Certe cose è meglio che te le scordi, perché ti mangiano dentro e non te ne accorgi.

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Certe cose è meglio che te le scordi, perché ti mangiano dentro e non te ne accorgi.
Tu c'eri, c'eri in quella foto ingiallita dei miei sfacciati vent'anni, dove sorrido alla certezza di un tempo immobile e sottomesso. C'eri nel ripostiglio dove mi ostino ad accatastare pensieri all'apparenza inutili, nell'attesa di un'occasione migliore. C'eri nel posto segreto dove gioco a carte con la mia solitudine, partite truccate senza vincitori, solo vinti, ma sempre pronti a ricominciare ridendo. C'eri in quella vecchia e cadente cascina, dove sono solito riparare per difendermi dalla pioggia e dagli strali dell'ineluttabile. C'eri quel giorno al lago, sotto l'ombra benevola dei secolari faggi, quando dissi, non senza dolore: è tempo di andare. C'eri in ogni mia partenza, in ogni arrivo, c'eri nei respiri affannati, nei pugni serrati, nelle corse a perdifiato, nelle rovinose cadute, nel sapore materno e dolciastro del sangue sulle labbra. C'eri nell'illusione e ancora nella disillusione, nei progetti traditi da altri progetti, nel sonno e nella veglia e nella voglia che tu ci fossi. Tu c'eri… ci sei sempre stata.
Ore 3,17
Ancora non dormo. Resto fuori, seduta, qui si respira. La brezza fresca accarezza la mia pelle quasi nuda, disegnando di tanto in tanto un brivido… immediatamente il ricordo delle tue mani: calde, curiose, sicure. Un respiro profondo… Meglio provare a dormire.
Davvero pensi che tutti quelli che si amano stanno insieme ?