Quando scopri che il comune di sinistra stava per regolarizzare l’Askatasuna, ma il governo di destra lo ha sgomberato prima che potesse farlo. 😂😂😂😂

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Quando scopri che il comune di sinistra stava per regolarizzare l’Askatasuna, ma il governo di destra lo ha sgomberato prima che potesse farlo. 😂😂😂😂
Il Leoncavallo è tante cose, sopperire con una occupazione alla mancanza di centri dove giovani e meno giovani possano incontrarsi, socializzazione, incontro, discussione, cultura, arte, solidarietà, musica, politica, ma soprattutto è identità, se questo governo di fasci crede che basti un cordone di polizia e dei lucchetti ad un cancello per cancellare questa identità si sbaglia.
Ciò che credi di aver messo alla porta rientrerà dalla finestra e l’antipatia politica potrebbe diventare odio.
La mia solidarietà ai leoncavallini e un plauso al comitato “madri antifasciste” e alla presidente Marina Boer, che hanno mostrato più saggezza e moderatezza del governo, che si erano detti disposti ad attivarsi per trovare i 3 milioni di euro che i proprietari dello stabile hanno chiesto allo Stato per il mancato sgombero e che il ministro Piantedosi ha rigirato alla Boer.
(Le foto sono di Cecilia Dardana per Open).
Il provvedimento di sequestro per lo stabile di CasaPound sconfessa la Raggi e l'impianto accusatorio di Albamonte. Un'esclusiva del Primato
CasaPound, niente sgombero né odio razziale. Sconfitta per Raggi e Albamonte
Davide Di Stefano
10/06/2020 11:24
Roma, 10 giu – Per il momento lo sgombero di CasaPound è un po’ come la “potenza di fuoco” di Giuseppe Conte: una frottola raccontata dai 5 Stelle. Oltre il clamore mediatico creato ad arte in questi giorni sul piatto c’è ben poco: le carte ridimensionano di parecchio gli annunci di Virginia Raggi e l’impianto accusatorio del Pm “partigiano” Eugenio Albamonte. Questa mattina intorno alle 10 alcuni dirigenti di CasaPound si sono recati in Questura a Roma per ritirare il provvedimento relativo al sequestro dello stabile di via Napoleone III numero 8. Il sequestro preventivo viene disposto solo in relazione ai reati 633 e 639 bis del codice penale, ovvero quelli in riferimento al reato di occupazione. Il Gip Zsuzsa Mendola non ha riconosciuto il reato associativo finalizzato all’istigazione all’odio razziale, disconoscendo nei fatti buona parte dell’impianto accusatorio del Pm Albamonte.
Tra i 16 indagati semplici inquilini, non c’è Andrea Antonini
Tra i 16 indagati infatti figurano solo quattro dirigenti del movimento, al 2018 residenti in via Napoleone III numero 8. Tra questi per dire non figura il vicepresidente Andrea Antonini, come invece annunciato in pompa magna da giornali e tg dopo la velina fatta uscire dalla Procura di Roma. Gli altri 12 indagati sono semplici inquilini del palazzo, tra cui figurano casalinghe, anziane vedove, novantenni disabili. Quelle famiglie italiane in difficoltà che la Raggi vuole gettare in mezzo a una strada per capirci. Insomma i titoloni dei giornali e le aperture dei tg sono state buone per gli annunci fasulli della Raggi sulla “seconda liberazione di Roma” il 4 giugno e per fare un po’ di pubblicità alla Procura. Ma le notizie erano per buona parte false. Anche in merito allo sgombero del palazzo questo provvedimento produce una sola novità: quella far balzare in avanti nella lista degli sgomberi lo stabile di via Napoleone III insieme agli altri 23 interessati da procedimento giudiziario. Ma non ospitando all’interno una “associazione dedita all’istigazione dell’odio razziale” ma solo dei semplici “occupanti” non esiste alcuna priorità speciale per CasaPound.
Il Gip sconfessa Albamonte: niente “odio razziale”
Il provvedimento a firma del Gip è composto da 9 pagine. Nelle prime sette si ricostruisce a grandi linee la storia dell’occupazione e si riconosce la persitenza del periculum in mora relativo al reato di occupazione abusiva. A “diverse conclusioni” perviene invece il Gip in merito alla richiesta del Pm Albamonte di contestazione del reato 604 bis del codice penale, quello relativo alle associazioni che tra i propri scopi hanno l’istigazione all’odio razziale. “Deve osservarsi che il materiale probatorio acquisito in atti non è sufficiente per poter affermare la sussistenza del fumus criminis“. Insomma l’impianto accusatorio del Pm in relazione all’odio razziale viene sconfessato dal Gip. Ad Albamonte viene anche fatto notare che le indagini non si possono fare sulla base degli articoli di giornale. “Dalle informative relative alle suddette vicende acquisite in atti non emergono elementi probatori sufficienti a ricostruire compiutamente i singoli episodi (…). Elementi probatori in ordine alle singole vicende non possono certamente essere tratti dagli articoli di giornale acquisiti in atti”.
Le indagini non si fanno con gli articoli di giornale…
L’odio razziale “non sussiste”
In definitiva stando a quanto scrive il Gip “non sussistono elementi che consentono di ricondurre la sussistenza del delitto di partecipazione ad una associazione (CasaPound, ndr) nonché di accertare se le condotte poste in essere siano espressive di ideologie o sentimenti razzisti o discriminatori, ovvero se sussista lo scopo dell’incitamento alla discriminazione”. A questo puto tutti i media che per giorni hanno titolato su “CasaPound associazione per delinquere finalizzata all’odio razziale” dovrebbero correggere il tiro, perché le informazioni trapelate dalla Procura (e rilanciate a gran voce dalla Raggi) erano sbagliate. La verità è un’altra: l’Anpi ha denunciato CasaPound, l’esponente di Magistratura Democratica Eugenio Albamonte, sulla base di quella denuncia, ha provato a mettere in piedi un’indagine per dimostrare che CasaPound è un’associazione a delinquere finalizzata all’odio razziale e non ci è riuscito. Perché il suo impianto accusatorio si basa su alcuni articoli di giornale e sulla volontà di trasformare alcune legittime manifestazioni contro i centri di accoglienza, o in sostegno di famiglie italiane discriminate nelle graduatorie per la casa popolare, in atti discriminatori. Perpetrati non da un movimento politico legalmente riconosciuto, ma da una associazione a delinquere.
Una sconfitta per Raggi e Albamonte
Virginia Raggi ed Eugenio Albamonte incassano quantomeno una sconfitta temporanea. Per arrivare allo sgombero di CasaPound alla “sindaca” serve un’ulteriore forzatura politica: senza quella continua a fare testo l’elenco del Comitato per l’ordine e la sicurezza. Per arrivare allo scioglimento di CasaPound al compagno magistrato serve quantomeno mettere in piedi un’altra indagine. Ma che questa volta sia basata “su elementi probatori”, non su articoli di giornale ed esposti dell’Anpi.
Davide Di Stefano
Incontro della polizia con gli attivisti della formazione di ultradestra. La questura smentisce: "Nessun atto notificato". Ma la viceministra
MANCATI SGOMBERI
Dal 2011 ad oggi, l'ex Cinema è stato usato per feste, proiezioni e dibattiti, ai quali hanno partecipato, tra gli altri, leader dell'antagonismo nazionale ma anche ex terroristi, come la primula rossa delle Br Barbara Balzerani, che qui è di casa. Complessivamente sono state 26 le ordinanze di sgombero ottenute dalla Area Domus: ma in nessuna occasione la Prefettura ha concesso l'ausilio della forza pubblica. Nelle settimane scorse, ci sono anche stati dei contatti tra il Municipio e i proprietari: ci sarebbe stata una proposta per l'acquisto, che però, non è stata considerata congrua. (continua nel link)
Gli stabili occupati a Roma sono circa 90 (https://www.radiocolonna.it/economia/2019/07/15/sgombero-roma-90-stabili-occupati-ci-vivono-in-10mila/), di cui uno da CasaPound.
Sia chiaro, gli edifici non si occupano, sono proprietà privata e, alla facciaccia dei comunisti della serie la-proprietà-è-un-furto, chiunque occupa dovrebbe essere ipso facto cacciato a calci in culo.
Però si parla sempre di una, ed una sola occupazione. E delle altre 89? Nessun doppiopesismo, o tutti o, decisamente, nessuno.
Per l'assessore Cantarella la struttura è sporca e di nessuna utilità sociale. Il Colapesce ribatte: «Falso, riqualifichiamo il quartiere».
(ri-)perle di bordin
bordin-line del 27 luglio 2018 Lo sgombero del campo-nomadi romano Camping river, deciso dalla sindaca Virginia Raggi dopo un incontro col ministro Salvini si può definire, secondo il noto aforisma, peggio che un crimine, un’idiozia. L’ordinanza che motiva l’atto di forza parla di “ragioni igienico-sanitarie” ma l’esito non imprevedibile della operazione consegna alla città un centinaio di persone, fra cui molti bambini e qualche neonato, che si accamperanno dove meglio potranno con materassi, fagotti e valigie. Le condizioni igienico-sanitarie loro e della città non ne avranno giovamento e certo neanche l’ordine pubblico, motivazione addotta dal ministro dell’Interno. La Polizia locale, che dipende dal Comune, assicura che tutto si è svolto in perfetto ordine senza uso di armi da fuoco di cui peraltro gli agenti non dispongono, ha sottolineato, implicitamente rivendicandole, il loro comandante. Ma qui non si vuole parlare della soluzione dell’innegabile problema dei campi, che è comunque faccenda complicata per qualsiasi amministrazione. E’ interessante la tempistica dell’operazione che si è voluta consacrare all’illegalità ignorando la scadenza fissata dalla Corte Europea, che è il vero bersaglio di una iniziativa che usa i rom come vittime mediaticamente utili. “Non sarà la Corte europea di Strasburgo a bloccare la soluzione di un problema” ha rivendicato il ministro dell’Interno. Del resto già nei giorni scorsi Salvini si era prodotto in una dichiarazione in cui auspicava la chiusura, niente meno, della Cedu. Perché questo vuole. Sgomberare il diritto alla politica e renderlo nomade. da Sette anni di Bordin Line. Massimo Bordin sul Foglio
Caso Diciotti e sgombero Casapound: ecco le 5 differenze che svelano tutta l’ipocrisia del governo gialloverde Se sono entrambi stati votati dagli italiani, perché Salvini può decidere per conto suo e invece la Raggi deve sottostare alla burocrazia?
NUOVO SGOMBERO A TORCERVARA: CONTINUA IL PERVERSO GIOCO DELLA REPRESSIONE
Dallo sgombero di via di Vannina (giugno 2017 e marzo 2018) si è passati allo sgombero di via Raffaele Costi (settembre 2018) fino ad arrivare allo sgombero dello stabile di via Tallone (gennaio 2019) ed oggi a quello di un parcheggio in via TorCervara.
Cosa accomuna questi sgomberi? Il fatto che ad averli subiti siano sempre le stesse persone. Quegli invisibili trattati come meri problemi di ordine pubblico, gettati per strada senza soluzioni alternative dopo ogni operazione di polizia, nella speranza forse che si dissolvano nel nulla.
Continueremo a ripeterlo fino allo sfinimento: le persone sgomberate non scompaiono. Questa politica miope fatta di sgomberi e repressioni aumenta solo le tensioni sociali all'interno dei nostri quartieri, consegnando decine di vulnerabili alla criminalità organizzata.
Lo sgombero di oggi ha avuto pochissimo risalto. In pochi ne hanno parlato, tra cui Ylenia Sina in questo articolo: http://www.romatoday.it/polit…/sgombero-via-tor-cervara.html
Ed arriva anche la conferma di ciò che temevamo: queste operazioni di polizia si stanno verificando nella completa assenza della Sala Operativa Sociale, senza che il Comune ne sappia nulla. Ancora una volta il Campidoglio dimostra tutta la sua incapacità di affrontare il complesso problema degli accampamenti informali, preferendo delegare il tutto alle forze dell'ordine senza una tutela neanche dei soggetti vulnerabili.
Peraltro, sfidiamo chiunque a non considerare "vulnerabile" chi ha subito svariati sgomberi nell'arco di pochi mesi, chi è stato gettato per strada come un rifiuto e perseguitato in ogni rifugio che abbia trovato.
Non porterà a nulla tutto questo. Se non a privare anche di un materasso sull'asfalto, chi già non ha nulla.
[Foto da Asia Usb]
fonte: Alterego - Fabbrica dei diritti