Retail is hell and I'm so freaking tired of saying 'no tap, sorry we dont have tap' so I made these to put on the debit machines...
seen from China
seen from Bangladesh
seen from United States
seen from Canada
seen from United States
seen from Russia

seen from Canada
seen from Brazil
seen from United States

seen from United States

seen from Russia
seen from United States
seen from United States
seen from Russia
seen from China
seen from United States

seen from United States
seen from United States
seen from United States
seen from United States
Retail is hell and I'm so freaking tired of saying 'no tap, sorry we dont have tap' so I made these to put on the debit machines...
Momenti di tensione a Chiomonte dopo la tradizionale festa estiva del movimento che si oppone alla Torino-Lione
Una delle categorie che meno sopporto è quella del no. No sempre, comunque, senza se e senza ma (ma il no, ovviamente, sì, e scusate il gioco di parole), senza dubbi e ripensamenti.
Il partito del no, no sempre, a tutti i costi, per ogni cambiamento, per la TAP, per la TAV, per ogni rigassificatore (li voglio vedere, d’inverno, con cosa pensano di scaldarsi, con la legna no, però, che si desertificano i nostri boschi, col carbone nemmeno, che inquina, coll’energia eolica ma manco per il ….., che esteticamente nun se po vède, signora mia…), no, e ci mancherebbe, per tutto quello che viene fatto vicino a casa loro (il brutto inglesismo NIMBY, Not In My BackYard), no ad ogni attività industriale o commerciale -decrescita, mica tanto, felice? Mah…-, antagonisti di e su tutto, con percentuali di voto e gradimento da parte degli Italiani da prefisso telefonico, ma che si considerano avanguardie delle masse e della futura rivoluzione, che gridano al colpo di stato fascista ad ogni condanna per un reato da loro commesso e per il quale le forze dell’ordine e la magistratura non fanno altro che il loro dovere.
Partito del no che, tra antagonismi, antagonisti, centrisociali e cinquestelle, è sempre prontissimo ad insorgere contro qualsiasi cosa, gesto, persona, organizzazione, partito e stato si opponga al loro pensiero ed alla loro visione del mondo, mentre ogni atto, spesso illegale, da loro compiuto, non dev’essere in alcun modo contestato, criticato, messo in dubbio e, ovviamente e tantomeno, proibito in alcun modo. Davvero una bella coerenza e, questo so bene che vi brucerà il c**o, un tipico esempio di comportamento fascista, ma chiaramente anche comunista e totalitario in genere che, tanto, son tutti praticamente uguali.
Le maggioranze, le volontà popolari, le scelte europee, la modernizzazione dei trasporti e l’aumento degli scambi commerciali, con relativo aumento dell’occupazione, sono solo fastidiosi dettagli, noiose sfumature, trascurabili minuzie da combattere e contrastare con OGNI mezzo, per l’affermazione di uno stile di vita e un progetto che, mi sa tanto, ancora non hanno deciso e non sanno neanche loro.
P.s.: comunque complimenti per la testarda ostinazione con cui continuate la vostra battaglia, speriamo di retroguardia (ministro Toninelli permettendo...)
Ma non dovremmo essere ad ottobre attualmente? Intendo freddo, autunno e cose del genere? Boh riesci sempre a sorprendermi.
Senza le promesse del M5S avremmo lo stesso quadro politico attuale?
Il punto non è tanto ciò che oggi i #5Stelle fanno una volta al governo. Il punto è la mole di voti che i 5 Stelle hanno strappato ad altri partiti, promettendo cose che gli altri partiti non promettevano, perché sapevano che non potevano essere prome
La quantità di promesse del M5S fatte durante l’ultima campagna elettorale e non mantenute inizia a diventare di difficile gestione.
Alcuni voti li hanno presi promettendo: “mai alleanze e compromessi”. Salvo poi, dopo le elezioni, allearsi e firmare tanto di compromesso. Proprio come gli altri.
Altri voti li hanno presi garantendo “mai con la Lega“. Salvo poi, dopo le elezioni, allearsi con la…
View On WordPress
Chiuso a Torino un processo ad attivisti e simpatizzanti per tafferugli con le forze dell’ordine scoppiati il 28 giugno 2015
da “Il Corriere della Sera” del 19 agosto 2018, di Aldo Grasso (https://www.corriere.it/padiglione-italia-grasso/18_agosto_18/pensionato-disobbediente-campione-no-2f6d8c66-a31a-11e8-afa5-13cd0513c17b.shtml):
«Il Paese dove il No suona. Ad Alberto Perino, voce storica del movimento che si oppone alla linea Torino-Lione, non va bene nemmeno il M5S: «I Cinque Stelle continuano a fare sterili proclami invece di fare atti amministrativi». E i No Tav della Val Susa promettono un autunno caldo, molto caldo. Possiamo guardare al futuro sempre opponendo dei No? All’ex bancario Perino (forse, dopo anni in cui si è annoiato allo sportello, si sente vivo ora, da pensionato disobbediente) non va bene nemmeno una classe dirigente come l’attuale, che crede poco allo sviluppo, ma che credeva alla «favoletta» del ponte che stava benissimo e giudicava inutili opere come la Gronda di Ponente. No Tav, No Tap, No Triv, No Ilva, No Terzo Valico, No Europa: come se dietro ogni progetto ci fossero solo poteri forti, corruzione, malavita. Perché in Italia si assiste a un aumento così impetuoso di No alle infrastrutture e alle grandi opere? Perché questa folle corsa in retromarcia? Perché la grammatica istituzionale è sparita a spese della propaganda? «Le genti del bel paese là dove ’l sì suona». Quando Dante doveva riferirsi agli italiani, in un’epoca in cui l’Italia non esisteva ancora, scorgeva nel «sì» il primo nucleo d’identità, la nostra identità. La cultura del No ci trascina solo in un gorgo, nella decrescita infelice, nel vituperio delle genti.»
P.s.: pochi anni hanno preso, ben di più dovevano affibbiargli.
Il Paese dove il No suona. Ad Alberto Perino, voce storica del movimento che si oppone alla linea Torino-Lione, non va...
da “Il Corriere della Sera” del 19 agosto 2018:
«Il Paese dove il No suona. Ad Alberto Perino, voce storica del movimento che si oppone alla linea Torino-Lione, non va bene nemmeno il M5S: «I Cinque Stelle continuano a fare sterili proclami invece di fare atti amministrativi». E i No Tav della Val Susa promettono un autunno caldo, molto caldo. Possiamo guardare al futuro sempre opponendo dei No? All’ex bancario Perino (forse, dopo anni in cui si è annoiato allo sportello, si sente vivo ora, da pensionato disobbediente) non va bene nemmeno una classe dirigente come l’attuale, che crede poco allo sviluppo, ma che credeva alla «favoletta» del ponte che stava benissimo e giudicava inutili opere come la Gronda di Ponente. No Tav, No Tap, No Triv, No Ilva, No Terzo Valico, No Europa: come se dietro ogni progetto ci fossero solo poteri forti, corruzione, malavita. Perché in Italia si assiste a un aumento così impetuoso di No alle infrastrutture e alle grandi opere? Perché questa folle corsa in retromarcia? Perché la grammatica istituzionale è sparita a spese della propaganda? «Le genti del bel paese là dove ’l sì suona». Quando Dante doveva riferirsi agli italiani, in un’epoca in cui l’Italia non esisteva ancora, scorgeva nel «sì» il primo nucleo d’identità, la nostra identità. La cultura del No ci trascina solo in un gorgo, nella decrescita infelice, nel vituperio delle genti.»