Le vecchiette mangiano la pizza al taglio con forchetta e coltello, il pizzettaro mi chiama vecio, Signore fai sprofondare il Veneto come Atlantide così che Platone e Giacobbo si interroghino per sempre su di esso. La mia prozia era una vecchietta, custodiva questa foto con Mussolini, lei gli offriva un fiore e lui le accarezzava la guancia. Il Duce mi ha detto, che bella moretta. Poi le è venuto l’Alzheimer e ha dimenticato il Duce, curiosamente ha dimenticato anche la funzione del frigorifero. Senti, ma il frigorifero serve per raffreddare o riscaldare le cose, mi chiedeva. Poi è morta e io ho scritto una poesia che parlava di animali marini. Poi ho smesso di scrivere poesie. Poi tu hai cominciato a scrivere poesie, ed era come se le scrivessi io. Poi non abbiamo più abitato lo stesso universo linguistico. Poi non lo so più, forse hai smesso anche tu di scrivere poesie.
Su entrambi i miei computer il tasto della e funziona male. Io, che come tutti i matti sono incline al pensiero magico, credo che sia uno dei modi in cui il brutto poter che ascoso a comun danno impera mi deride. Perché il fallimento della congiunzione mi ricorda l’irreparabilità dell’assenza. Credo mi rimarrà sempre sulla fronte, come un battesimo, quella tua formula: sei buona letteratura. Che alla luce di tutto il resto significa, sei buona letteratura e nient’altro.