Trovo che a volte le prefazioni dei libri scoraggino dalla lettura. E forse l'idea stessa di prefazione è sbagliata. Mi spiego.
Se parliamo di qualcosa come un romanzo, non un saggio o un altro tipo di opera, non ha molto senso cominciare dalla prefazione. Capisco il voler inquadrare l'opera nel periodo storico in cui è stata scritta, come si pone rispetto alle ideologie dell'epoca, ad altre opere contemporanee e non, che peso abbia avuto nella vita dell'autore e come le sue tematiche siano emerse da quest'ultima.
Ma questo lo potete fare dopo, no? Approfondire dopo aver saggiato il piatto principale, ovvero ciò che l'autore ha concepito come un blocco a sé stante, autosufficiente. Come tale, è indipendente dal giudizio degli altri. In ultima analisi, persino da quello dell'autore.
Certo, potranno fornirvi delle chiavi di lettura, ma alla fine della fiera, posti di fronte al testo letterario, sarete voi che dovrete trovare il vostro significato, che può essere diverso da quello che ci trovano gli altri.
Ma una prefazione implica che sia propedeutica alla lettura, no? Spero di non banalizzare troppo la cosa ma non è un po' come se, incontrando qualcuno, non voleste ascoltare ciò che ha dirvi e anzi, accettaste di parlargli solo dopo che vi abbia fornito un resoconto di tutto ciò che ha fatto dalle elementari ad oggi?
Insomma, tutto sto papello per dire cosa? Non potresti semplicemente leggere la prefazione dopo?
Hai ragione, potrei fare così.
(c'è un motivo se le bibliografie sono alla fine, però)