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Libia: la storia, dalla primavera araba ad oggi
Milano 24 Febbraio - Quattro anni fa insorgevano sedici Stati. Quattro anni fa il mostro della dittatura che incombeva su di essi pareva allentare la sua morsa, colpito al cuore dalle stesse genti che stritolava da decenni. Quattro anni fa aleggiavano due parole, rimbombando da est ad ovest, da nord a sud: Primavera Araba.
Tra questi Stati c’era la Libia.
Era il 17 febbraio 2011 quando la rete di blogger che si opponeva alla dittatura del colonnello Gheddafi invitò il popolo libico alla sollevazione, viste le proteste tenutesi a Bengasi il 16 febbraio e gli sviluppi delle rivolte negli altri Stati arabi, invocando la Giornata della Collera. Quello stesso 17 febbraio si accese il focolaio della rivolta: a Beida, il Colonello inviò truppe dell’esercito per sedare le manifestazioni; il giorno seguente gli scontri proseguirono, salì il numero dei morti, clan fedeli al Dittatore e interi reparti dell’esercito si dissociarono dalle azioni ordinate dai piani alti e si schierarono dalla parte dei rivoltosi, le forze di opposizione presero il controllo dell’aeroporto di Bengasi; il leader libico in tutta risposta assoldò truppe mercenarie provenienti da altri stati africani:la Cirenaica, regione da sempre avversa al dittatore, era fuori controllo. Il 21 febbraio le sollevazioni giunsero a Tripoli, capitale e centro nevralgico del potere del Colonnello: gli scontri si fecero sempre più duri e i civili vennero colpiti senza distinzioni, sia che si trattasse di oppositori al regime sia che si trattasse di estranei ai fatti. Muhamar Gheddafi pareva scomparso. Il 25 febbraio i rivoltosi si dissero pronti alla conquista di Tripoli: iniziò la controffensiva dei lealisti, il cui centro nelle settimane seguenti diventerà Ras Lanuf –l’area delle raffinerie petrolifere libiche-. L’offensiva anti governativa proseguì vincente fino al 9 marzo ma iniziò a subire la controffensiva governativa: il 15 marzo l’esercito libico entrò a Zuwara.
L’ONU, ad aprile, decise di intervenire, sebbene con scarsi risultati. La guerra entrò in una fase di stallo: da una parte, i rivoltosi erano bloccati nella conquista di Tripoli, nonostante il supporto degli attacchi aerei della NATO, dall’altra le forze lealiste che non riuscivano a dare la spallata definitiva al nemico.
Solo il 20 agosto i ribelli iniziarono la vera battaglia per la capitale; poco dopo Gheddafi venne individuato nella sua città natale, Sirte. Le forze NATO iniziarono il 26 dello stesso mese i bombardamenti proprio su questa.
L’ 1 settembre si svolse a Parigi un’assemblea con 63 delegazioni che, a seguito della promessa del CNT (Consiglio Nazionale di Transizione del governo libico) di redigere la nuova costituzione del Paese di li a otto mesi, scongelò i fondi dell’ex regime a favore dello stesso CNT. Nel frattempo la famiglia del Rais scappò dalla Libia e chiese asilo politico in altre Nazioni.
Il 21 ottobre il CNT si impossessò di Sirte, nella quale Muhamad Gheddafi si era asserragliato dal 21 agosto. Il Colonnello tentò la fuga con un convoglio in direzione del deserto ma venne attaccato dalle forze aeree NATO e raggiunto infine da elementi del CNT, che subito lo giustiziarono senza processo. La stessa fine farà il figlio Mutassim, che aveva guidato la difese di Sirte.
Prese quindi il potere sulle forze lealiste un altro figlio del Rais, Saif al-Islam, ma il 19 novembre venne arrestato al confine con il Niger: è la fine del poter dei Gheddafi sulla Libia.
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