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Il presidente egiziano è intervenuto sul caso del ricercatore condannato ieri a tre anni di reclusione. Graziato anche l’avvocato di Alaa
Bravo al-Sisi, era ora. Ora aspettiamo di sapere la verità su Giulio Regeni. Fai pure con comodo.
Considero questa insistenza sull'indagare per vilipendio il leader dei Placebo (per aver definito il Presidente Giorgia Meloni fascista, razzista e nazista) alla stregua dei reati di opinione che hanno ripetutamente portato nelle patrie galere egiziane Patrick Zaki.
Poi, magari, se davvero il cantante britannico sarà incriminato, il Presidente Giorgia gli concederà pure la grazia, mostrando al mondo intero tutta la sua superiore benevolenza. Come fanno i satrapi che hanno tutti i diritti sulla libertà dei cittadini, anche su quelli di un'altra nazione.
( (( parola di aitan )) )
remember when 28 yo italian cambridge graduate giulio regeni went to egypt where he was abducted, tortured for days until he died and then dumped in a ditch? remember when the egyptian government refused to collaborate with the investigations? remember when nobody at cambridge even mentioned him because his death was somehow considered “controversial” to the point that literally nobody except for other italian students even knew who he was when a journalist asked around? well remember that and also remember that patrick zaki, egyptian student at the university of bologna, has also been detained on nonexistent grounds since february 2020
ALTRI 15 GIORNI di CARCERE PER PATRICK ZAKI. STORIA DI UN ANNO DI TORTURA. – Spiegami un po' la storia di Patrick Zaki. – Va bene. Immagina di essere un giovane attivista per i diritti umani. – Uno di quelli che Salvini definisce «buonisti radical chic»? – Quasi. Però tu sei anche nato in Egitto. Quelli come te Salvini li definisce soprattutto «immigrati». – E non lo dice mai per fare un complimento. – No. Pronuncia la parola «immigrati» con una certa eloquenza, come per evocare una grave colpa. – Ok, sono un immigrato. Ma quindi vivo in Italia? – Non più. – Dove mi trovo ora? – Sei in Egitto. – Nella mia casa natale? – In prigione. – Come sarebbe a dire «in prigione»? Che ho fatto? – Te l'ho detto: sei un attivista per i diritti umani. – Ah. – Un giornalista egiziano ha lanciato una precisa accusa nei tuoi confronti. – Quale? – Ha sottolineato che ti occupi di diritti dei gay. – È un crimine? – Il giornalista egiziano ne è convinto. I tuoi carcerieri pure. Pensano che il tuo obiettivo sia seminare il caos. – Come mi hanno catturato? – Hai messo piede in Egitto per andare a trovare i tuoi parenti e ti hanno arrestato. – Scommetto che non mi hanno trattato con i guanti. – Ti hanno massacrato di botte e torturato con scariche elettriche per 17 ore. – Quando è successo? – Il 7 febbraio 2020. – E sono ancora imprigionato. – Sì. – Quanto dovrò stare in carcere? – Non si sa. Ogni tanto fanno un'udienza per valutare la tua presunta pericolosità. – E va sempre a finire male. – Va sempre a finire che dicono: «Altri giorni». E se ne riparla all'udienza successiva. – Intanto sono passati mesi. – Quasi un anno di brutale carcerazione, per la precisione. Sei costretto a dormire sul pavimento, senza materasso, senza sapere quando sarai libero, con la paura di essere torturato. – Ma in Italia si parta della mia vicenda? – Tanta gente ne parla. – Di sicuro non Salvini. – Lui no. Ma la sua linea è chiara da anni. Sai cosa ha dichiarato nel 2018? – Che ha detto? – Ha detto: «Regeni? Sono più importanti i rapporti con l'Egitto». La stessa regola vale per te. – Confortante. – Te ne racconto un'altra. Lo scorso luglio Luca Rossi, un esponente leghista di Modena, ha scritto sul suo profilo Facebook: «Esistono paesi seri come l'Egitto che non si lasciano condizionare dalle Ong. Bye bye Zaki». – E la Lega come ha reagito? – Qualche leghista ha difeso Rossi, anche se dopo le polemiche c'è stato uno scarno comunicato della Lega modenese per prendere le distanze e voltare pagina. Però il clima nel mondo sovranista è questo. – Ho capito. Ma per fortuna la Lega non è più al governo. – È vero. C'è un nuovo governo. – È dalla mia parte? – Dicono di sì. – Bene. – Il governo è stato timidamente chiaro: quello che ti hanno fatto non è per niente bello. Tuttavia... – Tuttavia ci sono i rapporti con l'Egitto. – Il leader egiziano si è presentato all'occidente come un baluardo contro gli estremisti. – Gli estremisti... E lui cos'è? Un pacato illuminista? – E non dimentichiamo i rapporti commerciali. Sono diventati cruciali. C'è in ballo un mucchio di soldi. – Ma la diplomazia italiana non ha ottenuto nulla? – Le autorità egiziane hanno tolto dalla catena di comando un generale sotto accusa per la morte di Giulio Regeni. Ora si occupa di carte bollate. – Sembra una cosa di facciata. Quel tipo è ancora un generale? – Sì. Lo tengono al riparo e non l'hanno nemmeno degradato. Sanno di essere in una posizione di forza. Devi sempre immaginare i rapporti commerciali con l'Egitto come una gigantesca ombra sullo sfondo. – Parlami di questi rapporti commerciali. – La vendita di armi, per dirne una. – Fammi capire: l'Italia esporta armi in un paese che calpesta i diritti umani? Ma veramente? – Ci sono contratti che parlano chiaro. E noi li stiamo rispettando. Continuiamo a mandare navi militari e tecnologia bellica in Egitto. Il giro d'affari è colossale. – Fanno traffici d'armi per chissà quali guerre ma il pericoloso criminale che semina il caos sono io? – Così dicono i tuoi carcerieri mentre ti puntano addosso armi italiane. – E l'Europa ha dato qualche segno di vita? – Certo. – Ah, meno male. Fammi un esempio. – La Francia ha premiato il leader egiziano con la Legion D'Onore. – Non ci credo! – Credici. – Sempre per la storia dei rapporti commerciali? – Anche per quelli. – E l'Unione Europea? – Tranquillo. L'Unione Europea è dalla tua parte. – Un po' come il governo italiano? – La Commissione Europea ha detto con burocratica compostezza che tutto ciò non è affatto bello. – La burocratica compostezza non fa presagire niente di buono. – L'Europarlamento ha votato con burocratica compostezza una risoluzione che chiede la tua liberazione e un'indagine sul caso Regeni. – Dai, qualcosa si muove. – Inoltre alcuni diplomatici europei hanno monitorato la tua ultima udienza. Quella dell'altro ieri. – Che significa monitorare? – Stare lì e vedere che succede. – E poi? – E poi niente. Perché alla fine, a livello pratico, in tutta sincerità, per farla breve... – C'è sempre la grande ombra dei rapporti commerciali. – Le armi non si vendono mica da sole. Occorrono i compratori. – Tutto rimandato anche stavolta, vero? – Sì. I tuoi avvocati si aspettavano la scarcerazione. Ma i giudici hanno detto: altri 15 giorni. E prima di comunicare questa decisione ti hanno fatto attendere 48 fottute ore. – Per torturarmi psicologicamente. – Sì. Ti hanno anche tenuto in aula per dieci ore, senza darti la possibilità di mangiare, bere o andare in bagno, mentre i diplomatici osservavano quello che succedeva con burocratica compostezza.
— L’Ideota
Take Action Now: Tortured Human Rights Defender Tried By Special Court (Egypt)
Human rights defender Patrick George Zaki was referred to trial by the Emergency State Security Court on charges of spreading “false news”, based on an article he wrote describing the discrimination faced by Coptic Christians in Egypt. If convicted, he faces up to five years’ imprisonment.
Patrick George Zaki is a prisoner of conscience who must be immediately and unconditionally released as he is held solely for exercising his right to freedom of expression.
On September 28, 2021, human rights defender and master’s student Patrick George Zaki was referred to trial in front of the Emergency State Security Court (ESSC) on the charge of “spreading false news at home and abroad” in connection to an article published in 2019, containing excerpts from his personal diary about the discrimination faced by Coptic Christians in Egypt.
He already spent 20 months in unjust pretrial detention pending investigations into charges of “disseminating false news”, “incitement to protest” and “incitement to violence and terrorist crimes” in a separate case. Proceedings by the ESSCs, which are special courts activated when there is a state of emergency, are inherently unfair, and their verdicts are not subject to appeal. His trial was adjourned to December 7, 2021, following requests by his lawyer to obtain a copy of his casefile.
Patrick George Zaki’s friends and supporters were able to see him during the September 28, 2021, court hearing and reported that he appeared angry and distraught by his unjust detention. Even though he suffers from asthma, he has not been vaccinated against Covid-19. His lawyers’ complaint to the administrative court against the failure of the authorities to vaccinate him was pending at the time of writing.
According to his lawyers, following his arrest, National Security Agency (NSA) officers subjected him to torture and other ill-treatment, including though the administration of electric shocks and beatings during interrogations which revolved around his human rights work.
Take action now - call on the Egyptian authorities to release Patrick George Zaki. Please write before December 22 2021
Remember - The concept is simple: Take Action, Change a Life. Urgent Actions ask our community of volunteers to flood the mailboxes, inboxes, phones and social media of authorities when someone is in imminent danger of human rights violations. Your letters, emails, phone calls, faxes and Tweets have helped to halt executions, support human rights defenders and free prisoners of conscience—people jailed solely for the peaceful expression of their beliefs and identity.
Altri 45 giorni. Se non è tortura questa...
FreePatrick
Patrick George Zaki è stato minacciato, picchiato e torturato con scariche elettriche e ora è in carcere in Egitto solo perché è un attivist
Vi prego di firmare anche voi l'appello per la liberazione di Patrick e di condividere questo link. Grazie.