04/06 - 17:03
Allora. Il mio interesse assorbente di questi due giorni è evidente che sia parlare dei miei interessi assorbenti.
Una delle cose che più mi impalla, ormai miracolosamente da mesi, è uccidere le piante (e dico miracolosamente perché di solito le fisse durano un paio di settimane, giusto il tempo di comprare gli occorrenti e poi buttare tutto in un cassetto remoto, che dimentico, come d'altronde tutto il resto, per poi passare all’ossessione successiva).
Ora, io amo le piante, le piantine, i bocciolini, i fiorellini. Rigorosamente il più grasse possibile. E non tanto per la body positivity, quanto perché quelle non-grasse attirano i calabroni, le api, gli schifi con le ali e poi entriamo nella fobia e nell'attacco di panico e non è il caso che questi si incontrino con l'interesse ristretto del momento, che in teoria nasce per darmi una gioia nel mezzo di una vita generalmente incasinata.
Ma comunque, nonostante io le ami alla follia, loro non ricambiano (la costante storia curiosa che si ripete nella mia vita, il che fa ridere ma anche riflettere). E quindi mentre io gli do l'acqua, la terra speciale, l'argilla, l'amore, i vasi più carini dell'universo, le parole dolci, le preghiere al direttore generale... Loro niente, scelgono sempre la strada del suicidio.
Ma poi il miracolo ogni tanto, a quanto pare, succede. Più o meno sempre in coincidenza con il momento in cui perdo totalmente le speranze.
E tutto questo pippone infinito era solo per dire che ieri ho pianto perché il mio fottutissimo pothos in idroponica ha figliato. Ho pianto perché sono tipo diventata nonna. E nulla, lo pregavo da settimane di non morire, mentre lui da settimane pregava per un'eutanasia indolore nel secchio dell'umido. E invece, t'oh un figlio.
E poi a lavoro (perché si, i miei pazienti sono puntualmente costretti a subirsi, e quindi a condividere, i miei interessi ristretti e assolutamente ripetitivi e autistici del momento) dove sono rientrata mio malgrado oggi, dopo duecento giorni di assenza tra ponti e burnout, sono fioriti i benedettissimi noccioli di avocado, che avevo dato assolutamente per spacciati, ed erano rimasti nei vasetti solamente per pigrizia.
Ora la vera domanda è: l'aloe vera che con molto amore ho comprato ieri, e con altrettanto amore ho travasato in un vaso che più carino non poteva essere, quanto impiegherà a morirmi tra le braccia? Magari è il momento giusto, i pianeti sono allineati e il dio delle piante ha deciso di darmi 15 minuti di pollice verde al giorno e regalarmi gioie?
Attendo risposta dall'altissimo.
Nel frattempo allego i miei figli del momento.
#hatemesuavely.













