L'estate successiva, tornando a casa dalla Svezia, dove aveva tenuto il suo discorso di ringraziamento per il premio, Einstein si fermò a Copenaghen per fare visita a Bohr, che lo andò a prendere alla stazione ferroviaria per riaccompagnarlo a casa in tram. Durante il tragitto si immersero in una discussione. "Prendemmo il tram e parlammo così animatamente che ci ritrovammo molto oltre la nostra meta" raccontò poi Bohr. "Scendemmo e ne prendemmo un altro in senso inverso, ma di nuovo andammo troppo avanti". Nessuno dei due sembrava preoccuparsene, tanto la conversazione era avvincente. "Andavamo avanti e indietro," dice Bohr "e posso ben immaginare che cosa pensasse la gente intorno a noi". [...] La loro discussione andava al cuore della struttura fondamentale del cosmo: c'era una realtà oggettiva che esisteva indipendentemente dal fatto che potessimo mai osservarla? C'erano leggi che restituivano rigorosa causalità a fenomeni che apparivano intrinsecamente casuali? Tutto nell'universo era forse predeterminato?
Tratto da "Einstein. La sua vita, il suo universo" di Walter Isaacson










