Ecco, alla fine si riuniscono gli altri, i testimoni della mia esistenza. Osiride pesa il cuore contro una piuma, ma sul piatto del cuore stanno gli occhi degli altri che ho invaso, infettato, organi separati in una singola anatomia patologica. E così il cuore pesa sempre di più della piuma.
La biografia è una forma di sentenza, mette ordine nella condanna già scontata. Contro le migliaia di punti di vista che mi si spalancano contro, diaframmi esplosi, come potrò sostenere di essere stato, tra un minuto e l’altro di un giorno casuale, solo nebbia, non un uomo. Di essere stato non io, non qui, alle volte.
I loro giuramenti sigillano il mio sul fondo. La morte è questo riconoscere, oltre ogni ragionevole dubbio, che il cadavere e l’uomo vivo sono identici, che esiste continuità ininterrotta fra il primo e l’ultimo istante. Così gli altri ci camminano sopra, compattano la terra smossa, mentre scendiamo all’inferno.