No, non me lo aspettavo affatto di incontrarti di nuovo…così all’improvviso! Non posso negarti che ci avevo pensato. Avevamo programmato, con Claudio e Luca, quel pomeriggio da più di una settimana. “Sabato andiamo al negozio sportivo a comprare le scarpe da basket per Luca”. L’avevo chiesto a mio marito e mi aveva detto di sì. Qualche giorno dopo avevo letto che in quello stesso negozio ci sarebbe stato un evento di minibasket, aperto a tutti e gestito dalla società sportiva gemellata con la tua. Cosa ho pensato quando l’ho saputo? Chissà se passa di lì per caso e magari ci incontriamo. Un pensiero volante, quasi un desiderio. Ma già dentro di me mi ero risposta che non era possibile. E invece…non solo non eri lì per caso ma eri uno degli istruttori che gestiva l’evento. E questo non me lo sarei mai aspettata…anche se era la tua città. No, non me lo aspettavo per niente…
Entriamo nel negozio e ci dirigiamo subito a scegliere le scarpe da basket. Luca era eccitato. Guardava quelle scarpe tutto contento. Le prova un paio. Gli piacevano ma non erano il suo numero. Prendo l’unico modello che aveva il numero 36. Luca se le prova e mi dice “Queste sì che vanno bene! Ora però voglio anche il polsino!”. Prendiamo tutto e continuiamo a girare. Il negozio è molto grande. Ci sono due padiglione collegati da un locale dove si stava svolgendo questa dimostrazione di minibasket. L’evento è aperto a tutti e sia io che Claudio cerchiamo di convincere Luca ad andare. Lui non vuole e riluttante si affaccia e…in quel momento ti vedo! Le mie gambe quasi non reggevano l’emozione. Allora dico a Luca:” Guarda Luca! C’è Gigi!!”. Lo accompagno il più vicino possibile, un altro allenatore lo vede e vuole convincerlo a giocare. Io gli dico:” Vuole solo salutare Gigi, è stato il suo allenatore lo scorso anno”, lui prende Luca:” tranquillo, ti accompagno io”. E Luca si avvicina a te. Lo saluti con il tuo solito affetto. Si vede che sei contento. Vi scambiate qualche parola e Luca torna da noi. Non ci vediamo, io e te, nascosti dagli altri. Torniamo indietro nel negozio. Claudio si compra un paio di scarpe per lui ma la mia testa è da te. Penso di esserti a pochi metri e non poterti guardare. Cerco una scusa per tornare di là ma nella mia testa non riesco a trovarla. Ci stiamo dirigendo verso le casse, quando all’improvviso eccoti. Ci vieni incontro. Ci saluti e…stringo la tua mano e tu ti chini verso di me. Sfioro, per la prima volta, la tua barba. Un contatto così ravvicinato mi spiazza ma riesco a rimanere lucida. Parliamo, pochi minuti. Io sono in estasi. No, questo incontro non me l’aspettavo. Continuo a ripetermelo nella testa. Paghiamo e usciamo fuori. Claudio si fuma una sigaretta. Io e Luca siamo seduti in macchina e ti vedo. Stavolta per l’ultima volta. Che torni alla galleria dove si svolge l’evento. Avrei voluto fermare quel momento. Osservarti da lontano. Per non dimenticarti. Per guardarti ancora. Per rivedere il tuo sorriso, lo stesso con cui ci hai salutato. Quel sorriso in cui ho scorto un po’ di malinconia “mi raccomando, salutatemi tutti”. Ma forse era semplicemente affetto. Mi piace il tuo modo di affezionarti al lavoro e soprattutto alle persone. E’ speciale, diverso, quasi unico.
Da sabato la mia mente non ha pace. Mi manchi terribilmente, vorrei non fossi un desiderio irrealizzabile. Vorrei che ti accorgessi di me…Vorrei che anche tu provassi quello che provo io. Vorrei chiamarti e confessarti tutto. Ma sarei soltanto ridicola…e così ti aspetto nei sogni. Gli unici dove posso vivere, gli unici dove posso viverti.