NotSane
part 2.
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NotSane
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SANE
WHO ARE YOU??
I like good things, and I hate bad things, fighting for those good things makes me horny. I get crazy erections defending JEL413 from retards and I do not know why either.
Things you might say to yourself the day after the 3 day novel contest. #notsane https://www.instagram.com/p/CE5UEdMgEHQ/?igshid=gjl78jfgyijb
We all may be alive, but I think our mentality is disturbed because of the world now a days. So, I think there is a part of us that is just not sane.
-Chloe Ryan
Brainstream #26
Ci vestivamo di fiori secchi e le nuvole lievi si dissolvevano sotto i nostri piedi nudi, come nei giardini originari, come un locus amoenus, privi di paure e vergogne, narcisisti non maliziosi, deliziati dal nostro essere orridi, deformi e deformati -l'Arcadia nascosta sul fondo dei nostri pozzi oculari, conquista il mondo, invade inerte il pianeta con le sue danze di petali e foglie-. Onde, siamo onde che baciano la riva che, di rimando, ci bacia anche lei. Le lingue si abbracciano nel trascinarsi di un ultimo respiro, sospiro di vita, un saluto. Una folla di enzimi ci rincorre, mio zucchero sintetico, da distanza ci tirano, l'un verso l'altro, i legami glicosidici. Ho promesso d'accarezzare la notte come se la luna fosse il tuo sorriso, nebbia e labbra coprono i tuoi denti aguzzi di vampiro. Sbranami, sbranami, sbranami, luna, vampiro, amante, musa, Flora germinatrice. La fame; sbagliare canale in televisione e trovare il tuo nome a lampeggiare fino a bruciarmi i neuroni e rendermi epilettico. Ogni giorno a friggermi il cervello, le calorie del tuo assassinio mi ingrassano fino a farmi esplodere. Mi torturi e nei modi più deliziosi incidi il tuo nome lungo il percorso della giugulare. In ogni mio eritrocita, il tempo s'incaglia, il tempo s'intreccia; domani era ieri, domani ti amai.
M'immergo nel tuo mondo decadente, nel tuo ventre contraggo ogni muscolo e, vivo finalmente, imparo a sbagliare. Ali di carta si sfaldano, contro il cielo mille anni di nembi, mentre facciamo l'amore. E si fa l'amore, fino a morire, morire di spasmi, di spasmi morire. Domani era ieri; prometti che c'eri e non restai solo ad aspettare che arrivassero i treni, mentre pioveva e leggevo di te. Domani era ieri. Turbine. Scrivo, discromie letterarie.
Una mattina mi sveglia, consapevole d'essere morto. Vidi me stesso sdraiato su un letto di cenere. Tra i denti era nato un fiore di loto durante la notte, negli anni divenne l'unico vanto di un corpo svuotato dei flutti vitali. Deturpato, vivisezionato, osservai nello specchio le lentiggini all'interno del mio cuore di rame e prendendo un rasoio, pensai che nessuno si sarebbe accorto del millesimo taglio su una carne affettata -tela pulsante, pennello, vernice. affonda nel polso, affonda pittrice.- Vidi un sorriso sinistro allargarsi tra le mie guance, una contrazione involontaria dei muscoli facciali. La corsa delle endorfine dal cervello alle cellule dell'intero organismo, lo scontro, l'incidente nel bel mezzo della rete linfatica che mi lasciò invalido, per la vita. La morte aveva la forma di una lamina di metallo, il sapore di ruggine, l'odore del sangue. La morte aveva il tuo nome, i tuoi occhi, i miei stessi occhi da suicida. Decisi che un corpo vuoto, delle molecole morte non potessero decedere ancora e per sopravvivere mi convinsi di saper scrivere di amore e dipendenze e sale. Torrenti di parole cominciarono a devastare la carta, bombardata dai cannoni della mia macchina da scrivere, generando una rivoltante cosmogonia di contraddizioni e deità ignorante in cui gli angeli ingozzavano le mie virgole rivoltose di assenzio. Il mio cervello scelse di rifiutare il cibo, il mio corpo di espellerlo da sé, il mio istinto di lasciarmi sparire. Con gli altri demoni, cominciai a vestirmi d'incenso cosicché l'umanità non si potesse accorgere degli ordigni che camminavo inosservati tra le loro teste. E mi riversai nel mondo. Domani era ieri; tutto accadrà al contrario.
Una sera mi addormentai, ed ero vivo. Nel mio sogno lucido, vidi una stella cadente fuori dalla mia finestra, schiantarsi in un prato di tulipani gialli e dare fuoco al mondo. Non sapendo cosa desiderare, chiesi di morire -si aprirono le porte della dimensione onirica e spettri e serpenti diventarono solo immagini proiettate nella mia mente- così arrivasti tu. E ormai la sera fattasi notte, ci accolse tra le sue gambe da mercenaria, facendoci riparo con i tetti della sua vulva. Prima due, poi un corpo soltanto, poi centomila corpi, centomila membra e arti e bocche e dita e bocche e polmoni, fegati. L'Apocalisse si fermò per ammirare i nostri sguardi rapiti, l'uno dall'inferno dell'altra, il sangue dalle nostre vene aperte coagularsi e renderci statue cremisi. Amarsi è respirarsi -anche una volta soltanto, anche solo un respiro, anche solo un secondo, ci amammo ci amammo ci amammo (e fece male (più al mondo che a noi)!)- e sentire l'universo che implode e rinasce nello stesso Big Bang. Amai una sera, in un sogno e nella realtà, di notte in un letto, in un prato di tulipani gialli devastati da una cometa di maggio, col sole invernale che oscurava la mattina morente e il tuo cuore che visse. Ma domani era ieri e mai avrò amato. Ma domani era ieri, non ho già vaneggiato.
La realtà è che non mi faccio abbastanza da farmi troppo. Mi faccio troppo per farmi poco. Non mi uccido abbastanza da essere morto. Mi uccido troppo per essere vivo. Non scrivo abbastanza da avere senso. Scrivo troppo per avere senso. Ho un'esistenza riassumibile nelle formule chimiche delle sostanze che ingerisco, consumo, produco, scambio, nelle prescrizioni mediche di folli curatori e nelle enciclopedie di pazzie che scrivo ogni notte. Portate via queste parole da me. Estirpatele. Lobotomizzatemi. Coglietemi in flagrante mentre compiaciuto mi intarsio la carne, soddisfatto osservo i miei pasti sul fondo del cesso o fagocito pasticche di felicità. Arrestatemi per i crimini contro me stesso. Le guerre intestine stanno trasformando il mio corpo nella più emblematica rappresentazione artistica di me stesso -impressionismo. architettura scarlatta. natura morta.- ho bisogno di un biglietto per accedere al coraggio di osservarmi allo specchio. La critica mi ritiene, scontato, volgare, eccessivamente viscerale, impuntuale, neologistico ed egocentrico. Un megalomane consenziente e affetto da sindrome di autocompiacimento perpetuo. Scialbi che non comprendono i poeti maledetti, saranno i miei compagni all'inferno. Domani era, è. Ieri è, sarà. Non sono mai stato diverso da uno psicopatico. Domani era ieri, tutto questo non è mai successo -non ho mai tentato il suicidio-, tutto questo non è stato scritto. Domani era ieri, domani avrei scritto se l'inondazione ci avesse non salvato dal fuoco. Domani era ieri.
I nostri genitori non ci avevano avvertiti che un giorno avremmo desiderato morire, disprezzato respirare ed essere avvolti dalla luce del sole...