Ars gratia artis
Cari affezionatissimi amici dell’opignonismo reale -con questo “reale” chiaramente non intendo riferirmi alla realtà quotidiana, ma al fatto che il Vs. Fregna sia già indiscussamente IL PRINCIPE dell’opignogne- vi sarà chiaro, pur non conoscendomi, che sono un raffinato estimatore delle arti e del bello in generale. Certo, per questioni monetarie, non sono…come se dice… un grande magnaccia dell’arte e neppure me dedico attivamente ar maceratismo, però questo non m’ha mai fermato.
L’opignone di oggi verterà dunque su un’opera magnifica dell’arte contemporanea, ‘ndovinate mpo’?
Mh. Fochino.
No, non la ragazza con l’orecchino de perla, bensì il rigazzo cor flautino demmerda.
Esatto amici. Mortacci de tutta l’istruzione media inferiore, me s’è stabbilito sottaccasa sto regazzino de merda che porta avanti la marsana pratica de sonà rflauto cor culo, fase che probabilmente tutti avrete passato sotto il maligno regno terrorifico dell’insegnate de turno, nota ai più come “pressore’“. Il Vostro magnfico Fregna se distingue dalla brutalità amorfa della massa anche nei piccoli gesti de coraggio quotidiano, tant’è che il rifiuto de sta pratica barbara me valse du anni di insufficienze in pagella, ma alla fine vinsi l’eroica crociata.
Dunque perché proprio a me la smisurata punizione di dover subire uno stonatissimo “tu scendi dalle stelle”? -sarà mica anche questa vecchia hit frutto dello sconfinato genio musicale di Alan Sorrenti?-
Solo due parole me vengono in mente adesso: contrappasso dantesco.
Che siamo all’inferno era ormai chiaro da un po’, a questo punto possiamo rimanerci o letteralmente scendere dalle stelle, fino al piano di sotto, e spiegare a una gioventù, smarrita e flautista, che l’amato strumento ha almeno due utilizzi fondamentali.
La vita è dolore, con tracce d’olio de palma.
















