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Chiuso a Torino un processo ad attivisti e simpatizzanti per tafferugli con le forze dell’ordine scoppiati il 28 giugno 2015
da “Il Corriere della Sera” del 19 agosto 2018, di Aldo Grasso (https://www.corriere.it/padiglione-italia-grasso/18_agosto_18/pensionato-disobbediente-campione-no-2f6d8c66-a31a-11e8-afa5-13cd0513c17b.shtml):
«Il Paese dove il No suona. Ad Alberto Perino, voce storica del movimento che si oppone alla linea Torino-Lione, non va bene nemmeno il M5S: «I Cinque Stelle continuano a fare sterili proclami invece di fare atti amministrativi». E i No Tav della Val Susa promettono un autunno caldo, molto caldo. Possiamo guardare al futuro sempre opponendo dei No? All’ex bancario Perino (forse, dopo anni in cui si è annoiato allo sportello, si sente vivo ora, da pensionato disobbediente) non va bene nemmeno una classe dirigente come l’attuale, che crede poco allo sviluppo, ma che credeva alla «favoletta» del ponte che stava benissimo e giudicava inutili opere come la Gronda di Ponente. No Tav, No Tap, No Triv, No Ilva, No Terzo Valico, No Europa: come se dietro ogni progetto ci fossero solo poteri forti, corruzione, malavita. Perché in Italia si assiste a un aumento così impetuoso di No alle infrastrutture e alle grandi opere? Perché questa folle corsa in retromarcia? Perché la grammatica istituzionale è sparita a spese della propaganda? «Le genti del bel paese là dove ’l sì suona». Quando Dante doveva riferirsi agli italiani, in un’epoca in cui l’Italia non esisteva ancora, scorgeva nel «sì» il primo nucleo d’identità, la nostra identità. La cultura del No ci trascina solo in un gorgo, nella decrescita infelice, nel vituperio delle genti.»
P.s.: pochi anni hanno preso, ben di più dovevano affibbiargli.
L’onda lunga della legge Basaglia
prima i NO TAV (“avranno le loro ragioni...mah”)
poi i NO TRIV (“meh!”)
poi i NO TAP (”mehehe mehe”)
adesso i NO VAX (”ora avete rotto 4/4 di minchia!”)
prossimamente i No Fax
Quarto incidente petrolifero in tre mesi nell'area del mediterraneo: dopo Tunisia, Francia ed Italia, è toccato alla Croazia
Quarto incidente petrolifero in tre mesi nell’area del mediterraneo: dopo Tunisia, Francia ed Italia, è toccato alla Croazia was originally published on ITALREPORT
#nuovafaunaitaliana Gli aventi diritto al voto
Non finisce qui
“Ricorso in Europa”
Il quorum non c’è, le trivelle resteranno al loro posto. Non essendo andata alle urne la metà più uno degli aventi diritto al voto, la consultazione non è valida e quindi la situazione resta immutata. Non si concederanno altri permessi di estrazione degli idrocarburi all’interno delle 12 miglia dalla costa, ma le concessioni già attive non avranno scadenza: saranno i gestori a decidere fino a quando utilizzare gli impianti. E potranno fare nuove trivellazioni all’interno dei giacimenti: è il caso di Vega B, la piattaforma della Edison a Ragusa, e di Rospo Mare, di fronte a Ortona. La partita però non è chiusa. Il Comitato per il Sì ha già pronta la mossa successiva: un ricorso in sede europea per la violazione, da parte dell’Italia, delle norme che disciplinano l’estrazione degli idrocarburi. Secondo Enzo Di Salvatore, costituzionalista e docente all’università di Teramo, le misure contenute nella Legge di stabilità 2016 (quelle che hanno abolito la scadenza per le concessioni petrolifere) sono in contrasto con la direttiva 94/22/CE che assicura «l’accesso non discriminatorio alle attività di prospezione, di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi e al loro esercizio, secondo modalità che favoriscono una maggiore concorrenza nel settore ». La norma prevede che solo in via eccezionale ci possano essere proroghe della concessione e, in ogni caso, non a tempo illimitato. Sulla questione pochi giorni fa è stata inviata alla Commissione europea un’interrogazione di Barbara Spinelli. Nel testo si chiede di valutare l’apertura di una procedura d’infrazione a carico dell’Italia per violazione delle regole sulla libera concorrenza. «Abolire la scadenza delle concessioni crea una situazione di oligopolio che penalizza gli esclusi», spiega Di Salvatore. Un problema analogo si delinea proprio in questi giorni. L’Italia è stata già condannata dalla Commissione europea per la violazione della direttiva Bolkestein su un altro bene comune, le spiagge, e si sta per pronunciare la Corte di giustizia. Anche in questo caso l’Europa chiede libertà di mercato, mentre alcune concessioni sugli stabilimenti balneari passano di padre in figlio saltando le gare: per questo il nostro Paese deve pagare una sanzione da 900 mila euro al giorno. In entrambi i casi il problema è la cessione a un privato - senza scadenze o con scadenze troppo lunghe - dell’uso di beni collettivi. Il secondo nodo del contendere è il destino delle piattaforme petrolifere non più attive. Il contratto prevede che lo stato originale dei luoghi sia ripristinato al cessare delle attività. Dunque gli impianti andrebbero smantellati, ma questa voce rappresenta un costo significativo e qualche compagnia potrebbe essere tentata, ora che non c’è più una scadenza per lo sfruttamento, di rallentare l’estrazione in modo da rinviare lo smantellamento. Al di sotto di un certo volume di prelievo, oltretutto, non si pagano royalties: nel 2015 le ha versate solo una concessione su cinque. Di trivelle si parlerà ancora. ANTONIO CIANCIULLO - Repubblica 18 aprile 2016
KARMA
È giovane, questo è vero, ma non si può mai dire, la morte è capricciosa, pesca a caso, e poi ultimamente non mostra un’ottima cera, è gonfio, chiude la frase con un lieve affanno, appena percettibile, questo sì, ma non sarei affatto sorpreso se la minima fosse sui 90/95, la creatininemia sforasse anche di poco, avesse qualche occasionale disritmia cardiaca... Poi c’è che i giovani si sentono immortali, sottovalutano i sintomi, sperperano energie pensando siano inesauribili... Se poi sono drogati di vitalismo e di autostima, perennemente su di giri, convinti di avere il mondo in pugno, basta un nonnulla, chessò, un piccolo aneurisma cerebrale, e il karma non perde l’occasione di dar prova di quanto sappia essere stronzo. Insomma, non c’è da disperare, occorre solo esser pazienti. «Nessuno strumentalizzi il voto», dice. Ti verrebbe da sparargli in bocca, ma perché scomodarsi? Lasciamo fare al fato, che in ogni vita è piantato come una trivella, e succhia e succhia e succhia, senza rinnovo della concessione, fino a esaurimento. MERAVIGLIOSO MALVINO
Referendum 17 aprile, io voto Sì
Referendum 17 aprile, io voto Sì
Temo che molti non l’abbiano ancora capito. E allora ripetiamolo ancora una volta.
“Chiariamo, in premessa, che non si vota per abbreviare la durata delle concessioni in atto. Né si vota per impedire che alla scadenza naturale possano essere rinnovate o rinegoziate. Si vota per cancellare con la vittoria dei sì la proroga concessa dal legislatore ai titolari delle concessioni. Mentre la…
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