Lettere II - Campagna "25000 lettere al Prefetto"
"Egregio Sig. Prefetto, sono Nicola Marabello
Le scrivo per esprimere la mia solidarietà nei confronti dei cittadini che attivamente si son presi cura del "Teatro in Fiera Pinelli" e per esprimerle la mia preoccupazione circa il modo in cui la questione è stata affrontata dalle autorità. Apprendo, infatti, che allo sgombero che ha determinato un imponente schieramento di forze (sei camionette dei reparti mobili, un elicottero, un mezzo navale; un conseguente blocco dei trasporti pubblici causato dalla disposizione dei mezzi di polizia sulla linea tranviaria), hanno fatto seguito una denuncia penale per solo dieci tra gli occupanti e una costosissima sanzione amministrativa per l’attraversamento pedonale improvvisato dagli stessi attivisti e da un cospicuo numero di cittadini giunti ad esprimere la loro solidarietà. La prospettiva formale -secondo cui l’occupazione e restituzione alla cittadinanza del Teatro in Fiera Pinelli e dell’ex Irrera a mare sia riducibile ad una violazione della legalità e ad una conseguente criminalizzazione di pochi- non tiene adeguatamente conto delle illegalità e delle lesioni del bene comune prodotte, nell'arco di circa diciassette anni, dall’estenuante incuria delle autorità cittadine.
Mi chiedo come Lei e le altre autorità preposte si stiano comportando nei confronti degli altri soggetti responsabili delle evidenti inadempienze legate all'incuria e mi riferisco alla Sovraintendeza dei Beni Culturali e all'Autorità Portuale come istituzione competente e responsabile dell'area. Il "Pinelli" ha svolto una funzione sociale indiscutibile: da una parte ha restituito alla cittadinanza (me compreso) uno spazio negato grazie a spettacoli teatrali, concerti, seminari su temi giuridici e sociologici, totalmente gratuiti ed aperti, che hanno visto l’attiva partecipazione di personalità illustri dello scenario italiano ed estero; dall'altra, ha consentito a liberi cittadini di avere voce in capitolo sul destino di questo luogo-simbolo della memoria culturale collettiva- risvegliando entusiasmo e partecipazione in una città dormiente. In questo quadro, come giustificare l'accanimento formalista che dispensa denunce penali e sanzioni amministrative? Si tratta a mio avviso di un atto offensivo, di un dispositivo che lede il diritto di partecipazione di ampie fasce di cittadinanza che in questa esperienza hanno espresso il proprio malessere e la propria voce, ma anche la possibilità di proporsi come centro propulsore di una fervida elaborazione politica coniugata ad una intensa programmazione artistica e culturale. Un dispositivo abietto che le autorità locali potrebbero rifiutarsi di usare, se solo volessero. Concludo questa lettera, ricordandoLe di figure come Dolci e Capitini. Personaggi, specie il primo, legato a doppia mandata a questa terra. Gli attivisti del Pinelli ricordano esattamente l’esperienze di quegli uomini, mi auguro, pertanto, che la storia possa insegnare che movimenti come quello del Pinelli non vanno trattati per via poliziesca o giudiziaria. Farlo non è un modo di punire, ma un modo di generare e tramandare sfiducia nelle istituzioni, in un paese che di pessimi esempi istituzionali ne ha avuti già molti. Distinti Saluti"
Nicola Marabello
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"Egregio Signor Prefetto,
sono Lorena Cosimi e le scrivo per sostenere le azioni degli occupanti del Teatro Pinelli e contestare il comportamento e le decisione delle forze dell'ordine. L'onda di rivolta e rivoluzione che sta rinfrescando l'Italia di questi ultimi anni è sempre di più la concretizzazione della stanchezza di tutti coloro che, fiduciosi e onesti, hanno creduto alle parole di politici e amministrazione, funzionari e portaborse che, invece, senza tentennamenti, continuano da anni a martoriare questo nostro paese che, se fosse governato con sensibilità e cultura, potrebbe essere un luogo meraviglioso. Questo mio cappello, molto banale per alcuni versi, per esprimere solidarietà ai ragazzi del Pinelli e a tutta la cittadinanza attiva che ha partecipato e continua a partecipare a questo momento così importante per la città di Messina e per la nostra cultura italiana, così tanto intessuta di ambiguità, compromessi e "patti con il diavolo". Queste persone sono responsabili di aver ridato vita a un luogo da anni abbandonato, e abbandonato dalle autorità competenti per incuria, scittoneria, speculazione e profondo egoismo umano. La nostra società ha bisogno di un cambiamento profondo e questo cambiamento non può che arrivare da chi decide, in prima persona, di ripensare le nostre abitudini e praticarne di nuove, per relazionarsi e condividere gli spazi che abitiamo, laddove nessuno è padrone di niente e ognuno ha il diritto di godere di ciò che appartiene a tutti. I beni comuni non sono un'invenzione strampalata, ma una realtà, cancellata dalla logica proprietaria prima e neoliberista poi, che ha negato, dimenticandole, tradizioni millenarie, sane abitudini comportamentali e di condivisione, principi di giustizia sociale e sostenibilità. Le nostre coscienze, quelle di chi in questo momento si sta dando da fare, sono pulite, forti, coraggiose ed è per questo che chiediamo giustizia! Che le forze dell'ordine usino i loro mezzi e le loro capacità per arrestare coloro che rappresentano un reale pericolo per la sicurezza e la salvaguardia di questo paese. La società civile che dice basta, si rifiuta e nello stesso tempo (si) costruisce alternative è una nuova possibilità. È il futuro. E come pensare di fermare il futuro? Distinti saluti" Lorena Cosimi attivista
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"Egregio Sig. Prefetto, sono Militano Oriana, una studentessa calabrese iscritta nella facoltà di giurisprudenza. Le scrivo per esprimerle la mia preoccupazione circa il modo in cui la questione del Teatro in Fiera Pinelli è stata affrontata dalle autorità. Apprendo, infatti, che allo sgombero che ha determinato un imponente schieramento di forze (sei camionette dei reparti mobili, un elicottero, un mezzo navale; un conseguente blocco dei trasporti pubblici causato dalla disposizione dei mezzi di polizia sulla linea tranviaria), hanno fatto seguito una denuncia penale per solo dieci tra gli occupanti e una costosissima sanzione amministrativa per l’attraversamento pedonale improvvisato dagli stessi attivisti e da un cospicuo numero di cittadini giunti ad esprimere la loro solidarietà. La prospettiva formale -secondo cui l’occupazione e restituzione alla cittadinanza del Teatro in Fiera Pinelli e dell’ex Irrera a mare sia riducibile ad una violazione della legalità e ad una conseguente criminalizzazione di pochi- non tiene adeguatamente conto delle illegalità e delle lesioni del bene comune prodotte, nell'arco di circa diciassette anni, dall’ estenuante incuria delle autorità cittadine. Il "Pinelli" ha svolto una funzione sociale indiscutibile: da una parte ha restituito alla cittadinanza uno spazio negato grazie a spettacoli teatrali, concerti, seminari su temi giuridici e sociologici, totalmente gratuiti ed aperti, che hanno visto l’attiva partecipazione di personalità illustri dello scenario italiano ed estero; dall'altra, ha consentito a liberi cittadini di avere voce in capitolo sul destino di questo luogo-simbolo della memoria culturale collettiva- risvegliando entusiasmo e partecipazione in una città dormiente. In questo quadro, come giustificare l'accanimento formalista che dispensa denunce penali e sanzioni amministrative? Si tratta a mio avviso di un atto offensivo, di un dispositivo che lede il diritto di partecipazione di ampie fasce di cittadinanza che in questa esperienza hanno espresso il proprio malessere e la propria voce, ma anche la possibilità di proporsi come centro propulsore di una fervida elaborazione politica coniugata ad una intensa programmazione artistica e culturale. Un dispositivo abietto che le autorità locali potrebbero rifiutarsi di usare, se solo volessero. Concludo questa lettera, ricordandoLe di figure come Dolci e Capitini. Personaggi, specie il primo, legato a doppia mandata a questa terra. Gli attivisti del Pinelli ricordano esattamente l’esperienze di quegli uomini, mi auguro, pertanto, che la storia possa insegnare che movimenti come quello del Pinelli non vanno trattati per via poliziesca o giudiziaria. Farlo non è un modo di punire, ma un modo di generare e tramandare sfiducia nelle istituzioni, in un paese che di pessimi esempi istituzionali ne ha avuti già molti. Distinti Saluti"
Militano Oriana, una studentessa calabrese iscritta nella facoltà di giurisprudenza.
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"Eccellenza
Vorrei sottolineare che alcune attività di protesta non 'canoniche' a volte sono imposte dalla difficoltà o impossibilità di dare espressione ad un sentire e ad un interesse autenticamente civico. Mi riferisco a quella dei cittadini che hanno manifestato contro lo sgombero del teatro Pinelli. Penso che, per il loro farsi portatori di valori collettivi conro una logica meramente prvatistica, andrebero ascoltati piuttosto che sanzionati.
Grazie dell'attenzione, dstinti saluti" Maria Concetta Gubernale
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"Gentile Sig. Prefetto,
Mi chiamo Teresa Frisone, ho 59 anni. Sono la madre di uno degli “ occupanti/liberatori “ del Pinelli. Le scrivo, aderendo ad una iniziativa intrapresa in sostegno di questo gruppo di cittadini, nei confronti dei quali è stata messa in atto una incomprensibile azione di repressione e di intimidazione. Non posso fare a meno di chiedermi e di chiederLe le ragioni di tanto accanimento. E dire che avevo molto apprezzato il suo gesto iniziale, che mi sembrava di apertura all’ascolto e al dialogo. Riguardo spesso quelle foto in cui Lei, il Prefetto Trotta, in visita al Pinelli, dava l’impressione di mostrarsi se non altro disponibile a capire le ragioni di fondo di un gesto che mirava a ridare alla città un Teatro chiuso da ben 17 anni e lasciato marcire in uno stato di abbandono e di degrado. In un territorio mortificato dalla ferrea logica delle speculazioni di privati, si è deciso di fermare, tramite l’uso della forza e l’abuso del Potere, la bellezza, l’energia, la radicalità di un movimento di cittadini e di cittadine che hanno a cuore il futuro di una città devastata da una classe dirigente clientelare e familista, delle cui promesse non possiamo più fidarci. Per questo, nonostante l’avviso di garanzia, nonostante la vergognosa sanzione amministrativa, “loro” continuano a battersi con coraggio, coerenza e tenacia, sostenuti dalla consapevolezza di essere dalla parte giusta, anche se la si vuol far passare per “illegittima” da chi ha deciso ancora una volta di tutelare gli interessi di pochi potenti, piuttosto che favorire la gestione collettiva dei “beni comuni”. Mio marito ed io siamo stati frequentatori abituali del Pinelli: abbiamo assistito a molti spettacoli, preso parte ad assemblee e dibattiti, portato del cibo per sostenere concretamente gli “occupanti”. In quello spazio per due mesi ha vissuto insieme un’umanità variegata, si sono intrecciati e consolidati rapporti, si sono strette in un abbraccio vitale delle “solitudini” trasformate in “relazioni”, in un clima di accoglienza e di inclusione. Attività culturali, buone letture (anche di “cattivi maestri”), pulizie, lavori di manutenzione, poesie, spettacoli musicali, teatro. Il tutto condito da entusiasmo, passione, impegno, creatività, fantasia, capacità progettuali. A chi ha fatto paura tutto questo? Quali meccanismi si sono messi in moto? Che ruolo sta giocando l’Autorità portuale? Quali responsabilità ha avuto fino ad oggi? Come pagherà per le sue inadempienze? E per quel che riguarda i progetti futuri siamo certi che il rapporto costi/benefici sia vantaggioso per la cittadinanza? Signor Prefetto, la invito a riflettere su tutto questo. Lei ha avuto modo di ascoltare direttamente concretissime ragioni che non dismetterebbero la loro evidenza neppure laddove le si volesse ingiustamente perimetrare dentro i circuiti asfittici del diritto penale. Ma veramente pensa che meritino il trattamento che è stato loro riservato? Interpelli la sua coscienza. Io conosco bene mio figlio. A lui e ai suoi compagni di lotta, che poi sono i tantissimi cittadini che in questa vicenda hanno scelto di prendere parte attiva ad un’ipotesi,concreta e mutevole, di nuova democrazia, va tutta la mia stima e la mia solidarietà. Sono fiduciosa nella Sua disponibilità a voler riconsiderare tutta questa vicenda. Ma lo sa che, pur essendo nata e vissuta sempre a Messina, non sapevo dell’ esistenza del Parco Aldo Moro? Cordiali saluti Teresa Frisone
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"Spett. Prefetto
Chi le scrive lo fa in quanto “strumento” di una collettività, di un centro d’interessi collettivi; l’uso di quest’ultimo termine è particolarmente significativo e racchiude in sé l’essenza stessa di un cambiamento nel modo stesso di concepire il rapporto fra cittadini e Stato nel senso post-moderno del termine. L'autodefinizione di “strumento” che sostituisce quella più pregnante, di rappresentante, indica che i tempi sono maturi per un’evoluzione del concetto stesso di rappresentanza inteso nel senso classico del termine. È, in sostanza, in crisi il concetto di “delega”, intesa come via di comunicazione obbligata fra i cives e le istituzioni: in quest’ottica va letta la vicenda dell’occupazione dell’ex Teatro Pinelli in quanto Bene Comune ed ipso iure espressione di un interesse collettivo. Si tratta, lungi dall'essere una semplice diatriba locale fra giovani “facinorosi” e rigore istituzionale, dell’esemplificazione stessa della crisi di una concezione ottocentesca dell’istituzione come espressione operativa del supremo interesse statale, unica in grado di gestire le esigenze del semplice cittadino per definizione bisognoso di una guida “alta”. Negare che nel caso dell’occupazione portata avanti dai ragazzi del Comitato aperto ci sia stata una violazione di regole di “diritto positivo”, sarebbe una mistificazione, ma altrettanto mistificante sarebbe pensare che si tratti “solo” di questo, quando, invece, ad essere messo in discussione è il concetto stesso d’infallibilità delle istituzioni da cui queste regole sono emanate e fatte rispettare. Insomma, quando ci si rende conto che il Bene Comune e con esso l’interesse collettivo non vengono tutelati, ma “svenduti” come accade con i locali dell’ex teatro e di tutta la cittadella fieristica, oggetto di degrado e di abbandono, l’intervento della “coscienza collettiva” appare se non legalmente giustificabile, moralmente dovuto. In sostanza, sig. Prefetto, riteniamo che se a lei spetta in quanto “rappresentante” dell’autorità governativa, organo del “potere statale”, la funzione di garante di un ordine costituito secondo i termini e le modalità di cui si è detto, a noi in quanto cives di una città in lapalissiana e drammatica decadenza spetta quello di difensori e propugnatori ad un tempo di una coscienza collettiva e delle forme in cui essa si manifesta. Ciò detto, rinnoviamo la nostra solidarietà ai giovani dell’ex Pinelli ed il sostegno anche pratico e materiale, dato che quello ideologico oltre ad essere poco utile è, probabilmente “fuori moda”, alle iniziative che vorranno portare avanti nella consapevolezza che si tratti di una “palingenesi” inevitabile del rapporto fra cittadini ed istituzioni. La preghiamo, pertanto d’interrogarsi con noi non tanto sulla riformulazione di un nuovo “contratto sociale” e quindi di un ordine costituito “altro” rispetto a quello che Lei stesso ha conosciuto , perché questo appare essere un dato di fatto incontrovertibile , ma sulle modalità più consone attraverso le quali questa transizione possa avvenire in maniera pacifica e senza strappi eccessivamente dolorosi seguendo l’esempio dei giovani antesignani dell’ex Pinelli. Un processo storico di renovatio politico-culturale procede, per una volta, senza spargimenti di sangue, negare o, peggio ostacolare il libero dispiegarsi del Bene Comune in nome della difesa ad oltranza di un ordine costituito che non rappresenta più la rousseiana “volontà generale”, riteniamo sia una responsabilità davvero dura da sostenere per chiunque."
Giusi Forestiere
Attivista movimento Cinque Stelle ed Amante città di Messina
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"Egregio Sig. Prefetto, sono Enrica Carnazza, vivo in questa città da 49 anni e per svariati motivi alle volte mi arrabbio, sentendomi offesa (TIR, viabilità, mancanza di verde, sottrazione del waterfront, ecc. ecc.), ma per fortuna sono, anche e soprattutto, una semplice cittadina PACIFISTA. Le scrivo per esprimerle la mia preoccupazione circa il modo in cui la questione del Teatro in Fiera Pinelli è stata affrontata dalle autorità. Apprendo, infatti, che allo sgombero che ha determinato un imponente schieramento di forze (sei camionette dei reparti mobili, un elicottero, un mezzo navale; un conseguente blocco dei trasporti pubblici causato dalla disposizione dei mezzi di polizia sulla linea tranviaria), hanno fatto seguito una denuncia penale per solo dieci tra gli occupanti e una costosissima sanzione amministrativa per l’attraversamento pedonale improvvisato dagli stessi attivisti e da un cospicuo numero di cittadini giunti ad esprimere la loro solidarietà. La prospettiva formale -secondo cui l’occupazione e restituzione alla cittadinanza del Teatro in Fiera Pinelli e dell’ex Irrera a mare sia riducibile ad una violazione della legalità e ad una conseguente criminalizzazione di pochi- non tiene adeguatamente conto delle illegalità e delle lesioni del bene comune prodotte, nell'arco di circa diciassette anni, dall’estenuante incuria delle autorità cittadine. Il "Pinelli" ha svolto una funzione sociale indiscutibile: da una parte ha restituito alla cittadinanza uno spazio negato grazie a spettacoli teatrali, concerti, seminari su temi giuridici e sociologici, totalmente gratuiti ed aperti, che hanno visto l’attiva partecipazione di personalità illustri dello scenario italiano ed estero; dall'altra, ha consentito a liberi cittadini di avere voce in capitolo sul destino di questo luogo-simbolo della memoria culturale collettiva- risvegliando entusiasmo e partecipazione in una città dormiente. In questo quadro, come giustificare l'accanimento formalista che dispensa denunce penali e sanzioni amministrative? Si tratta a mio avviso di un atto offensivo, di un dispositivo che lede il diritto di partecipazione di ampie fasce di cittadinanza che in questa esperienza hanno espresso il proprio malessere e la propria voce, ma anche la possibilità di proporsi come centro propulsore di una fervida elaborazione politica coniugata ad una intensa programmazione artistica e culturale. Un dispositivo abietto che le autorità locali potrebbero rifiutarsi di usare, se solo volessero. Concludo questa lettera, ricordandoLe di figure come Dolci e Capitini. Personaggi, specie il primo, legato a doppia mandata a questa terra. Gli attivisti del Pinelli ricordano esattamente l’esperienze di quegli uomini, mi auguro, pertanto, che la storia possa insegnare che movimenti come quello del Pinelli non vanno trattati per via poliziesca o giudiziaria. Farlo non è un modo di punire, ma un modo di generare e tramandare sfiducia nelle istituzioni, in un paese che di pessimi esempi istituzionali ne ha avuti già molti,TROPPI. Distinti Saluti"
enrica carnazza
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