A Brescia non ci sono più bare.
A Brescia non c’è più ossigeno.
A Brescia, fuori dal cimitero c’è la fila di carri funebri.
A Brescia c’è una sepoltura ogni mezz’ora.
Perdi qualcuno di caro e non puoi neppure salutarlo per l’ultima volta.
Al cimitero si cerca supporto l’un con l’altro guardandosi solo negli occhi.
Noi delle altre persone ultimamente vediamo solo gli occhi perché il naso e la bocca sono coperti da una mascherina.
A Brescia non si vedono più sorrisi.
Si vive da 3 settimane in equilibrio: da una parte la spinta della natura, forte, che vuole farci crollare, dall’altra quella dei bresciani, ancora più forte,che vogliono ricominciare.
Le giornate sono infinite, le nottati insonni. Tutti pensano a qualcosa: i giovani pensano ai nonni, i nonni pensano ai nipoti, gli imprenditori pensano a come pagare gli stipendi, tutti sogniamo la normalità.
Io non lo so quando tornerà questa normalità ma sicuramente sarà bellissimo trovarci in centro e vederci finalmente sorridere.













