Heh.. in honor of this… these r early…
PICCOLO SCREEN CAPZZZ ^_^ (Pt 5.2)
Silly silly little namekian, see u guys in the next daima ep!!!
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Heh.. in honor of this… these r early…
PICCOLO SCREEN CAPZZZ ^_^ (Pt 5.2)
Silly silly little namekian, see u guys in the next daima ep!!!
IO E IL GRANDE OSPEDALE
Trovi i palazzi del Grande Ospedale in un ordinatissimo quartiere residenziale. Sono circondati dal verde delle aiuole e degli alberi.
Tira aria di decoro urbano ed esclusione sociale. Ma non ci pensi mentre varchi la soglia. Ora esisti solo tu. Non pensi a chi vive ai margini, alle moltitudini che stanno peggio di te, a chi non ha il privilegio di essere un cittadino europeo munito di tessera sanitaria, alle catastrofi che affliggono il mondo.
Il tuo sguardo non va oltre il piccolo recinto comparso quando il linfoma si è tramutato in dolore. Ora sei egoista, capriccioso, vigliacco e privo di nobiltà d'animo. Sei immerso nei tuoi "perché proprio a me?" e credi di essere la persona più sfortunata del pianeta. Non c'è niente di più falso, ma la tua obiettività è evanescente.
Pensi a tutta la carta accumulata nel tuo zaino: ricette, lettere di dimissioni, programmi terapeutici, certificati, esenzioni. E hai una convinzione: non riuscirai a gestire tutto questo.
Ti concentri sulla Sacra Trinità delle cose che non puoi smarrire: documenti, chiavi di casa, confezione dell'oppioide salvifico che trasforma il dolore lancinante in un fastidio sopportabile.
È l'unica Trinità in cui credi.
Poi entri in un edificio e il verde scompare. Sei nel cuore del Grande Ospedale, in un centro commerciale della sanità, nelle grinfie di un mostro burocratico.
Per le analisi del sangue e per l'ennesima visita devi fare l'accettazione nel reparto ematologico. Sei già lì alle otto del mattino.
Nove persone ti precedono. Sembrano poche, ma tutto è relativo. La cosa va per le lunghe. C'è sempre un meccanismo che si inceppa e spesso si tratta di sistemi operativi e stampanti. Occorre un sacco di tempo per sputare fuori ogni singolo foglio. La gente è nervosa, tu sei nervoso, le incolpevoli impiegate fanno da parafulmine. Una settimana fa le stampanti erano fuori uso e la gente in attesa era sul punto di far scoppiare una rivolta.
Arriva il tuo turno. Ti danno un malloppo di fogli. Fai subito le analisi del sangue, ma poi tutto si complica.
All'accettazione non sanno indicarti il luogo della visita ematologica. L'unico che lo sa è un certo Giovanni (nome di fantasia). Saperlo è il suo lavoro: in quest'era iperconnessa, la preziosa informazione è inspiegabilmente confinata nel suo computer. Giovanni sta in un piccolo ufficio dietro una porta a vetri. Devi trovarlo e farti indicare la stanza segreta. Scoprirai che si trova dall'altra parte del labirinto ospedaliero.
Camminare ti costa fatica, ma raggiungi la stanza a furia di interpellare i passanti e grazie a Nadia, la generosa amica che ti accompagna in questo tortuoso viaggio (menzione speciale per Simona, Luca e Raffaele: ti hanno salvato in altre occasioni).
Ma non è finita. Chiedi informazioni per conoscere i passi successivi e un uomo col camice ti mette in guardia: in quell'ala dell'edificio, prima di recarsi alla visita, bisogna superare un altro ostacolo; devi fare quello che chiamano "accodamento" nel milionesimo ufficio di accettazione. È la prima volta che ne senti parlare. Non ha alcun senso.
Segui il suo consiglio e ora reggi un foglio che indica il tuo status di "accodato".
Vai nella sala d'attesa. C'è il solito erogatore di foglietti con i numeri che indicano il turno. Ne prendi uno, ma potrebbe non servire. In certi giorni è completamente inutile, perché la comparsa del numero su un monitor è solo un'illusione. Te ne accorgi quando bussi alla porta e ti rispondono: "Deve attendere la nostra chiamata. Non c'è ancora il risultato delle analisi". In tal caso l'attesa può durare anche parecchie ore.
Oggi sei più fortunato del solito. Il numero svolge la sua funzione e il tuo turno arriva in tempi ragionevoli. Nella stanza c'è una dottoressa che hai incrociato mesi fa, perché spesso ti capita di essere visitato da una persona verosimilmente estratta a sorte, diversa da quella vista una settimana prima. Il "medico di riferimento" è un'entità obsoleta.
La dottoressa va dritta al punto: "Il referto dell'ultima biopsia non è ancora pronto". Aggiunge che domani dovrai tornare nel Grande Ospedale, perché metteranno nel tuo corpo il catetere venoso indispensabile alla somministrazione delle terapie. Ti comunica che devi fare un'altra TAC e un'altra PET. Vista l'urgenza, stavolta avrai l'onore di una TAC nel Grande Ospedale. Ma devi provare a prenotarla tu nel reparto di Medicina Nucleare.
Oggi è l'8 maggio. Ecco le indicazioni della dottoressa: raggiungere il reparto di Medicina Nucleare; fissare TAC e PET entro il 21 maggio; contattare il reparto in caso di problemi".
Tutto è predisposto per una clamorosa conferma della Legge di Murphy.
Fai un'altra faticosa camminata verso il reparto di Medicina Nucleare, un luogo talmente imbucato fra numerose gallerie che un'infermiera incrociata a metà strada non conosce la sua esatta ubicazione. Alla fine lo trovi, sempre col sostegno della tua amica Nadia.
Vai all'accettazione e ottieni il responso: nei prossimi mesi non ci sono TAC e PET per te, povero sfigato che non ha il buon gusto di essere un cliente pagante del Grande Ospedale. Il pensiero corre al chimerico 21 maggio e fai una mezza risata nella tua testa.
"Contattare il reparto in caso di problemi". La profezia si è avverata. Una volta a casa, lasci un messaggio alla segreteria telefonica di Ematologia per far sapere che in effetti i problemi si sono verificati. Poi dormi.
Il giorno dopo torni nel Grande Ospedale per l'inserimento del catetere venoso. Devi raggiungere il Day Hospital Ematologico.
Solite trafile burocratiche. Con te c'è ancora l'amica Nadia.
Prima di recarti al Day Hospital, fai un altro esperimento al reparto di Medicina Nucleare, per poter dire che non ti sei arreso di fronte al primo inconveniente. L'impiegato individua una data precisa per TAC e PET: è all'inizio di ottobre. Rispondi con un sorriso mesto.
Non c'è bisogno di lasciare un messaggio alla segreteria di Ematologia. Lo hai già fatto ieri. L'incombenza della prenotazione passa ad altri. Non capisci il perché di questi velleitari tentativi affidati a te. Tuttavia, come sempre, hai una certezza: la dottoressa che ti ha chiesto di provarci è dalla tua parte, è una brava persona, non ha colpe. Lo hai letto nel suo tono di voce privo di grandi speranze. La verità era scritta nella sua profezia finale, nell'offerta di una via d'uscita in caso di problemi.
La colpa è del sistema, del mostro burocratico, della sanità pubblica ridotta in coriandoli.
Ora il tuo giudizio sul Grande Ospedale è una bocciatura che quasi non concede possibilità di riscatto.
Poi accade l'imponderabile: il classico fiore nel deserto; una parziale redenzione.
Nel Day Hospital, ovvero il posto in cui si fanno le terapie, trovi una carezza inaspettata. Trovi un'umanità talmente sorprendente che ti sembra quasi di essere in un'altra dimensione. Non ci sei abituato. Tutto il personale, persino quello dell'ennesima accettazione, ti tratta come una creatura fragile e preziosa che in questo momento ha bisogno di aiuto e dev'essere guidata, consolata, presa per mano. Ora sei Danilo, un tipo lamentoso e pieno di paure, ma anche un essere umano di cui prendersi cura.
Ripensi alla frase di un'amica afflitta dalla tua stessa malattia: "Il reparto era come una famiglia". Per la prima volta hai percepito quel calore. Forse è successo perché qui si avverte la durezza dello scontro fra la cura e il cancro. Senza umanità non si sopravvive.
Mentre inseriscono il catetere con una procedura eco-guidata, ti parlano con dolcezza. Noti perfino un interesse sincero per i tuoi progetti.
Stravaganti associazioni di idee ti portano a ricordare lotte sociali, bandiere anarchiche e altre passioni rimaste sepolte in un angolo della tua coscienza che ha preso polvere per troppi giorni.
Forse nella solidarietà del Day Hospital c'è il seme di una piccola ribellione. Può succedere dappertutto, persino nel Grande Ospedale.
Questo pensiero ti fa venire la pelle d'oca.
Sei ancora un codardo lamentoso. Ma hai un altro difetto: ti commuovi facilmente. E per un attimo sei felice.
[L'Ideota]
Ludmila
Luni. Teach Your Chars Some Respect-
Yuni: Excuse me i am Right In front of You
Picc: Pawket you son of a b*tch.
Bex: Fierin i am right here are you Blind???
Sophia: Do i look "Nice" to you???
2 more days till I get my picc line placed. Crossing my fingers 🤞🏻 that this will help me & I can get back on track with my health
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