Le farfalle spesso hanno sulle ali i cosiddetti ocelli: macchie colorate di forma rotonda che conferiscono vari vantaggi adattativi, tra i quali la capacità di confondere i predatori.
Alcune specie hanno dei semplici cerchi neri con dentro un puntino bianco. Altre, come questa Aglais io — dove “io” fa riferimento al nome di una sacerdotessa di Era, dea che i Romani chiamavano Giunone, dalla leggendaria bellezza — hanno ocelli ben più grandi. Non a caso in italiano viene chiamata anche occhio di pavone. Come si può notare, questi ocelli sono molto grandi e ricordano in modo sorprendente gli occhi dei vertebrati.
Questa farfalla, mentre si riposa, passa gran parte del tempo con le ali chiuse. Un comportamento che mette in mostra la pagina inferiore delle sue ali, molto mimetica.
Ma se viene disturbata, la farfalla riapre improvvisamente le ali. L’inaspettata comparsa degli “occhi di pavone” è molto utile a spaventare l’uccello che la attacca: uno studio ha dimostrato che funziona in oltre il 97% degli attacchi di cinciarella (Cyanistes caeruleus).
Tuttavia, a volte, l’effetto è di breve durata, e una volta ripresasi dallo shock, la cincia ricomincia ad attaccare la farfalla. Ma gli ocelli permettono comunque di sviare l’attacco dalle parti vulnerabili della farfalla e dirigerlo verso la parte esterna delle ali, importanti ma non vitali. Non è raro infatti trovare farfalle che volano ancora, nonostante una o due incisioni triangolari sulle ali proprio in corrispondenza degli ocelli, segno delle beccate dell’uccello.
Trovo straordinario, seppur ottimamente spiegabile, come l'evoluzione abbia progressivamente favorito le farfalle che avevano ocelli sempre più simili agli occhi dei vertebrati.
Bisognerebbe sempre pensarci quando si osservano gli animali: le forme e le strutture, esterne e interne, di tutte le forme di vita presenti sul pianeta, sono ciò che sono in conseguenza dell'interazione continua, generazione dopo generazione, con le innumerevoli forme di vita nel corso di una storia evolutiva durata quasi 4 miliardi di anni.
Così come le farfalle non avrebbero esattamente questo aspetto se non esistessero le cinciarelle e gli altri uccelli insettivori, allo stesso modo anche noi esseri umani non saremmo neanche lontanamente simili a come siamo, intelligenza compresa, se i nostri antenati, anche lontanissimi, non avessero continuamente interagito con gli altri esseri viventi con i quali hanno condiviso la Terra.
È un debito che non dovremmo mai dimenticare.