosciuti ad altri, per questo ho scelto di accompagnare le mie parole con la voce straordinaria di Dimash Kudaibergen, un fenomeno capace di cantare su chiavi dal basso all’altissimo registro di soffio (meccanismo M3) il più acuto dei suoni che la voce umana può emettere. È una canzone che amo molto, tratta dal musical francese "Starmania" del 1978, il testo può apparire triste, ma ripercorre a tratti i pensieri che hanno attraversato il tempo prezioso che il mare mi ha regalato. Godspeed
Dimash Kudaibergen - SOS d'un terrien en détresse
Il mio vero scopo non è raggiungere la terra, ma rimanere in mare. La Lunga Rotta - Bernard Moitessier
Bernard Moitessier, per chi non lo conoscesse, è una leggenda tra i marinai, un vagabondo capace di lunghissimi percorsi in solitario in tutti gli oceani del mondo. Moitessier è stato anche un grandissimo scrittore, ha raccontato gli episodi della sua vita su barche che ora sono nell’immaginario dei naviganti coi nomi diventati celebri come Joshua e Tamata; scafi sui quali ha scritto le proprie pagine raccontando ad esempio di quando ha abbandonato in prima posizione una regata intorno al mondo per girare la prua di nuovo verso la Polinesia e per questo ha intitolato queste pagine “La lunga rotta” sottotitolo “Solo, tra mari e cieli”. Semplicemente ho rubato il titolo di questo capolavoro per il mio post che racconta di una lunga rotta per me (ma piccola al confronto) percorsa per portare la barca di un amico da Cattolica, ai confini della Romagna, fino a Preveza, nella Grecia ionica, tra Corfù e Patrasso. Una lunga rotta di 600 miglia che sono più di 1000 km, con poco vento e lunghi turni al timone, a volte da solo, calibrando la rotta, osservando le previsioni del tempo raccontate dalle nuvole o i racconti delle costellazioni di notte, magari bisbigliando una canzone tra le labbra. È fatto obbligo alle imbarcazioni che solcano acque di nazioni differenti dalla propria issare sul lato di dritta (la destra) dell’albero, la bandiera della nazione attraversata, cosiddetta Bandiera di Cortesia, ho pensato così di affidare il racconto di questa peregrinazione alle immagini delle diverse bandiere che dopo l’Italia sono diventate quella della Croazia, poi del Montenegro, quindi dell’Albania ed infine quella della Grecia, conservata fino al porto di destinazione. Sono tutte le nazioni, con l’eccezione della Slovenia che si affacciano sulle coste di quell’Adriatico che è anche il mio mare. Mi piacerebbe raccontare cosa si pensa in quelle lunghe ore dove l’acqua suona scorrendo sotto alla prora e porta a cambi di scenario lenti ma continui, mentre il controllo della mappa costiera restituisce conforto nei tratti di piccolo cabotaggio o buoni presagi quando ci si allontana dalla costa in attesa di vedere i punti di riferimenti desiderati oppure il lampo di un faro amico che ti sorride complice e ti conferma che sei sulla via prescelta. Quelli sono gli interminabili attimi che diventano ore, dove comunque la solitudine non esiste, dove stelle, nuvole, vento, onde o visioni sfumate della costa sono lo scenario ideale che ti fa sentire parte infinitesima ma viva di una natura alla quale scopri di essere sempre appartenuto, ed alla quale apparterrai anche nelle prossime vite, assieme alle anime di altri pellegrini sul mare che ti hanno preceduto; anche abitando un elemento diverso da quello solido di casa, proprio come ricorda il motto del Capitano Nemo sul suo Nautilus: “Mobilis in mobile”, anche lui grande marinaio delle leggende. Navigare è quello che conta, ogni approdo, ogni porto in cui fermarsi anche solo lo spazio di una notte per riposare, è per me tempo perso, rubato alla confidenza con le onde e le nuvole, al sorgere della luna e del sole sull’orizzonte; la mente è orientata alla tua meta, per cui non varrebbe la pena fermarsi, ma andare tra un’onda e la successiva, fino a dire finalmente eccomi arrivato, preciso, non proprio diritto come la linea della matita sulla mappa, ma certo della destinazione, felice dell’incontro privilegiato con il pelago e le sue creature, che a volte saltano fuori dalla schiuma, silenziose per il breve volgere di un incontro momentaneo, per cui viene d'istinto parlare loro anche soltanto con i limiti delle parole umane. Nei momenti conviviali con l'equipaggio, invece, ci sono i racconti di vita, i confronti delle esperienze vissute, le visioni, le cose belle da condividere; scopro così, con una sorpresa che non dovrei avere, che ci sono personaggi formidabili, in questo caso interpreti delle sette note, che sono sconosciuti ad altri, per questo ho scelto di accompagnare le mie parole con la voce straordinaria di Dimash Kudaibergen, un fenomeno capace di cantare su chiavi dal basso all’altissimo registro di soffio (meccanismo M3) il più acuto dei suoni che la voce umana può emettere. È una canzone che amo molto, tratta dal musical francese "Starmania" del 1978, il testo può apparire triste, ma ripercorre a tratti i pensieri che hanno attraversato il tempo prezioso che il mare mi ha regalato. Godspeed
Dimash Kudaibergen - SOS d'un terrien en détresse
En 2018 ce sont 22 marins (dont deux femmes) qui ont refait le périple autour du monde de Bernard Moitessier 50 ans plus tôt pour la grandeur et la beauté du geste sur la "Longue Route 2018". Parmi eux Pierre-André Huglo a bouclé son tour du monde en 223 jours (Ouistreham, Bonne Espérance, Leuwin, le Horn ...) sur son petit Contessa 32 sans moteur. Cette video et ces interviews racontent son grand voyage.
Interview à un mois et demi du départ
Interview à quinze jours du départ
Interview le jour du départ
Reportage sur l’arrivée
Interview à l’arrivée
Cet homme par son attitude simple et modeste me rappelle beaucoup un autre qui lui a malheureusement disparu en 2017 en mer. Même genre de bateau, même regard, même pragmatisme, même modestie et même esprit de liberté.
L'affascinante storia del velista Bernard Moitessier http://www.diggita.it/v.php?id=1634506