Non si è degnata di rispondere al biglietto anzi non l’ha proprio presa in considerazione come opzione e fino a qualche ora fa non pensava nemmeno di presentarsi a quell’incontro poi, però, ha prevalso la curiosità. È elegantemente in ritardo perché non aveva nessuna fretta di presentarsi ed è giusto che l’altro aspetti, almeno un po’. È ormai a pochi passi dal Serpeverde «Christian?» mormora con tono interrogativo, gli occhi che si assottigliano appena e rimane così, in attesa di qualcosa perché alla fine è l’altro che ha voluto incontrarla. Lei non ha nulla da dire.
Tutto per un secondo si fa silenzioso e ovattato al sentir pronunciare il suo nome mentre il suo viso arrossisce. Si volta. La vede, li, in piedi di fronte a lui, gli occhi socchiusi come a scrutarlo, «c..c..ciao Nell» accenna un sorriso, come se non avesse mai sorriso prima in vita sua, come se si fosse dimenticato come fare. Si stacca dal cornicione e fa un passo, forse un po’ troppo lungo verso Cornelia, la guarda per un secondo negli occhi e poi si distanzia un pochino per lasciarle il suo spazio «sono contento tu sia venuta…» sono le poche parole che sempre tremolanti gli escono dalla sua bocca, non per il freddo, quello ormai non lo sente più, ma per l’agitazione «… avevo bisogno di parlarti, e volevo farlo… beh… da soli ecco…» prende fiato, sembra che qualcuno abbia tolto tutto l’ossigeno dalla terra.
Inevitabilmente un sopracciglio si alza a sentir quel soprannome perché lui non l’ha mai chiamata così ma non dice niente, abbozzando solo un cenno del capo quasi come se volesse ricambiare il saluto senza scomodare le parole. Osserva quel sorriso e probabilmente anche il lieve rossore sul suo viso ma niente di tutto ciò scalfisce l’espressione piatta che ha sul viso. Solo il passo un po’ troppo lungo di Chris la smuove, facendola indietreggiare di un mezzo passo perché ha decisamente bisogno del suo spazio. «Non nego a nessuno la possibilità di parlarmi» Al contrario del Serpeverde, non si mostra affatto agitata ma rimane completamente distaccata da lui e quasi anche dalle parole che l’altro le rivolge. «Beh, sono qui» invitandolo sottilmente a parlare visto che sono lì per questo ma nonostante quelle tre parole non lo incalza, semplicemente aspetta.
«Beh..» abbassando leggermente il capo e lo sguardo «innanzitutto devo chiederti scusa, mi sono allontanato da te e per nessun motivo apparente… non so nemmeno io spiegarti il perché… credo solo di essermi spaventato da un tipo d sentimento che forse era più grande di me, qualcosa che non avevo mai provato» si azzittisce un secondo guardandola come a cercare di captare qualcosa «non credo ci siano parole per descrivere quanto il mio comportamento non sia stato corretto nei tuoi confronti e poi per cosa?» si gira leggermente a sinistra verso il cornicione sbattendo le mani su di esso mentre la neve poggiata sopra fa un balzo cadendo dallo stesso «per perderti senza motivo» abbassa il capo nella direzione opposta a quella di Cornelia come a nascondersi, si volta quindi di nuovo verso di lei avvicinandosi leggermente, la guada dritta negli occhi, i suoi sono lucidi «Harris» (...) «non voglio perderti…» un secondo di silenzio «non posso perderti…» … «tu sei … meravigliosa» la bocca gli si riempie mentre pronuncia quella parola «e sei.. bellissima…» le dice portando la sua mano ad una ciocca di capelli di Cornelia e sistemandogliela dietro all’orecchio.
Le sue scuse non causano in lei grandi reazioni sebbene finisca a mordicchiarsi l’interno della guancia «Sai Christian» usa volutamente il nome intero per creare una certa distanza tra loro «Io le scuse le posso anche accettare ma non cambia tutto il resto» ed esita un attimo prima di continuare «Avevi mille opzioni ed hai scelto la peggiore, ti sei allontanato senza motivo e soprattutto senza nemmeno mezza spiegazione» dice la sua, non si trattiene affatto ma il tono resta assolutamente controllato «Ed io ho provato, non ho lasciato perdere alla prima ma davanti a me c’era un muro e quasi sembravo io ad essermi immaginata cose» e ‘sta volta il tono le esce vagamente ironico ma un attimo dopo è già tornato quello di sempre. «Ti ci sono voluti quasi quattro mesi per capirlo?» Quando usa il cognome è lei ad essere presa alla sprovvista e la mascella le si indurisce appena «Non credi che sia già successo?» domanda ‘sta volta si aspetta davvero una risposta ma comunque procede nel suo chiedere «Non credi sia decisamente tardi?» il secondo interrogativo è decisamente più retorico. Della sfilza di complimenti non sembra essere lusingata, lo guarda solamente mentre il sopracciglio destro si alza appena quasi come se gli stesse chiedendo se è serio. Ma è quando l’altro prova a sistemargli una ciocca dietro l’orecchio che reagisce per la prima volta, scostando il viso dalla sua mano e impedendogli, di fatto, quel gesto. Indietreggia appena «Christian, per favore» moderata nel chiedere ma non per questo meno categorica perché con lui quella confidenza è svanita mesi fa.
«tu non puoi pensarlo davvero?» gli esce con la voce rotta e gli occhi lucidi quasi in lacrime mentre la mano in aria si abbassa lentamente «ho sbagliato lo so, ma dammi la possibilità di rimediare» prende fiato mentre una lacrima gli attraverso la guancia. «tu sei tutto ciò di più bello che c’è in me… tu tiri fuori la parte migliore di me» enfatizza la parola “migliore” mentre la dice nel frattempo gesticola con le mani «lo vedi come sono, lo vedi … con te è diverso, sei l’unica in grado di calmarmi, sei l’unica in grado di farmi ragionare» le mani rallentano, la sinistra si abbassa mentre la destra si alza leggermente verso di lei «tu sei la mia luce nell’oscurità…» le dice mentre un’atra lacrima gli accarezza il volto «non andartene» la voce è soffocata, le parole non bastano e lei probabilmente non attenderà ancora molto prima di andarsene… la mano verso di lei afferra quella di Cornelia e con non troppa forza la tirerebbe verso di se, e non esiterebbe un attimo a far si che le sue labbra incontrassero quelle della corvina, mente ancora una lacrima scenderebbe sulla guancia bagnando anche quella di Cornelia.
«Non funziona così» riguardo alla possibilità «Non puoi fare quello che vuoi e poi tornare, scusarti e allora tutto torna come prima» nuovamente con quel tono moderato «Non potrebbe essere così nemmeno se lo volessi» e sottilmente gli sta pure dicendo che tra le altre cose lei non vuole tornare a quelli che erano prima. «Non devo essere io la tua parte migliore» seria nel dirlo, cercando pure i suoi occhi «Sei tu che devi esserlo, provarci e smettere di comportarti come un ragazzino maleducato» ed è la prima volta che quella patina d’indifferenza lascia le sue parole. La frase da ciccocalderoni Perugina (?) riguardo a lei come la sua luce nell’oscurità le fa uscire uno spontaneo «Per Cosetta, Christian» vagamente sconvolta «Possiamo essere compagni di classe» commenta «Smettere d’ignorarci» che sarebbe comunque molto di più rispetto al rapporto che hanno adesso. Ma ha appena pronunciato quelle parole quando l’altro afferra la sua mano e non ha i riflessi abbastanza pronti per divincolarsi da quella stretta almeno fin quando quello non si avvicina decisamente troppo alle sue labbra ed è quindi con un colpo secco che la sua mano sfugge da quella altrui e lei compie un balzo all’indietro. «CHRISTIAN» ed è la prima volta che la voce le si alza «Vedi?» arrabbiata anche se cerca velocemente di ricomporsi «A te interessa solo quello che vuoi tu, non ascolti, non rispetti gli altri…» un elenco dei difetti altrui «Te l’ho detto un attimo fa» riferendosi alla reazione al suo tentativo di spostarle una ciocca «Ma a te non interessa» lo ripete con grande sicurezza «A te andava di baciarmi e allora al gramo quello che penso e voglio io, no?» retorica mentre lo sguardo si fa ancora più duro e la braccia si stringono al petto.
«Non è così…» gli risponde lui alzando leggermente il tono di voce mentre le lacrime che fino a quel momento ha trattenuto escono una dopo l’altra bagnandogli volto «io ho interesse solo per quello che vuoi tu… come puoi non capire quanto ti amo» silenzio. Gli occhi sono sbarrati e lucidi mentre gli escono quelle parole dalla bocca, lo ha detto davvero.
«Ah no?» replica alzando pure il sopracciglio destro in attesa di una spiegazione perché sarebbe proprio curiosa di ascoltarlo. Non che ci speri troppo comunque. Lui le piange davanti e lei invece che intenerirsi s’irrigidisce terribilmente mentre le braccia si stringono al petto con più forza ma è forse la frase successiva che la lascia completamente senza parole. La bocca si schiude in una “o” di sorpresa mentre le palpebre sbatacchiano con fare palesemente sconvolto pur non spostandosi mai dal viso del ragazzo. Lei comunque, in un primo momento, tace e non fa niente per colmare quel silenzio imbarazzante che si è creato.
«No, non mi ami» sentenzia infine, con tono duro «Probabilmente non sai nemmeno che cosa significhi» e nemmeno lei perché sono piccoli ancora «Mi sembri più un bambino a cui hanno tolto il gioco e adesso lo rivuole ad ogni costo» ed è chiaro che quella sia una metafora «Saresti disposto a tutto per riaverlo ma non perché t’interessa davvero del gioco ma perché hai deciso che lo vuoi e basta»
Il volto che non lascia trasparire niente e la voce che è tornata neutra, come se stesse costatando solo un dato di fatto. Un attimo ancora e poi muove due passi all’indietro «Io rientro» perché per lei la conversazione può dirsi conclusa. E se non fermata, muoverebbe il capo in un cenno di saluto e girerebbe i tacchi, dirigendosi a grandi passi verso il Castello.
Le parole di Cornelia sono sempre più affilate, paragonare il suo sentimento ad un bambino viziato, questo è troppo anche per lui «come puoi dire che non ti amo, che ne sai tu di quello che provo tutti i giorni guardandoti entrare in aula o vedendoti passare per i corridoi» si ferma un secondo a prendere respiro, il tono è sempre elevato «credevo fossi diversa, io una seconda possibilità te l’avrei data» ed è in quel momento che lo sguardo di Christian cambia, le lacrime smettono di scendere, mentre la ferita si apre sempre più nel suo petto si volta lentamente dandole le spalle. Sente la voce di Cornelia dirgli che rientra al castello ma lui non si muove di li, non fa un cenno, un movimento, niente, rimane impassibile.