Zagor n.674 - Non morti
Rauch, Venturi, Piccinelli
Ed. Bonelli - settembre 2021
Venturi scatenato! Questo secondo me è il titolo giusto per questo albo che devo ammettere rilancia una trama che inizialmente non mi aveva conquistato, ma che con questo numero riesce a comunicare, forse addirittura in modo un po' ridondante, il senso di minaccia e di urgenza provata dalla Compagnia del Vampiro durante questa sua epopea. Compagnia che in realtà pagina dopo pagina si assottiglia lasciando Zagor sempre più sguarnito di aiutanti e munizioni.
Fanciulla in pericolo e soldati in sacrificio non possono mancare neanche stavolta e la diabolica lucidità di Rakosi aleggia in gran parte dell'albo chiarendo alcuni punti della trama, ad esempio mettendo Frida al centro di un sistema di "spionaggio bidirezionale" dal momento che grazie alle sue percezioni alterate dal morso vampirico è in grado di informare tutti gli schieramenti delle reciproche scelte costringendo in particolare lo Spirito con la Scure a giocare a carte fin troppo scoperte.
Il gran numero di comprimari, lo spazio loro dedicato e il ruolo che ciascuno di loro riveste all'interno della storia, rendono quest'ultima una sorta di racconto corale in cui lo stesso Zagor fatica a svettare, non fosse per le sue consuete capacità atletiche e grazie a quell'inguaribile debolezza del cattivone di turno di voler catturare viva la propria nemesi permettendogli così di sfuggire a micidiali occasioni di raggiungere anzitempo il paradiso degli eroi.
Rauch questa volta ha messo davvero alle strette il buon vecchio Zagor e ha diverse frecce al suo arco per fargli passare qualche brutto quarto d'ora: prigionieri di alto rango, vampiri prestigiosi in trasformazione, servitori fortissimi se non quasi invulnerabili. Forse è anche per questo che Patrick sembra passare numerosi momenti di silenziosa riflessione, quasi stesse caricando le batterie per l'epico scontro frontale che lo attende. Direi che lo sceneggiatore si è messo davvero spalle al muro e sono molto curioso di vedere se riuscirà a sorprendere il lettore o sceglierà la via più tranquilla della classicità. In ogni caso non è argomento di questo numero.
Dopo diversi albi in cui ne lamentavo l'assenza, vengo accontentato: finalmente Cico combina uno di quei casini che l'hanno reso fastidiosamente celebre e che tingono le storie di Zagor di quella leggerezza che ha reso originale l'associazione tra questi due improbabili partner stemperando i momenti più drammatici delle loro avventure. E così per ben 15 tavole si potrà assistere a cosa significhi dare del denaro a Cico perché vada a sgranocchiare qualcosa al mercato di Vienna!
Ma all'inizio dicevo Venturi scatenato ed è giunto il momento che mi spieghi meglio...
Numerose tavole di ampio respiro permettono al disegnatore di divertirsi a raffigurare diversi tipi di scenari. E questo fin dalla prima tavola, in cui l'artista si cimenta con guglie, torrioni e montagne innevate per passare dopo solo una manciata di pagine a raffigurare dettagliatamente l'ambiente ottocentesco viennese, sempre con dovizia di particolari per quel che riguarda l'architettura degli straordinari palazzi asburgici e delle ampie piazze attraversate da soldati a cavallo, carrozze e aristocratici a passeggio.
La seconda parte dell'albo invece si sviluppa all'interno delle carrozze di un treno in corsa e nell'ambiente preferito da Zagor, il bosco in cui potrà dare buona prova di sé e mantenersi in allenamento.
Su questo contesto grafico di tipo realistico, i personaggi si sovrappongono in uno stile più "fumettoso", a volte quasi cartoon, soprattutto sui primi piani di Cico, che rende però estremamente chiari i loro stati d'animo e le relative espressioni facciali. Ognuno di loro è ben caratterizzato e per niente confondibile con gli altri favorendo grandemente la lettura.
Forse a volte Venturi si lascia prendere un po' la mano dai primi piani ad effetto e così se quelli a pagina 48 (di Cico e di Korasi) trasmettono l'opportuno senso di pericolo, quando a pagina 74 l'ennesima ombra teatrale copre parte del volto in tre quarti del nostro conte pizzuto, la cosa inizia a venire un po' a noia. Non sarà un caso che il conte prima della fine si prenderà una bella graffiata in pieno petto e se ne finirà a letto senza passare dal via: aveva scocciato, quel sapientino!
Prosegue la mia personale, ma nelle intenzioni leggera e bonaria battaglia per lo svecchiamento del volto di Zagor e conseguente emancipazione dall'imprinting ferriano, in fondo come è successo per il Tex post-Galeppini e come peraltro è già stato fatto nelle copertine. Venturi per gran parte dell'albo si attiene al mainstream grafico, ma ogni tanto pare dimenticarsene e, forse approfittando di una certa distanza dell'inquadratura, abbozza uno Zagor decisamente convincente, sempre dinamico e atletico, ma dall'espressione più contemporanea. Mi riferisco ad esempio alla bella sequenza di pagina 80 o alla seconda vignetta di pagina 77 che personalmente mi piace un sacco. Quando ha le mani più libere, quindi con figure "minori" rispetto al boss con la scure, il disegnatore mostra quello che potrebbe fare con le figure umane e con i tratti dei volti: due su tutti, lo Janos nella prima vignetta di pagina 30 e ancora più ritrattistico, il Korasi nella prima di pagina 28.
Beh, pare proprio che nel n.675 Zagor ce l'avrà dura ad avere la meglio sul suo perfido avversario sovrannaturale, ma sono certo che Rauch non saprà deludere le aspettative create con questo avvincente numero di passaggio che ha permesso al gruppo di rimescolarsi prima di raggiungere i Carpazi e di mostrare forza (e debolezze) di Rakosi.
L'unica cosa certa fin qui è che i vampiri ridono nell'ombra. Tantissimo.