Le “Strada principale e strade secondarie” concepite da Paul Klee nel dipinto del 1929 non traggono ispirazione dalle moderne arterie di una qualsiasi città europea degli anni ‘30, bensì dalle vie d’Egitto, paese le cui atmosfere hanno affascinato in ben più di un'occasione il pittore tedesco. L’esponente dell’astrattismo lascia che la luce del sole riscriva la reale morfologia del soggetto, subordinandola alla sua percezione; il risultato è una scacchiera dalle caselle irregolari, un mosaico con uno sbilenco punto di fuga che, seppur seguendo traiettorie tortuose, indirizza il nostro sguardo fino all’orizzonte. I colori dominanti sono due: l’arancione della sabbia e il blu dell'acqua, del mare e del Nilo che rende fertili le città sulle sue sponde. I due elementi non vengono relegati in precise zone del dipinto, ma si alternano e si compenetrano nella più totale libertà. Al contrario del suo coetaneo Mondrian, Klee non racchiude tutto in griglie che pretendono di dare ordine al caos; è cosciente del disordine che regna nell'universo e non ne ha paura, anzi lo affascina e lo affronta come se fosse un gioco, lasciando così libero il dialogo fra gli opposti di concedersi alle contaminazioni. Lo stesso dialogo lo troviamo anche nelle fotografie di Mario Giacomelli, per il quale però si concretizza nel contrasto fra luce e ombre. Land artist illo tempore, chiede ai contadini di intervenire sui campi realizzando profondi solchi prima di scattare le sue foto, e realizzando così le sue celebri inquadrature dall’alto di paesaggi rurali. Anche lui come Klee lascia libera la materia di straripare, allungando i tempi di esposizione; anche lui sembra volerci prendere in giro, scegliendo una vista dall'alto, per poi annullare la prospettiva e appiattire gli elementi compositivi trasformandoli quasi in una texture ornamentale. Ma la loro non è affatto una burla giocata ai nostri danni: è il segreto dei grandi artisti, che riescono a fare “cose da grandi” senza mai perdere lo sguardo del bambino che è in loro. Attraverso linguaggi differenti, i due artisti sembrano dunque rincorrere la stessa, insopprimibile vocazione verso la libertà, non accontentandosi di restare a guardare, ma attraversando senza indugi il mistero dell'arte e della vita.














